Anche io dico: #CoglioneNO!

Ottima iniziativa portata avanti da questi tre ragazzi che segnalo e linko con molto piacere: clicca qui.

Riporto:

«#coglioneNo è la reazione di una generazione di creativi alle mail non lette, a quelle lette e non risposte e a quelle risposte da stronzi. È la reazione alla svalutazione di queste professionalità anche per colpa di chi accetta di fornire servizi creativi in cambio di visibilità o per inseguire uno status symbol.

È la reazione a offerte di lavoro gratis perché ci dobbiamo fare il portfolio, perché tanto siamo giovani, perché tanto non è un lavoro, è un divertimento.Questo gennaio ZERO vuole unire le voci dei tanti che se lo sentono dire ogni volta. Vogliamo ricordare a tutti che siamo giovani, siamo freelance, siamo creativi ma siamo lavoratori, mica coglioni. Seguici su Fb, spargi la voce e fai sentire la tua.»

 


Il lavoro gratis è una patologia tutta italiana che coinvolge tutti quei giovani con poco curriculum alle spalle, l’apprendistato e tutti quelli che lavorano nel campo creativo. Ma la lista potrebbe aumentare se uno considerasse anche quei professionisti che per un minimo di tempo impegnato, ad esempio per le consulenze, spesso non vedono manco un euro.
Ma il male di chi è? Per me ogni categoria ha nella fattispecie un suo sintomo: ad esempio tra i giuristi, il praticantato è un periodo di due anni che riguarda per la gran parte degli aspiranti uno sfruttamento. Lo stesso discorso lo si può dire per i giornalisti e pubblicisti.
Poi c’è tutto il mondo creativo, che dai pittori fino ad arrivare ai doppiatori, vivono col cappio al collo da diversi anni a causa di un mercato che vede sempre più spesso gli aspiranti lavorare gratis, al solo scopo di apparire tra i titoli di coda <<perché fa curriculum>>. Titoli che, sia ben chiaro, critica a parte, nessun altro andrà mai a vedere.

Personalmente parlando sono tra quelli che ha subito ogni genere di richieste. Ho rifiutato (me lo son potuto permettere) svariate opportunità “aggratis”, proprio perché penso che senza un pagamento effettivo, la mia esperienza lavorativa in un campo potrebbe non avere riscontri in futuro e quindi passerei per uno che racconta cavolate. Inoltre non risulterei manco allo Stato e questo non fa affatto curriculum! Per questo, ringrazierò sempre mio padre per quel minimo di conoscenze che mi ha insegnato in ambito legale e che mi permettono di anticipare certe fregature nascoste nelle proposte di lavoro. Non parliamo poi delle collaborazioni per alcune testate sempre “aggratise” per fare esperienza. Nella mia totale ignoranza, ho fatto del male al mercato stesso dei giornalisti: ma come posso fare altrimenti per dare sto benedetto esame di Stato? Niente, ho rinunciato direttamente a questa assurda forma di schiavitù e ho riposto nel cassetto un grande sogno che avevo fin da piccolo: fare il giornalista sportivo. Poi, c’è anche da dire che oggigiorno il giornalismo non passa tempi straordinari e se non hai i calci a dovere, il posto garantito, con un minimo stipendio, di questi tempi è difficile a vedersi. L’unico giornale che mi pagava, tanto per dire, mi dava 3 euro ad articolo massimo, giustificandosi che ci dava l’opportunità. Tralascio le mie considerazioni perché tanto ha fallito, a dimostrazione che un Dio esiste da qualche parte.

Ma le telenovele delle prese per i fondelli non finisce qui: numerose sono state le proposte senza esser pagato per fare book fotografici o siti perché comunque <<fanno curriculum>>. La mia ormai nota esperienza nel campo sa benissimo che dietro ci sono ore e ore di sbattimento e di impegno, sia per quanto riguarda le foto che per i siti, ergo non esistono cose che si fanno gratis.
Molti, dietro a queste proposte, si giustificano sostenendo che non c’hanno soldi, che vivono nella miseria o che lo Stato li sta massacrando di tasse: il punto di svolta finisce nella migliore delle ipotesi con un ridicolo pagamento in nero, che vi dico… tra poco è meglio la busta del compleanno di mia madre!
Quelli che ricevono non solo un no ma anche un secco vaffanculo, son quelli che ti promettono visibilità. Ebbene sì, esiste anche questa categoria di bugiardi.

Ad ogni modo, esperienza a parte, il problema non è soltanto la crisi come molti credono. Il problema è un insieme di credenze che regnano sovrane nel nostro paese soprattutto. In Germania, qualunque opportunità lavorativa si traduce in denaro. Qui una cosa del genere è miracolo se si avverasse dopo sei mesi di esperienza lavorativa perché nella migliore delle ipotesi i datori di lavoro ti dicono ciao e forse grazie. E tu, da bravo illuso, te la sei presa in quel bel posticino…
Questa mentalità orribile è una patologia tutta italiana – lo ripeterò fino alla morte – trasmessa dalle vecchie generazioni che si difendono nella piena ignoranza o astuzia, sostenendo di aver iniziato così anche loro. Se queste persone mi dicono ciò, allora devo pensare che il male di quest’economia sono proprio loro che agendo in questa maniera hanno distrutto il mercato e la competitività. Ogni lavoro gratis si traduce per un altro come un’opportunità di guadagno in meno. La cultura del lavoro, in Italia quasi del tutto inesistente, dovrebbe obbligare a tutti di dare qualcosa a chi fa una prestazione lavorativa di qualsiasi genere.
La televisione e i mass media in generale sbagliano a puntare il dito solo su un discorso di crisi: c’è anche questa pessima abitudine di non voler pagare perché fa esperienza o fa curriculum. Questo fa male a tutto il mercato. E’ un virus nocivo, mortale e devastante per l’intera collettività e l’unico antidoto a questa grave patologia, secondo il mio punto di vista, è di rispondere NO, NO E NO, perché la colpa è anche nostra che accettiamo di entrare nel mercato come degli schiavi.
Se rifiutassimo offerte del genere e la piantassimo di illuderci dietro alle solite promesse, forse il mercato tornerebbe a girare e soprattutto riusciremmo a trovare una benedetta dignità nel nostro lavoro, perché poi c’è quell’altro discorso vergognoso sugli stipendi definiti “dignitosi” (così definiti dai nostri stessi politici), partendo da 800 euro netti al mese: a Roma ti ci pulisci il culo (passatemi il francesismo), se devi farti una vita autonoma!
Credo proprio che un esame di coscienza ce lo dovremmo fare tutti e prenderci meno per il sedere, che sarebbe il caso.
Da questa mia considerazione, è abbastanza ovvio che possa approvare a pieni voti quest’iniziativa e ribadire con piacere nel mio spazio: #coglioneNO!

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.