Debellare il Coronavirus

PICCOLA PARENTESI OT

Avrei dovuto scrivere degli articoli da un mese almeno, ma sono stato letteralmente bombardato da impegni lavorativi che mi hanno tenuto lontano da questo bellissimo luogo.
Ora ci si mette il Coronavirus sul quale ci vorrei spendere due paroline dopo questa parentesi.

Le cose di cui vorrei parlare, in gran ritardo, sono la fotografia del consumo degli italiani sui social, pubblicata da Hootsuite a metà Febbraio. Altro argomento di notevole interesse è il social del momento “Tik Tok” che sta prendendo sensibilmente piede nel nostro paese grazie anche alla crescente partecipazione delle star della TV.
Una puntatina anche sulle tematiche sportive: gli Europei di calcio che, ufficialmente da ieri, sono stati rimandati; il campionato fermo; la Roma che ha avuto un crollo pazzesco e che ha ritrovato la vittoria soltanto a fine mese di Febbraio, poco prima che tutto il campionato si interrompesse; la cessione del club stesso che tarda a venire.
Volevo anche spendere due paroline sulla fotografia macro, visto che ormai la primavera è ufficialmente iniziata e fuori c’è un mondo microscopico bellissimo da immortalare.

Insomma, tante cose da scrivere che il maledetto tempo non mi ha permesso di farlo.

Maledetto Coronavirus

E’ ormai da una settimana che l’Italia s’è quasi interamente fermata per debellare il Coronavirus, denominato anche come COVID-19. Esso è proveniente dalla Cina e ha iniziato la sua diffusione da Dicembre scorso.
Per ora è un virus invincibile, di facile contagio. Non si comporta ugualmente nelle persone in cui è ospitato. C’è chi è asintomatico e chi invece finisce addirittura col morire, anche se la percentuale è minima rispetto al numero dei casi registrati e accade soprattutto se si hanno gravi patologie dell’apparato respiratorio. Gli anziani sono senza dubbio i più esposti a questo rischio. Spesso si necessita della ventilazione polmonare assistita affinché il paziente colpito non collassi del tutto. Il periodo di guarigione completa per gli infetti più gravi è di circa ben tre settimane. I medici sono profondamente preoccupati dal fatto che questo virus, se non viene fermato, porterà gli ospedali a cadere nella piena emergenza, con le stanze delle terapie intensive al collasso. Dunque, come già successo in Cina, anche in tutte le regioni italiane, si stanno allestendo da qualche settimana strutture mirate a combattere esclusivamente il virus. La regione più colpita è la Lombardia, ma anche il Veneto e l’Emilia Romagna sono da bollino rosso.
In pochi giorni il Virus si è diffuso in tutta italia, complici gli spostamenti di massa ancor prima che il Premier Conte emanasse un decreto normativo sul divieto degli spostamenti a lungo raggio per tutta Italia. L’obiettivo è evitare luoghi di assembramento e di restare più isolati possibili. Senza cercare il colpevole di turno, la situazione al momento vede il nord con un tasso di crescita dei malati costante, al contrario del centro-sud che ha un tasso che per fortuna è ancora basso, seppur in crescita. Si temono migliaia di malati e giustamente questo spiega come nella mia regione si siano allestiti 1500 posti per i casi più gravi.
Il premier Conte ha fatto esplicita richiesta al popolo Italiano di non muoversi se non per ragioni necessarie: alimentazioni, portare gli animali domestici, attività motoria, farmaci… Da qui, una serie di limitazioni, con la chiusura dei ristoranti, locali, bar, parchi, scuole, uffici… insomma tutti quei posti che portano l’aggregazione. Si è invitato a praticare lo smart-working, ossia il lavoro da casa usando internet. L’obbiettivo, per l’appunto, è quello di evitare la non-aggregazione e laddove sia inevitabile, si invita la gente a stare distante di un metro, indossare mascherine o qualunque indumento che protegga viso, occhi, bocca. Si invita a mantenere il più possibile pulite le mani e di cercare di evitare tutti quei luoghi che possono favorire il contagio.

