Bentornato Ranieri

Claudio Ranieri è il nuovo allenatore della Roma. Per ora sarà il traghettatore fino a fine stagione. Senza pretese o chissà cosa, Claudio ha deciso di accettare la panchina della Roma per provare di tutto a salvarla da una stagione a dir poco pietosa. Una scelta quindi di cuore, dettata da un attaccamento indissolubile. Di questo gli vanno enormi riconoscenze. Si parla sempre dell’allenatore che ha compiuto il miracolo Leicester e che avrebbe potuto avere delle pretese ben diverse, come invece le hanno avute allenatori di minore spessore, quando son stati contattati.
Il suo arrivo è avvenuto dopo una giornata piena di colpi di scena: prima l’esonero di Di Francesco e poi di Monchi.
Due paroline da spendere per ciascuno.
A EDF lo ringrazierò comunque per il traguardo della semifinale di UCL. Pur essendo solo un piazzamento, è stato un cammino entusiasmante, fatto di sorprese incredibili. Avrei voluto passare quelle notti allo stadio, ma ahimè non sono mai riuscito a prendere un biglietto, non avendo fatto l’abbonamento. Resta comunque il tanto di cappello ad esser arrivato fin lassù.
Per quanto concerne il resto, non mi è mai piaciuto il suo gioco e sui social (Twitter tra tutti) non l’ho mai nascosto. Ho un po’ l’allergia al 4-3-3, modulo che a mio parere se lo possono permettere poche squadre al mondo. La nostra squadra, soprattutto in questa stagione, non mi sembrava proprio idonea, anzi mi schiero con chi la vedeva più adatta col 4-2-3-1.
Se il modulo non mi è a genio, lo sono altrettanto i tanti giocatori adattati. Numerosi quelli da menzionare: Florenzi, che non è un terzino, da anni va a colmare un buco grosso come una casa per colpa della proprietà che non ha mai saputo trovare un rimpiazzo adeguato. Si pensava a Karsdorp, ma i suoi continui infortuni ne hanno limitato la sua presenza. Sta di fatto che la retrovia di destra sono anni che patisce l’assenza di giocatori di ruolo. Poi è il turno dei centrali difensivi: sì, svolgono il loro ruolo, ma rispettare la linea alta è roba da giocatori non solo veloci ma anche tattici. Le squadre più quotate che adottano questo modulo, hanno dei centrali che fanno anche da registi aggiunti. Da noi sarebbe Fazio, che però non è un difensore veloce ed è stato spesso vittima di imbucate clamorose. Nell’ultimo anno, tra l’altro, troppe disattenzioni che probabilmente gli costeranno la permanenza a Roma. Non da meno è Marcano, al quale si possono fare le stesse considerazioni. Poi c’è JJ, Juan Jesus, che al contrario di questi, non ha piedi buoni. Pretendere gioco da lui e Manolas è come pretendere di toccare una stella. E allora ci si affida a De Rossi, forse l’unico elemento che fa il “quinto” aggiunto nelle retrovie, ma resta il fatto che non sia propriamente un regista e poi in questa stagione è stato spesso in infermeria, dunque le sue numerose assenze sono state pesanti quanto un meteorite. L’ultima carta, dunque, è il terzino sinistro, Kolarov, l’unico coi piedi buoni, capace di difendere e per l’appunto di fare anche il “regista aggiunto”. E’ di fatto l’unico acquisto da 10 e lode nella gestione di Monchi (che poi sia stato scoperto da Sabatini dieci anni fa, questo è altra storia). La sua alternativa non esiste, o meglio potrebbero esserlo Jesus o Marcano, che però sono l’opposto di questo ragazzo. Ci sarebbe, anzi c’era, Luca Pellegrini, ma inspiegabilmente è stato spedito a Cagliari a farsi le ossa: giocatore coi piedi buoni, ma acerbo e tatticamente ancora parecchio indietro rispetto agli altri. Resta però il fatto che come alternativa era il migliore, quindi pensate a che livelli erano i due centrali messi come terzini.
Poi c’è il centrocampo che quest’anno non solo è stato indebolito, ma anche rimpiazzato da giocatori inadeguati per il ruolo. Qui pesa la responsabilità di Monchi: Nzonzi e Pastore sono stati portati per sostituire Strootman e Nainggolan, perni centrali in campo, colonne nello spogliatoio. Cederli tutti e due, nella stessa stagione, vuol dire due cose: avere coraggio e dare un messaggio chiaro a tutti, ossia che lui non ha trattamenti speciali per nessuno, nemmeno per i veterani. E’ stata una mossa azzeccata? Era necessaria? Direi proprio di no: Nzonzi, pagato la bellezza di 30 mln, a differenza di Strootman, gioca quasi sempre per vie diagonali. Non verticalizza mai, non si inserisce negli spazi e in quanto a velocità risulta persino peggiore dell’olandese. Le personalità, messe a confronto, evidenziano un abisso a favore dell’olandese. Pastore, pagato 24 mln e in confronto a Nainggolan, è trequartista, non possiede forza, capacità di inserimento, velocità e non ha nemmeno un carattere da leader.
Qui alla Roma, praticamente, dovrebbe fare l’esatto opposto e addirittura garantire una continuità che in carriera stessa non ha mai avuto. La differenza tra i due, dunque, resta abissale. Credo che per la critica (non solo romana) Pastore sarà considerato uno dei più grandi flop della gestione americana. Resta dunque Cristante, ma come ogni giovane, va aspettato. Infatti non sono state poche le sue difficoltà nell’adattarsi nel centrocampo di Eusebio poiché schierato spesso come mediano.
Poi c’è Coric che però non è mai stato schierato. Infine Zaniolo, l’unica nota positiva di questa stagione, assieme a Pellegrini (già allievo di Di Francesco ancor prima del suo ritorno a Roma), centrocampisti offensivi, visti spesso spostati come esterni offensivi di destra per colmare il vuoto lasciato da Under, fermo ormai in infermeria da mesi. Il vuoto lasciato a destra resterà un’altra questione incomprensibile, oltre che scandalosa, della gestione di Monchi, che dopo aver fatto i quattrini con la cessione di Salah, non ha mai saputo rimpiazzarlo con un giocatore del suo stesso livello o comunque già preparato per i grandi palcoscenici Non me ne voglia Under, ma è giovane ed è giusto che abbia i suoi tempi di crescita.

