foto fulmini roma

Fotografare i fulmini

Fotografare i fulmini non è affatto un’impresa, ma bisogna avere la giusta attrezzatura, accortezza e un briciolo di preparazione che va non solo sulla tecnica, ma anche su ciò che si sta andando ad immortalare. Per questa ragione ho deciso di scrivere una guida generale, cercando di affrontare con chiarezza i punti più importanti di questo evento.

L’aspetto meteorologico
Esistono, almeno qui in Italia, due tipi di temporali. Il primo, quello più violento e diffuso, è quello estivo. Vanno da Aprile – Maggio fino a Settembre – Ottobre. Essi si generano perché le temperature calde al suolo tendono a salire rapidamente durante le ore centrali della giornata fino ad arrivare ai capi estremi della troposfera. L’incontro tra il calore e le temperature più rigide in alta quota provoca la condensa, che a occhio nudo la notiamo per quelle forme di nubi in verticale. Raggiunta la barriera, inizia una rapida espansione per vie orizzontali, che ad occhio nudo sono riconoscibili dalla forma di un cono. Più quantità di calore salirà in alta quota e più la condensa aumenterà, dando luogo a fenomeni temporaleschi che generalmente hanno inizio nelle zone interne e montuose.  Perché questo accada dalle nostre parti, è fondamentale la presenza dell’umidità e l’assenza alto-pressoria delle Azzorre, che fino a decine di anni fa caratterizzava le nostre estati. Spesso queste perturbazioni riescono ad arrivare persino fino alla costa. Caratteristica inconfondibile di queste perturbazioni, come scritto prima, è la presenza di nuvole a forma di cono, meteorologicamente chiamate cumulonembi, che precedono l’espansione definitiva della massa perturbata fino alle aree più aperte, con un raggio di attività temporalesca comunque circoscritto. E’ da evidenziare la pericolosità perché questo genere di temporale è accompagnato da un’intensa attività elettrica ed è particolarmente indicato seguire le giuste precauzioni nel ripararsi in posti coperti come le auto, ponti o le abitazioni. No alberi e nemmeno campi aperti. Queste perturbazioni sono pericolose persino per gli aerei a causa dei fortissimi venti che si vengono a generare in quota, tanto che questi sono obbligati spesso a cambiare rotta o girarci intorno. La loro durata è breve. Non raggiungono nemmeno la mezza giornata ed un altro dettaglio inconfondibile è l’interruzione netta delle nuvole verso il mare aperto. 

Il secondo tipo di temporali riguarda quelle perturbazioni generate da correnti fredde atlantiche o più raramente  continentali. Ad alimentarli è il mare. Nel caso dei passaggi atlantici, le regioni tirreniche sono le più esposte. Quelle continentali invece colpiscono di più le zone adriatiche. Raramente colpiscono le zone tirreniche: quando ciò accade sono meglio conosciute come le classiche rodanate, ossia correnti che riescono ad aggirare le Alpi, raggiungere la Valle del Rodano e da lì incontrare le correnti umide del mediterraneo, da cui si generano le perturbazioni che possono essere anche a carattere temporalesco.  A determinare la forza dei temporali sono il contrasto tra le temperature marittime e quelle in quota. Questi eventi sono tipici soprattutto in autunno inoltrato, oppure a cavallo tra l’inverno e la primavera. Ovviamente sono situazioni che possono generarsi anche in altri periodi dell’anno, ma sono eventi più rari e generalmente avvengono perché sul nostro territorio vi è la persistenza di una temperatura più alta rispetto alle medie stagionali. Più rara in questa fase l’attività elettrica che accompagna i temporali e il serbatoio per la loro genesi resta sempre il mare.