Ma gli Italiani come hanno reagito veramente?
Finché l’invito del Premier è stato solo a voce, i più giovani se ne sono infischiati invadendo piazze e locali, come se nulla fosse. A nulla bastò l’interruzione delle attività scolastiche e universitarie per evitare la diffusione del contagio. Per questi è sembrata più una vacanza che un primo segnale di allarme da accogliere evitando per l’appunto di uscire da casa.
Dopo l’effettiva operatività del Decreto, si è avuto un discreto miglioramento, ma a quanto pare non abbastanza.
Alcuni non riescono a stare in casa e l’invito con l’hashtag #iorestoacasa è roba rispettata ancora da pochi purtroppo. Attraverso un certificato obbligatorio che va consegnato alle autorità, qualora si fosse fermati, la gente si giustifica sostenendo di andare nei supermercati. Altri sistemi per eludere il decreto è l’attività sportiva o portare il cane. Sta di fatto che negli ultimi giorni le nostre strade sono diventate un teatro di soggetti che passeggiano a piedi. Il rischio che si finisca con misure ancora più restrittive è dietro l’angolo, anche perché a quanto pare il contagio non si sta affatto fermando e fino a Domenica (data che indicativamente dovrebbe fotografare le due settimane da quando è stato emanato il decreto) non è possibile stabilire quanto realmente siano state efficaci queste misure.
Resta poi il fatto da tener conto che i numeri sui malati infetti sono da prender con le pinze per due ragioni:
1. Non vengono considerati gli asintomatici, che non mostrando sintomi di febbre non passano per gli ospedali e quindi si tratta di persone che potenzialmente non rispettano la quarantena o che addirittura, arrecandosi a lavoro, continuano da untori inconsapevoli a diffondere il virus.
2. I malati vengono messi in quarantena, così come tutti coloro che sono stati a stretto contatto. Ma tutti coloro che sono fuori da questa piccola cerchia non vengono presi in considerazione. Inoltre i tamponi si fanno soltanto se si hanno i sintomi influenzali.
Per monitorare tutti gli italiani, servirebbero 65 milioni di tamponi + la ripetizione dei controlli ogni settimana (si può essere infettati in qualsiasi momento). Se si considerasse che questi controlli hanno un costo minimo di 100 euro, immaginate quanto dovrebbe spendere lo Stato per fare un controllo a tappeto… E ce le ha tutte queste risorse economiche con l’Europa che anch’essa sta per esser messa in ginocchio? Ovviamente no.
La fotografia italiana sta diventando sempre più drammatica e abbiamo un alto tasso di malati. A ciò si accompagna l’attuale crescita dei malati in tutta Europa che sta mettendo a serio rischio la necessità di prolungare la quarantena per chissà quante altre settimane.
In Italia, la quarantena dovrebbe finire il 3 Aprile, secondo il decreto, ma sono in tanti pronti a scommettere che il decreto sarà prolungato per altre due settimane, ossia fino a Pasqua.
E’ una situazione drammatica che si ripercuoterà senza dubbio sull’economia. C’è molta apprensione sulle piccole e medio imprese che stavano già col cappio al collo e ancor di più per tutti quei dipendenti che potrebbero rischiare il proprio lavoro dall’oggi al domani.
Non è una situazione rosea e sebbene lo Stato, con il Premier in prima fila, abbia lanciato lo slogan #AndràTuttoBene, è tutt’altro che sicuro il nostro futuro.
Pessimista? No, realista.

C’è chi ha colto l’occasione di questo virus per evidenziare la carenza del nostro sistema sanitario, ormai ridotto al lumicino con la chiusura di diverse strutture nel corso degli anni, ma per me il problema più grande resta il dopo di tutta questa parentesi.

Già, il dopo, ma quando?
Si sono registrati passi avanti sulla lotta contro l’infezione del virus, ma ancora non abbiamo trovato alcun vaccino e molto probabilmente il primo che sarà disponibile non sarà prima di Settembre, come sostengono oltreconfine. E’ però assodato che con l’estate ci dovrebbe essere un graduale ritorno alla normalità. Ciò che si spera è che i focolai di questo virus non tornino di nuovo in vita nei mesi autunnali. Se è vero che in Italia d’Estate, il caldo impedisce di fatto la diffusione, non si può dire lo stesso in quei posti nord europei dove l’estate è caratterizzata da un clima fresco, come lo è attualmente da noi in questo mese di Marzo. In UK la fotografia previsionale del virus è preoccupante. Si parla di 2 milioni di contagiati e che la situazione sarà allarmante fino a Gennaio. Io personalmente non credo che si arriverà a ciò, anzi son convinto che le cose si andranno a ripristinare nei mesi estivi, ma allo stesso tempo credo che ci saranno gravi conseguenze su tutto l’assetto economico del nostro paese, già precario di suo.
Non sono un economista e né un virologo, ma basta usare il cervello per capire che la situazione è gravissima e che non riguarda soltanto la nostra salute, ma anche il nostro futuro. E’ possibile che fuori vedo ancora anziani o mamme coi pupi che passeggiano per prendere una boccata d’aria? E’ difficile stare fermi il più possibile?
Da quest’esperienza, si evince soprattutto che la disciplina e lo spirito di sacrificio collettivo è roba di pochi e questo non è affatto una cosa buona.

Sperando di uscirne vivi il prima possibile, oggi l’unica nostra arma a disposizione è quella di restare più isolati possibili ed esser pronti ad accettare misure ancora più estreme. Prima se ne esce e meglio è non solo per la nostra salute, ma anche per il nostro futuro!

Pur ripetendolo per ben due volte, ce la faremo a capirlo?

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Share on tumblr
Share on whatsapp
Share on email

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  Subscribe  
Notificami

Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.