Master of Photography

Due paroline su Master of Photography

Alla fine ce l’ho fatta! Sono riuscito a guardarmi Master of Photography! Anzi a dire il vero me lo sono letteralmente “divorato” in meno di due giorni. Per ora ho visto la terza e mi sono allineato con le puntate della quarta stagione. Spero di vedere anche le prime due stagioni che non trovo visibili su Sky on Demand.
Comunque sia, MoP è un talent show europeo incentrato sul mondo della fotografia e trasmesso su Sky Arte HD. Durante le puntate i concorrenti dovranno affrontare diversi temi e generi fotografici, come la street photography, la ritrattistica, la paesaggistica, quella sportiva, glamour, ecc. Questi poi verranno valutati alla fine di ogni puntata da tre professionisti del settore. Allo stato attuale, i tre professionisti sono Oliviero Toscani, Elizabeth Biondi e Mark Sealy.

In un mare di opinioni contrastanti riguardo questo programma via web, la mia direi che è piuttosto positiva. Finalmente un programma che non parla di cucina o di cantanti. Certo, rispetto ad altri talent show ci troviamo in un programma di breve durata e doppiato, avendo concorrenti provenienti da tutta Europa, tuttavia credo sia un format ben riuscito.

La struttura del programma è sviluppata bene, ma essendo un talent show di fotografia, mi sarei aspettato maggiori dettagli sugli aspetti sintattici in fase di scatto e in post produzione. Troppa superficialità ed alcune volte i dati exif sembrano illogici. L’uso del flash quasi sempre senza i diffusori lascia interdetti, anzi per certi aspetti potrebbe essere una provocazione per chi mastica un briciolo di fotografia. Certo, se si va poi a guardare il curriculum di alcuni concorrenti, non c’è da sorprendersi sulle tecniche utilizzate. Anche la PP, ormai una realtà consolidata nella fotografia digitale, è affrontata con troppa leggerezza. Qualche inquadrata sul noto programma di editing fotografico, Adobe Lightroom e niente più. Insomma, la regia si concentra troppo sulle immagini e poco sui lavori svolti dai concorrenti. Ma perché vorrei più luce sui concorrenti e i loro lavori? Perché ormai anche il tecnicismo è un dato di non poco conto sulle abilità narrative del concorrente. Ad esempio, uno dei finalisti della terza edizione nelle sue trame si concentra sulla coerenza cromatica e ha anche un’abilità notevole nell’usare l’illuminazione (e lo conferma alla fine anche Toscano). Vedere però che quest’argomento sia trattato ai minimi termini lascia – almeno al sottoscritto che è un curiosone – un po’ di amaro in bocca.
Quanto al fatto che ogni edizione presenti un brand diverso sull’attrezzatura fotografica, lo trovo una cosa normalissima: come si finanzierebbe il programma altrimenti?
La parte che a me piace di più è senza dubbio la valutazione finale. Le vedute della giuria sono autentiche perle che un fotografo dovrebbe imparare come la Bibbia: trattasi di didattica pura della comunicazione che dovrebbe valere sempre: la fotografia non è solo arte, bensì anche un medium e ha privilegi che altri non hanno, come il messaggio visivo istantaneo, privo di barriere al contrario del linguaggio testuale o verbale. Da laureato in Comunicazione, direi che mi piacerebbe sentire la veduta anche di persone di culture ed etnie diverse, oltre a quelle della giuria, proprio perché la fotografia è un linguaggio universale.
Faccio un esempio stupido: in una puntata si è parlato della tematica riguardante l’immigrazione. Per essere più precisi, i concorrenti dovevano raccontare la vita dei richiedenti d’asilo, ospitati in Europa. Bel tema da affrontare, ma la valutazione semantica è legata esclusivamente dal punto di vista della giuria e di un esperto sul campo (in ogni puntata c’è un ospite professionista che lavora sul tema scelto), tutti con una veduta chiaramente occidentale. Dalla parte di chi invece vive in Africa e vede la storia di questi esodati, che valutazione darebbe alle foto dei concorrenti? Certo, il punto di vista è sempre soggettivo, ma è anche vero che questo è fortemente legato alla nostra appartenenza, cultura, politica, religione, aspettative, stato sociale, ecc. Anzi, la Sociologia sostiene che ci siano addirittura aspetti genealogici nel nostro modo di percepire la realtà che influenzano di parecchio il nostro modo di valutare, dunque a mio avviso da questo punto di vista si potrebbe fare senz’altro di più.

La fotografia, per quanto mi riguarda, dovrebbe essere un medium che unisca quanto più possibile le barriere provocate per l’appunto dalle diversità di questo mondo. E’ l’unico mezzo che può unire e valorizzare le differenze perché le espone in maniera cruda, senza una codificazione complessa. Rende la diversità più sfumata, ma concreta, perché d’impatto. Se questo talent show riuscisse a colmare quest’aspetto, MoP molto probabilmente guadagnerebbe tantissimi punti.
Ma al di là delle mie vedute, che sono fortemente influenzate dai libri di Sociologia e della Comunicazione, credo che questo talent show offra anche una ricca opportunità agli aspiranti o professionisti fotografi di studiare i tanti aspetti che ci sono dietro la narrazione fotografica. Oserei definirlo un’occasione unica, visto che ormai fotografare ogni cosa è diventato quasi un atto compulsivo.

Sono stato abbastanza critico, è vero, tuttavia si parla della nostra amata fotografia, ossia di un medium molto spesso sottovalutato. Ben vengano contenuti di questo genere, anzi grazie a Sky Arte che regala ad uno dei più antichi medium di questo mondo un po’ più di visibilità. Il connubio tra TV e fotografia, grazie alle attuali tecnologie, alla fine sembra ottimamente riuscito. Il mio augurio è che questo programma non resti l’unico che parli della nostra amatissima fotografia.

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.