Conoscere la distanza di un temporale
Ci può venire in aiuto la tecnologia attraverso le applicazioni. Esiste la mappa fulmini che avverte, attraverso una sorta di radar, dove sia presente un’attività elettrica, ovviamente in tempo reale. La mappa ci può venire in aiuto a comprendere anche la distanza della perturbazione. Non è possibile però calcolare la traiettoria, dove bisogna per forza far affidamento alle proprie esperienze o fonti meteorologiche. L’app riesce comunque a segnalare, attraverso delle notifiche, l’avvicinamento dei fulmini. Se i km diminuiscono, è facile prevedere una perturbazione, ma è anche vero che a 10km di distanza, dovrebbe esser facile avvistare la cella temporalesca a occhio nudo.
Altro discorso invece per i temporali estivi. La loro imprevedibilità sta nel punto esatto dove si scatenerà la precipitazione, ma questi sono generalmente fenomeni circoscritti, visibili a occhio nudo. Qui ci va di mezzo la nostra esperienza sullo scegliere il luogo esatto dove cogliere i momenti migliori. Ad esempio, qui a Roma, nel caso dei temporali pomeridiani, è più facile che vengano interessati i quartieri più esposti all’interno che quelli verso il mare. Spesso infatti capita che un temporale interessi solo alcuni quartieri e non tutti. E’ comunque facile per un fotografo di Roma sapere perfettamente che bisogna trovare un posto aperto, nei quartieri a ovest, che danno verso gli Appennini, ove cui si generano maggiormente i temporali pomeridiani estivi a Roma. Le zone tipo Gianicolo o Monte Mario, che sono quelle che hanno dei belvedere rivolti a est, sono a mio avviso i luoghi migliori per immortalare questo genere di eventi.
E’ possibile tuttavia calcolare la loro distanza attraverso un metodo scientifico: contare i secondi e dividerli per tre. Esempio: passano 24 secondi tra la caduta di un fulmine e l’arrivo del tuono? Allora dividendo per tre il temporale deve essere in linea teorica a 8 km di distanza. Possono esserci delle variabili in gioco che alterino i risultati, come la presenza di vento, quindi bisogna mantenersi sempre larghi sul risultato ottenuto. E’ difficile calcolare distanze maggiori, ma l’occhio umano può arrivare a vedere la caduta dei fulmini anche fino a 50 km! La presenza di tuoni sta solo a significare che nell’arco di 20 km c’è un temporale. Più si fa forte il rumore e più ovviamente è vicino. Altro dettaglio a favore dell’imminente temporale è la presenza dei venti. Più è forte e più è probabile anche la caduta di grandine. Infine, la più logica delle previsioni è la presenza di nubi nere: se arrivano sopra le nostre teste, non ci son santi che tengano: andare in un posto riparato immediatamente!

Altre applicazioni che ci possono venire in aiuto, oltre a quelle più diffuse, che hanno il semplice scopo di fare previsioni, sono il meteo radar, che ci dà indicazioni più o meno precise sul tipo di perturbazione a cui saremo esposti nel raggio di 24 ore e quindi capire anche se un’attività temporalesca ci riguardi da vicino o resterà distante (se sta a 50 km di distanza, si può ancora immortalare).

Infine, anche per chi sta in mare o possiede una stazione radioamatoriale, è possibile prevedere i temporali. A parte i bollettini nautici emessi nelle frequenze VHF, le attività temporalesche provocano interferenze nelle frequenze FM, con piccole scariche udibili durante l’ascolto: partono da un leggero fruscio fino ad arrivare così evidenti da disturbare qualunque conversazione in atto. Il percorso acustico di questo disturbo, che come scritto precedentemente aumenta gradualmente e può durare diversi secondi, rispecchia perfettamente il corso di vita dell’alimentazione di un fulmine fino al suo sprigionamento verso il suolo. L’apparato radioamatoriale non solo percepisce le attività temporalesche, ma grazie ai segnali che riceve si possono intuire le distanze. Qualora i disturbi siano bassi, il temporale è sicuramente molto distante. Se le interferenze aumentano sia di frequenza che di volume (quindi accompagnati da un segnale di ricezione più forte), allora il temporale è nelle vicinanze. Gli apparati radioamatoriali riescono a percepire le perturbazioni fino a 200km di distanza, grazie alle loro antenne!  Lo stesso vale ovviamente per una barca che si trova in mezzo al mare e che non soffre di alcun tipo di ostacolo. Avvertire un temporale distante non equivale comunque a prevedere il suo arrivo, bensì a rivelarne soltanto la presenza. L’unico modo per localizzarlo con una certa precisione è il possesso di un’antenna direttiva, che è un privilegio esclusivo delle stazioni radioamatoriali professionali.

