Compiuto il bis con la We Run Rome 2014!

Rieccoci alla We Run Rome 2014, seconda edizione per me, e quest’anno più gelida che mai.
Arrivato verso le 14.15 sul posto e parcheggiato nei dintorni del Circo Massimo, vengo accolto da un freddo mortale che mi ha praticamente obbligato a riscaldarmi sin da subito con una corsetta fino agli stand della gara, situati allo stadio delle Terme di Caracalla. Ho trovato un oceano di gente, molti dei quali già pronti ai nastri di partenza. Quest’anno gli iscritti alla corsa, circa cinquemila, hanno indossato una maglia giallo fluo, griffata nike, decisamente più bella della edizione precedente. Di mio, avevo addosso ben tre strati di indumenti, uno zuccotto e degli occhiali da sole, tutto per affrontare soffrendo il meno possibile il vento gelido. C’erano infatti solo 3° ed era piuttosto ventoso.
Condizione personale non propriamente ideale: ho ripreso a correre da un mese e il mio passo non va al di sotto dei 5’30. Tempi prefissati per questi 10k son dunque minimo sui 55′. Durante gli esercizi di riscaldamento, mi son fatto un paio di selfie (personalmente sono venuto osceno) per immortalare i momenti prima della partenza. Come l’anno scorso, anche qui non ho trovato dei gabinetti. Gli unici esistenti erano al Circo Massimo, allestiti per il concertone di Capodanno e non per la competizione: una nota dolente che ha spinto molti atleti a cercare lontano da occhi indiscreti cespugli o alberi per urinare. Non mi è stato possibile valutare i guardaroba presenti perché a questo giro, memore dell’esperienza vissuta l’anno scorso, ho lasciato tutto in auto.