Tutta questa grande parentesi in realtà vuol chiarire le responsabilità che non possono esser attribuibili soltanto all’allenatore, ma anche al D.S. di Siviglia, Monchi. Questa stagione – credo – rimarrà tra le più incomprensibili.
Per una volta che la Roma era riuscita ad affacciarsi nell’élite europea (con la squadra costruita per 9/11 da Sabatini), si è deciso clamorosamente di rivoluzionarla quando sarebbe bastato qualche ritocchino per darle un assetto più robusto e più adatto al modulo molto dispendioso di EDF. E’ una conseguenza se il gioco è sempre stato poco convincente e praticamente mai decollato. E’ anche vero che le scelte dei giocatori si fanno anche a tavolino e se questi giocatori hanno avuto il benestare dell’allenatore, allora c’è anche la sua responsabilità.

Chiudo questo post ritenendo una follia esonerare Eusebio a 10 partite dalla fine del campionato, che possa essere simpatico o meno. Da ritenersi quasi un suicidio ed è vergognoso anche che un DS abbandoni “la nave” ancor prima che termini il campionato. Ma la proprietà dove sta? A me pare evidente che ci sia un vuoto clamoroso tra gli uffici di Trigoria e lo staff tecnico, che andrebbe colmato.

Ci ritroviamo, dunque, Claudio Ranieri, a cui è affidata una squadra malconcia, uscita dalla UCL e travolta nel derby dalla Lazio per 3-0. Dovrà affrontare l’Empoli senza diversi titolari e nel suo cammino avrà ben tre partitacce sulla carta: Napoli e Juve in casa, Inter in trasferta. Dei 36 punti ancora a disposizione, ben 9 passano in scontri con le big. Con una partita in più a nostra disposizione, stiamo a -6 dall’Inter e -7 dal Milan. E’ d’obbligo ormai vincere quasi tutte le partite, altrimenti anche l’obiettivo minimo, quello di entrare in CHL, fallirà. Tocca sperare nella grande esperienza del Mister, perché altrimenti son dolori.
Forza Ranieri e forza Roma, oggi più che mai!

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.