Le precauzioni
Fotografare i fulmini è una delle attività più pericolose, motivo per cui vanno suggeriti i soliti consigli.
1. Mai stare sotto alberi.
2. Mai stare a campo aperto. Peggio ancora in spiaggia.
3. Se inizia a piovere, il fulmine può colpire in qualsiasi momento.
4. I fulmini possono arrivare oltre i 10 km dal punto di partenza, dunque evitare di esporsi a campo aperto col temporale a vista d’occhio nelle vicinanze.
5. Stare in un posto asciutto, dentro un auto o dentro un abitazione. Non sostare in un luogo bagnato.
6. Non indossare oggetti metallici, anche se questo per chi fotografa è una cosa impossibile ed è un motivo maggiore per cui debba trovarsi un riparo.
7. Stare in un luogo riparato dalla pioggia per voi e per la vostra attrezzatura!

Shooting: cosa serve e come scattare
Come anticipato precedentemente, per catturare i fulmini dobbiamo ricorrere alla lunga esposizione. Scattare una foto di lunga esposizione necessita di un punto d’appoggio per la nostra fotocamera. Differentemente dalle tecniche utilizzate per fotografare la luna, dove la fotocamera avrebbe la necessità di un treppiede + la testa che gli consentano di puntare verso in alto mantenendo un’ottima stabilità, qui andrebbe bene anche un treppiede comune o semplicemente un piano. E’ bene però precisare che in presenza di vento, più il treppiede è valido e meglio è per non avere foto mosse.
Tipo di lente: Se i fulmini sono in vicinanza (mettetevi al riparo) inevitabile usare grandangolari, ma non eccedere troppo coi mm bassi perché si rischia un risultato deludente, oltre che un fulmine piccolo. Prendendo come riferimento i mm di una FF (chi ha APS-C moltiplichi x 1.6), sarebbe consigliato stare dai 24mm in poi. Più è lontano il temporale e più diviene necessario un tele, tenendo presente che in tale situazione saremo comunque costretti a spostare l’inquadratura a seconda dello spostamento della perturbazione e la probabilità di non prendere alcuni fulmini è un rischio inevitabile. Andare di fatto con un grandangolo su una precipitazione distante a 35km significa portarsi quasi il nulla come risultato, peggio ancora se si scatta di giorno.
Modalità scatto: Manuale o Bulb; nel secondo caso il telecomando è ovviamente obbligatorio.
Messa in fuoco in manuale. Mettere a fuoco su infinito, ossia focalizzare il punto più lontano inquadrato.
Tempi: tempi di scatto pari a 30″, se in manuale, altrimenti bulb se si vuole andare oltre. Non eccedere coi tempi se ci sono presenze luminose e nemmeno col numero di fulmini catturati poiché questi, con il bagliore che emettono, possono bruciare il contesto del cielo.
Diaframma: se la caduta di fulmini è continua, ci si può tenere anche chiusi da f/8 in poi. In questa maniera sarà possibile catturare anche più di un fulmine se il temporale è vicino.
ISO: al minimo.
Telecomando è d’obbligo, altrimenti impostare auto-scatto con ritardo.
Se scattiamo di giorno, può esser necessario l’adozione di Filtri Neutral Density (studiati per le lunghe esposizioni). Esistono due tipologie: quelli professionali, che costano una tombola, che sono i graduali e vanno applicati su un supporto fisico che ospita il filtro (una lastra quadrata graduata) e che va attaccato alla lente. I secondi sono quelli circolari, più economici (ma nemmeno troppo, se prendessimo quelli validi) e si montano semplicemente sulla lente. La sostanziale differenza tra i due è che il primo permette di filtrare una regione dell’immagine, lasciando l’altra intatta al suo stato di luminosità naturale. E’ maggiormente indicato per immortalare tramonti o scene in cui il contrasto è scandito in maniera evidente dalla luminosità del cielo. Questo permette di catturare i fulmini con una lunga esposizione maggiorata di una manciata di secondi. E’ bene sempre ricordare che la zona non filtrata emette una luce di riflesso e quindi un’eccessiva esposizione comporta inevitabilmente a un contesto bruciato.
I filtri circolari invece lavorano su tutta la scena, non badando a salvaguardare l’illuminazione naturale delle zone ombrate. Sono utilizzati soprattutto per fotografare, fiumi, laghi, fontane, insomma zone che non prevedano forti contrasti di luminosità. Restano comunque i più diffusi perché comodi da trasportare e veloci da montare. Quelli graduati invece richiedono maggiore attenzione sulla tecnica e il meccanismo di montaggio resta comunque più complesso.
Qualunque sia la lente utilizzata, diverrà inevitabile comunque mettere a fuoco manualmente il punto più lontano inquadrato e bisognerà fare diverse foto per trovare l’esposizione corretta nel cogliere un fulmine. La percentuale di una buona riuscita si ridurrà drasticamente rispetto alle foto in notturna. La variabilità nelle impostazioni di scatto è legata totalmente al grado di luminosità del contesto è il tipo di filtro che monterete sulla lente. 
Sui filtri Neutral density comunque va fatto un approfondimento in futuro. 
Quanto alle impostazioni manuali, bisogna tenere chiuso il diaframma quanto più possibile, ISO bassi. La qualità dell’immagine si ridurrà drasticamente e la profondità viene a meno. E’ l’aspetto negativo che siamo costretti a pagare se ci capita un temporale da immortalare di giorno.

