Dedicato

"Prigioniero di me stesso"
 
Ti ritrovo in questo posto non Tuo,
non è facile accettare questa realtà.
Non ci dormo.
Sfuggo da ciò che mi rende finto.
Sono schiavo della mia semplicità.
Non ho voglia di abbassarmi a quella mandria d’imbecilli.
Non mi va di portare maschere e di essere ipocrita.
Non voglio sentire inutili chiacchiere pe far passare il tempo.
Odio chi ha inventato le parole e le maschere.
Amo chi mostra i fatti.
Vorrei far girare il mondo all’incontrario e ritrovare il mio vero paradiso, ma non si può fare.
Lo devo ricostruire.
Schiavo della realtà, dell’ingiustizia, del dolore, pago il prezzo più caro solo per amare.
E vado avanti.
Sai, da queste parti, più diventi amico del silenzio e più la gente non ti capisce.
Guardo il volto della donna che T’ ha amato per tutta la vita e verso le lacrime.
Lo senti questo rumore?
Rimbomba all’orizzonte..
fa tremare le pareti del mio cuore:
è la rabbia che sprigiona il mio amore.
Le porte, presto, non saranno più sigillate.
Il vento accarezza questi alberi e quel gatto dorme sogni tranquilli.
Sembra finita la Tua veglia.
In questa strada che conosce migliaia di lacrime, c’è scolpito il senso della vita umana:
è la memoria e le nostre azioni che ci danno un’identità.
Sole timido, apri le tue porte ed accogli le mie parole:
sono frammenti di una memoria mai perduta
perché il dolore è alla base dell’amore,
chiedo solo che tu accetta il mio dolore.
Ho vissuto più io in quindici minuti di assurdità, che un uomo di sessant’anni con una professione d’assassino.
Appena me ne andrò da questo posto,
vorrei essere spensierato e poter sedermi sul sedile passeggero della mia macchina,
facendomi scivolare quella croce benedetta che mi pesa di troppe responsabilità.
Cerco di andare avanti.
Vorrei poter vedere un arcobaleno dal finestrino
e cercare di capire perché questo rimane immobile ed inciso alla perfezione sul cielo.
Queste sono le perfezioni della realtà, così come è perfezione anche la tua casualità.
Ma devo andare avanti.
Ci sono all’orizzonte il mio nome e le mie mosse.
E’ tempo che tutto questo schifo inizi a cessare e che mi sia ridato il senso della mia vita.
Non è giusto,
non riterrò mai giustificabile il mio percorso, senza aver dato un senso a Chi ne ha pagato le conseguenze.
E’ il mio sangue che bolle, quello appartenente alla vecchia vena "giurista" che m’appartiene,
che appartiene al nome mio e a tutti i nostri antenati.
E’ tramite la Tua freddezza che ho imparato ad accettare anche questa sfida.
E’ forse la sfida più importante,
perché sto andando oltre a quello che posso permettermi.
E’ il prezzo che si paga se si vuol conoscere la parola amore.
L’accetto guardando quel sole,
l’unico luogo dove ritrovo il Tuo sorriso,
aspettando un alito di vento che accarezzi nuovamente il mio viso.
Adesso devo andare avanti.
Tornerò presto a scriverti.
 
Mattia
Roma, 1 Novembre, 2006.
 
NON VOGLIO COMMENTI IN QUEST’INTERVENTO,
GRAZIE.
 
 

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One Response

  1. Cara tizia in anonimo,
     
    è proprio per gente come te che non scrivo più pensieri personali dedicati ad una persona che non c’è più.
    Presentati in prima persona dal sottoscritto prima di parlare e sputare sentenze, lo preferisco di più e provo più gusto a risponderti guardandoti dritta negli occhi.
    Saluti,
    Mat
     

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.