IMG_2659[1]Ma passiamo alla corsa. Una voce da lontano inizia il countdown: “three, two, one, go!”. Si sente un’ovazione dalle prime file e gradualmente il carnaio di gente parte. Passeranno la bellezza di quaranta secondi prima che io passi il nastro di partenza. Stavolta non spingo e tengo il freno a mano tirato per risparmiare buona parte delle mie precarie energie nel tratto più tosto, previsto al quarto chilometro. C’è una bolgia di gente e non sono mancati quelli chi ti passano da dietro nemmeno fossero centometristi, dandoti spallate qua e là per farsi spazio inutilmente: un comportamento orrendo e antisportivo. La folla di runners che mi precede non permette né di gestire i miei ritmi ideali e né di guardare per terra, perché è bene sapere che questo chilometro viene percorso interamente sui temuti sampietrini, quindi per evitare di farmi male ho percorso quasi un intero chilometro sulle parti più esterne, marciapiedi compresi.
La prima leggera salita, di almeno 400 m, è quella della Via del Teatro di Marcello, al 1°km: leggera pendenza, ma non impegnativa se si è un minimo allenati. E’ stata comunque sufficiente per placare gli scatenati finti-centometristi. Poi si passa nella sempre bellissima Piazza Venezia e poi Via del Corso, in mezzo ad una folla che ti incita e i bambini che con le manine cercano di darti il cinque. Momenti emozionanti. Meno bello, invece, è vedere che in questo punto c’erano pedoni che attraversavano la strada provocando rallentamenti bruschi o persino interruzioni (ho visto una donna ostacolare un’atleta attraversando a bordo di una bicicletta)!
Via Del Corso comprende tutto il secondo chilometro e terzo chilometro. In questo frangente mi è sembrato comunque di vedere tante persone iniziare a rallentare, forse consci della vicinanza del punto più critico: la salita del Pincio (4°km). Rispetto all’edizione scorsa, stavolta la salita inizia dal lato di Via del Babbuino e si affrontano 4 tornanti per una lunghezza complessiva di 500 metri fino al parco. Altra differenza notata era l’assenza delle ballerine brasiliane che l’anno scorso ci incitavano a ritmo di samba, a metà salita. Siamo ad una pendenza di oltre il 5% ed è stata più che sufficiente per vedere parecchi runners in difficoltà: c’è chi si è persino ritirato e tornava giù, chi camminava, chi fingeva le proprie difficoltà fermandosi per allacciare le proprie scarpe e chi invece rallentava per aspettare qualcuno (amico fantasma?) rimasto indietro. Ad ogni modo, di questo momento, ho ancora impresso nella mente l’immagine del cordone umano vestito di giallo che colorava Piazza del Popolo. Un paesaggio inedito quanto spettacolare, che è riuscito a distrarre per qualche istante il mio occhio dalle fatiche di questa salita che è stata lenta, faticosa, fatta di passi molto brevi, ma comunque già preparata e quindi non massacrante come invece lo era stata nella edizione precedente. Trovo davanti a me una moretta notevole, indossante un giubbino sportivo bianco e cappellino rosso, con un ritmo pari al mio, così decido di starle dietro per tutta la tratta del parco: gli occhi tuttora ringraziano.
Al quinto chilometro, nel cuore di Villa Borghese, ci si accinge ad affrontare la seconda salita, meno impegnativa di quella del Pincio e anche qui ho visto gente cedere il passo. Superato anche il suddetto tratto, lungo circa 400-500 metri, si giunge a Via Veneto : qui prevedevo di aumentare i ritmi, quindi decido di abbandonare la scia della moretta e aumentare il passo, ma succede quello che non potevo mai immaginare: fitte improvvise all’addome! Sono costretto quindi a rallentare e ad affrontare la discesa col fiato tirato e busto piegato parecchio avanti per sentire meno fastidio. Con la coda dell’occhio noto di essere recuperato da chi avevo lasciato dietro sul parco, moretta compresa e proprio al sesto chilometro mi rendo conto di dover abbandonare le speranze di tenermi sui 55′. Tale condizione è dovuta, con molta probabilità, ad un allenamento che non ha mai trovato una giusta continuità. Solo a Via del Tritone inizio a riprendermi, ma nei pressi del Traforo Umberto I succede l’inimmaginabile: non so chi abbia gestito l’organizzazione, ma la galleria era totalmente buia e c’erano parecchie auto in coda, col motore acceso, che riempivano l’aria gelida di smog. Una cosa improponibile per una corsa! Ho respirato il peggiore schifo, qualcuno era andato in difficoltà e tossiva e qualcun altro è persino caduto per terra a causa della presenza di olio per terra. Ho tentato di respirare il meno possibile, rallentando nuovamente il passo. Ero avvelenato in tutti i sensi. Usciti da quell’incubo lungo circa 370m (cioè quasi un giro di pista olimpionica in una camera a gas), ci si accinge ad affrontare il settimo chilometro percorrendo un pezzo di Via Nazionale e subito dopo virando a sinistra, a Via dei Serpenti, tratto stradale lungo quasi un chilometro, dove inizia un’altra discesa che per molti runners sarà motivo valido per alzare nuovamente i ritmi. Per me è l’occasione buona per riprendere parte dell’ossigeno andato perduto dentro a quella maledettissima ed inquinata galleria. L’altra metà della via, invece, ha una leggera pendenza in salita lunga circa 400 – 500 m: nemmeno troppo impegnativa, ma ormai siamo all’ottavo chilometro e la fatica sulle gambe non permette più di affrontarla con disinvoltura.
Finito questo tratto e raggiunto abbondantemente l’ottavo chilometro, ci si affaccia sul Colosseo, quasi come se fosse un premio delle fatiche fin qui sopportate. E’ proprio in questo punto che, quasi ripreso del tutto, spingo quanto posso fino al traguardo, con i polpacci che iniziano a infiammarsi quanto basta per farmi patire gli ultimi metri nemmeno vivessi in prima persona la passione di Cristo prima della crocifissione. In questo tratto riprendo e allungo persino sulla povera moretta ormai visibilmente provata come il sottoscritto. Man mano che ci si avvicina all’ultimo chilometro, la tortura fisica aumenta e lo ancor di più psicologicamente quando, al nono chilometro, su via di San Gregorio, si inizia ad intravedere il traguardo, apparentemente vicino. Per raggiungerlo però bisogna ancora affrontare la “vasca” a via delle Terme di Caracalla. In questo tratto ritorna di moda il tanto inconcepibile comportamento antisportivo mixato a maleducazione di alcuni atleti, con dei sorpassi azzardati fatti di spallate o tagli di strada vergognosi, che se non fosse per la stanchezza, gli insulti verso questa gente si sprecherebbero. Percorsa metà vasca, Il GPS mi segna che ho raggiunto i 10 km, ma il traguardo ancora è distante alcune centinaia di metri e il fiato a questi ritmi è sempre meno. Si entra allo stadio in un percorso che improvvisamente diventa ristretto e stringo i denti per gli ultimi 100 metri, accolto dagli applausi degli spettatori. Arrivo al fotofinish spremuto totalmente, con l’orologio che mi segnava il tempo alto di 56’48” e dall’altra avevo l’applicazione che mi segnava 10.38 km percorsi (100 metri sono sicuro quelli che mi separavano dal nastro di partenza).
Considerando che gli ultimi 500 m li ho percorsi a 12 km/h, posso tranquillamente dire che i 10 km li ho percorsi sotto i 55′ e 20″, praticamente 30″ in più rispetto a quelli deludenti dell’anno scorso, che seppur fatti con gli anti-influenzali, avevo decisamente nelle gambe ritmi molto più alti. Non potevo chiedere di più viste le condizioni non ottimali e se non fosse stato per quell’addome infame che mi ha fregato nel discesone di Via Veneto, son sicuro che avrei tagliato il traguardo sotto i 55′. Insomma, non posso che accontentarmi e guardare con più ottimismo alle prossime manifestazioni. :-)
All’arrivo ho trovato chi dava bottigliette d’acqua e biscotti. Preso tutto rapidamente, saluto la WeRunRome e vado via come un lampo in macchina, perseguitato dal gelo e dai polpacci ormai totalmente a pezzi.

See you next year, Nike. ;-)

– Valutazioni personali sulla gara –

PRO

  • evento aperto a tutti (min. 16 anni).
  • si corre tra le bellezze di Roma.
  • Corsa di pomeriggio e durante l’ora di pranzo
  • Tutto su strada, ma prima parte con sampietrini che sono pericolosi per le caviglie.
  • Ben organizzato.
  • Parcheggi facili da trovare.
  • Preparazione alla gara con esercizi di gruppo, accompagnati da musica.
  • Bella la maglia.

CONTRO 

  • Nessun area-ristoro durante il percorso, rispetto all’anno scorso presente al 5°km.
  • Rifornimento di frutta all’arrivo già esaurito dopo nemmeno un’ora.
  • Bagni inesistenti.
  • Traforo Umberto I (400m) percorso con auto in fila a motore acceso.
  • Percorso medio-difficile. Obbligatoriamente, va fatta una minima preparazione.
  • Nessun check-in o chilometraggio esposto rispetto all’anno scorso. Ho visto solo un palco abbandonato con musica al 5°km.

PERCORSO

Mappa We Run Rome

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.