No filtri in notturna per evitare flare o effetti ghost sul contesto inquadrato, e sui fulmini stessi. So che questo può far rodere a chi ci tiene alla pulizia della lente, ma purtroppo le luci notturne sono un nemico per i filtri. Nessuno comunque vi vieta di eliminarli in post produzione.
Scattare e scattare per ottenere il risultato migliore. Non esiste una regola precisa sulle impostazioni da adottare poiché la luminosità varia in base ai contesti e anche dalle lenti utilizzate.
Attenzione alla batteria! La lunga esposizione consuma tanto. Se avete possibilità, portatevi batterie di riserve. Evitate durante lo shooting di tenere attivi gli schermi o il wifi che sono altri elementi deleteri che scaricano rapidamente la batteria.
Torcia, pompetta, detergente e pezza per la pulizia delle lenti in microfibra
Può accidentalmente capitare che si bagni o si sporchi la lente frontale, specie se riuscite a trovare un posto coperto e asciutto, ma pur sempre esposto a venti umidi. Ebbene, vi serve eccome tutto ciò. Non pulite la lente con l’acqua piovana. Usate detergenti appositi. Su Amazon ce ne sono di tutti i tipi. I migliori costano ma sono i meno aggressivi e più efficaci sulla sporcizia della lente. 
Io vi consiglio questo, ad esempio.

Il soggetto
Non vanno in alcun modo dimenticate le regole dei terzi. Fotografare massimo per due terzi il cielo. Mai intero e nemmeno a un terzo. Dare dinamicità è fondamentale per raccontare la caduta di un fulmine. E’ altrettanto importante eliminare tutti quei soggetti che possono recare disturbo alla scena, come luci di case, alberi al centro e così via. Per carità, dinnanzi ad una situazione comunque pericolosa, non si disprezza nemmeno una foto che contenga un errore di composizione, ma anche in questi casi estremi, se la regola è rispettata, la foto sul fulmine non diventa più banale. Anche sul mare vale lo stesso discorso. Una foto con un fulmine che cade a picco sul mare, ok, è bella, ma niente più. Una foto che coglie invece un pezzo di costa e il fulmine che cade nelle vicinanze, vale molto di più a livello descrittivo ed emotivo. Non sottovalutate nemmeno le nuvole, la loro forma. Se fossero poco visibili, aiutatevi con la chiarezza in post produzione.

E coi telefoni?
Il discorso è  più difficile. C’è chi suggerisce di scattare appena si vede una saetta, ma il risultato sarà solo parziale seppur il fulmine sia stato beccato. Le ultime fotocamere e qualche app dispongono della lunga esposizione: se così fosse, non dovete altro che seguire alla lettera la regola dei 30″ con autoscatto inserito e telefono poggiato in qualche modo su un piano. Tutto questo ovviamente è possibile esclusivamente di notte. Farlo di giorno purtroppo brucia il contesto. Sì, si potrebbe applicare una pellicola con filtro gradiente, ma i più validi costano una tombola e sono roba studiata per reflex, tuttavia nessuno vi proibisce di giocare con la vostra fantasia e creare composizioni interessanti.  
Altra soluzione è fare direttamente un filmato e questo al contrario è la soluzione migliore di giorno. Non si otterrà la stessa qualità di un’immagine e non si avranno nemmeno gli stessi colori garantiti da uno scatto, ma l’istante preso in un frame dovrebbe garantirvi almeno la caduta parziale del fulmine.

