Google Plus chiude

Google annuncia la cessazione del suo servizio social Google Plus, previsto per Agosto 2019. Rilasciato ben sette anni fa sulle ceneri dello sperimentale Google Buzz, Google + era visto dagli addetti e la stampa come un servizio social in grado di soppiantare l’egemonia di Facebook e di rivoluzionare l’era dei social networks, sfruttando l’interazione dei molteplici servizi Google come Youtube, Picasa, Gmail, Drive, Maps, ecc.
Le cose non sono andate come qualcuno invece credeva: già dopo tre anni iniziavano a girare rumors che davano Google + prossimo alla chiusura. In realtà Google puntava molto sul suo servizio social, tanto da renderlo centrale sui suoi dispositivi mobili, targati Android. Non è bastato però tutto ciò. Sono molteplici le motivazioni per cui gli utenti non si sarebbero “affezionati” e lo dimostrano i dati in cui si rivela che la media di utilizzo sia a soli 5″ per utente: della serie, entro ed esco.  Troppo poco perché questo social potesse diventare appetibile anche agli inserzionisti.
Una delle più grandi motivazioni di questo fallimento è la bassa competitività rispetto al più maturo e fruibile Facebook, che detiene incontrastato da oltre un decennio il monopolio del mercato dei social.
Secondo, altro dato fuori discussione è la scarsa intuitività del prodotto. Come già scritto quattro anni fa, gran parte della popolazione di Google Plus era inanimata e composta da utenti iscritti ad altri servizi, targati sempre Google, che si son ritrovati da un giorno all’altro con una piattaforma in più da amministrare. A molti, questo, è parso più un tentativo di  violare la privacy che ad una vera e propria estensione di attività sociali. Attività stesse che poi, nel tempo, sono migrate in gran parte nelle app degli smartphone e tablet, rendendo quindi più complessa la struttura. Google non ha mai pensato di creare un’applicazione unica in grado di svolgere molteplici attività, quindi di fatto l’utente Google + doveva gestire più applicazioni. Insomma, un modo diverso e complesso di gestire le proprie attività che non sposano completamente le caratteristiche degli utenti mobile.
Altro dato discutibile è la poca apertura verso le attività social esterne, cosa che al contrario accettano di buon grado, seppur con qualche limitazione, i suoi antagonisti Facebook e Twitter.
Come se non bastasse, non vanno trascurate anche le poche risorse messe a disposizione negli ultimi anni per la crescita di  questo social, decretandone in qualche modo la condanna a morte. A chiudere definitivamente il cerchio, poi, la recente scoperta di una vulnerabilità nella piattaforma, che aveva il potenziale di esporre al furto i dati riservati di un qualcosa come cinquecentomila utenti.

Gli unici aspetti positivi di Google + erano le community, servizio incluso che portava un briciolo di interazione tra gli utenti, restituendo quel poco di social che a stento si vedeva nelle attività dei profili stessi, gran parte dei quali privi di vita.
L’altra nota positiva e forse l’unica di successo sono i profili aziendali, che non a caso saranno gli unici a rimanere in vita.
Assieme a questo triste e doloroso annuncio, Google comunque ha promesso un rafforzamento sulla sicurezza dell’intera infrastruttura di interscambio tra i propri servizi e le app di sviluppatori terzi, limitando l’accesso a Gmail e ai servizi degli smartphone Android (chiamate e messaggi). Una promessa più che altro doverosa, alla luce di quanto accaduto recentemente.

A questo punto ci si chiede se ci sarà un erede di Google Plus. Per ora, la sua esistenza sarà confinata ai soli profili aziendali – come scritto precedentemente -, che sono gli unici ad aver realmente beneficiato del servizio grazie alla visibilità garantita nei motori di ricerca. Tenendo poi conto degli ultimi movimenti e dell’accanita concorrenza, non è azzardato ipotizzare che Google tenderà a concentrare maggiormente le proprie risorse sul cloud, il campo multimediale (Youtube su tutti) e Android, con Google Cardboard (app dedicate alla realtà virtuale) in prima fila.

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.