10 anni fa

Deserto è questo cimitero, deserta è questa città, sommerso dall’afa e dai ricordi di dieci anni fa.
Sotto al diluvio e saette di fulmini, la corsa contro il tempo, la finestra spalancata della tua stanza, l’incredulità, un mondo spazzato via, tra le urla strazianti e disperazione di chi non potrà mai accettare la tua morte ingiusta. Occhi smarriti, illusioni devastate, un’alba diversa, piena di odio, rabbia e rancore.
L’addio a te, all’amore, allo Studio di famiglia. Il mio viaggio più grande è stato questo, con questa atrocità del vivere nell’incomprensione, con l’obbligo però di dover al contrario comprendere il prossimo e tollerare le sue banali illusioni sul mio conto. Nessuno spazio per sfoghi, esternazioni, faccia a faccia, perché non ce lo possiamo permettere, perché ci son cose più importanti da affrontare all’orizzonte e perché molte persone sono troppo fragili ed ingenue. E poi l’inconscio, quello che io chiamo terzo volto dell’umanità. Puoi fare milioni di viaggi, conoscere migliaia di persone o avere risorse culturali infinite, ma il suo mondo è il più vasto quanto inesplorato da noi stessi, capace di cambiarci da un giorno all’altro. Fa paura. L’ho conosciuto nei giorni più bui e anche quando c’è stata giustizia divina.
Morto l’assassino, giorno di felicità per me. Ho potuto riaprire le finestre della mia casa, anche se piena di macerie.
Il mondo di oggi è diverso. Continuo a fare i conti con una società che non guarda in faccia nessuno, troppo presa da se stessa, dai suoi selfie, dal suo continuo auto-incensarsi in ogni genere di azione quotidiana, anche la più stupida. Una società attaccata da un ossessivo contatto fatto di messaggi frammentati sui telefoni, dove non c’è più spazio per un pensiero profondo. Ci ho praticamente scritto una tesi di laurea perché ho sempre ritenuto che i messaggi scritti a penna siano il più grande regalo che una persona possa dare al prossimo. Abbiamo il compito di tutelare la nostra memoria, di scriverla. Abbiamo l’obbligo di combattere quel dannato istinto di trovare soluzioni semplificate ai danni della semantica, quella che rende i nostri rapporti dotati di senso.
Ti ho portato un girasole. Basta coi soliti mazzi, che tra l’altro non ti piacciono. Questo girasole era sbocciato in un vaso per caso. A buttare il seme credo che sia stato il pappagallo che proprio TU hai regalato a mamma. L’ho respirato per qualche istante, giusto per riportarmi a dieci anni fa, al mio venticinquesimo compleanno, quando una donna che non ho mai potuto amare, mi fece un’insolita sorpresa spedendomi a casa un mazzo di fiori con un bellissimo girasole dominante. Fu uno dei più bei regali che abbia mai ricevuto. Mi strappò un sorriso, uno dei pochi in un giorno pieno di emozioni strane, dove la tua mancanza è stata senza dubbio devastante. Tutti hanno provato a far qualcosa, con tanto di festa a sorpresa. La loro speranza era quella di vedermi uscire dal tunnel, magari tornando ad essere come prima. Ma non è stato così. La tua scomparsa mi ha cambiato. La tragedia mi ha distrutto. Non ho mai perdonato chi t’ha ammazzato, di conseguenza di quello che subivo dagli altri non me ne importava più di tanto. Non sono più riuscito ad amare nessuno veramente.
La vita è strana. Non so cosa sarò tra altri dieci anni. Non mi immaginavo così oggi. Da bimbo ero convinto che oggi ci saremmo stati tutti e magari avrei potuto scocciarti a modo mio affidandoti magari i pargoli perché sapevo che avrei potuto contare sempre su te. Purtroppo la realtà odierna non è stata proprio come credevo. Sono alle prese con un pianeta sordo, cieco, pieno di egoisti, raccomandati, lagnosi e ciarlatani, tanto che la gran parte delle soddisfazioni continuo a coltivarle da solo. Si va avanti, come tu mi hai chiesto espressamente in un sogno, ma ho imparato a non pronosticare più il futuro, così come non mi illudo più della gente e delle loro belle parole. Vivo alla giornata, con l’unico obiettivo di migliorare e di insistere. Era quello che tu mi ripetevi urlando a bordo-campo quando mi trovavo ad inseguire gli avversari. In fin dei conti, non saprei quale altro valore avrebbe la vita se non quello di raggiungere più traguardi possibili. Ci si prova sempre, con te sempre presente nel mio cuore e perdonami se qualche volta cade qualche lacrima: la corazza non sarà mai sufficientemente forte per sopportare la tua mancanza.
Ciao pà.

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.