La Post Produzione

Se si ha photoshop il gioco è facile. Bisogna avere due o più scatti nello stesso contesto che riguardino i fulmini. Ogni singola foto deve avere una luminosità simile alle altre, quindi, se necessario, utilizzare le curve per regolare la luminosità.
Una volta lavorate singolarmente le immagini per avere una luminosità quantomai più simile possibile, vanno lavorate su due livelli in un solo documento. Adotteremo quindi l’impostazione di fusione dal secondo livello in poi (io consiglio sempre e solo due foto per volta), selezionando l’opzione “schiarire”. In questa maniera l’immagine al livello superiore tenderà a fondersi con quella base offrendo solo le zone più chiare, quindi si otterranno più fulmini nella stessa scena. A questo punto, basta cliccare col destro sul livello superiore e selezionare “unisci livelli” o unisci sotto.
Questo è il metodo più semplice per fondere due immagini e ottenere più fulmini nella stessa scena. E’ un metodo che in qualche modo va a compensare l’assenza di fulmini catturati entro un arco di tempo prestabilito, come quello dei 30″.
Non ne avrete sicuramente bisogno di questo passaggio, se la precipitazione offrirà una caduta continua di fulmini, ad ogni modo andava fatta un po’ di chiarezza su alcune foto che catturano decine di fulmini nello stesso istante, quando magari in realtà il temporale ha riguardato qualche saetta e niente più.
Il motivo per cui un fotografo è spinto a modificare l’istante è per trasmettere più impatto emotivo. Qui si potrebbe aprire una diatriba sulla fotografia che narra i fatti contro quella “photoshoppata”. In realtà, a voler descrivere la situazione attuale, è sempre più diffusa la necessità da parte delle redazioni la pubblicazione di immagini con un forte impatto emotivo, quindi se necessario anche modificate. Il fatto che si arrivi a ciò è per cercare un qualcosa che si diversifichi dalle foto di massa, cercando comunque di restare fedeli a quanto realmente accaduto. Questo discorso vale sia sulla narrazione dei fenomeni meteorologici che su quelle di strada o di guerra, dove la manomissione sulle composizioni è sempre più frequente.

Per completare la scena, è importante mettere in risalto la zona che a voi interessa di più e dare la giusta intensità alla luce, se il fulmine risultasse poco chiaro (cosa possibile se il fulmine cade da una distanza molto lontana). Altro edit necessario è il crop. Vanno tolti elementi di disturbo o distrazione per mettere in risalto un fulmine. Potrebbe infine essere necessario una regolazione alla temperatura, a maggior ragione se gli scatti sono in notturna, dove purtroppo diviene bisogna ricorrere al bilanciamento automatico: la distanza del temporale, l’influenza delle luci in un contesto e altri elementi, possono determinare una lettura errata da parte della fotocamera sulla temperatura. Ad ogni modo, regolarla in un secondo momento, è un gioco da ragazzi ed è possibile ormai su un qualsiasi programma di editing.
Infine, non va sottovalutato l’effetto fantasma degli alberi e delle piante. Quasi sempre i temporali in avvicinamento sono accompagnati da forti venti. Questo porta inevitabilmente ad ottenere scene di “mosso” o non nitide, come al contrario si vorrebbe: tale risultato può magari impedire la realizzazione di una fusione di due scatti. In tal caso, bisogna semplicemente escludere quelle zone mosse dalla scena di una delle due foto. Personalmente, il fatto che ci sia movimento non mi ha mai spinto a fare dei ritocchi poiché ritengo che il vento faccia parte di un temporale e che dunque sia fondamentale per dar vita alla foto.

Gli Esempi

Di seguito, alcune foto scattate qui a Roma in periodi diversi. La fortuna di avere una casa che ha un panorama senza ostacoli, mi ha permesso di catturare tanti temporali ed eventi incredibili. Notare bene: tutte le foto scattate sono rivolte verso il mare o a nord, ciò significa che questi temporali sono veri e propri fronti perturbati di origine atlantica e non quelli pomeridiani che al contrario provengono da est, cioè dagli appennini, che sono di spalle dalla mia postazione e con i fulmini che sono difficili da catturare poiché avvengono di giorno. Insomma, tutto rispetta un po’ le regole meteorologiche che interessano la realtà della mia città e del mio quartiere, che è situato nel quadrante nord.

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.