I migliori servizi web di musica per l’ascolto in streaming

Di seguito farò un elenco con delle brevi osservazioni sui migliori servizi di Musica in streaming, aggiornato al 2019. 
Qual è il migliore di tutti? Non saprei, sinceramente. Sono tutti ottimi e disponibili sia su iOS che Android. Il costo degli abbonamenti è pressoché identico su tutti i servizi, con piccole variabili sul tipo di profilo scelto: in alcuni c’è quello per gli studenti con costi scontati del 50% rispetto a quelli dedicati al singolo utente, in altri c’è la possibilità di iscriversi a piani annuali, che dalla loro portano dei vantaggi sul risparmio rispetto a quelli mensili, con 20/30 euro in meno di differenza. Insomma, si risparmiano due mesi di abbonamento. 
Le offerte e le funzionalità sono simili. Ognuno comunque ha le sue peculiarità, coi pro e contro, ma devo evidenziare come siano lodevoli le iniziative di Tidal e Amazon Music, che dalla loro hanno qualcosa di unico da tener conto. 
Alcuni dei servizi elencati, ovviamente, offrono un profilo gratis con inevitabili limitazioni che alla lunga potrebbero indurci a pagare pur di avere un’esperienza di ascolto musicale a 360°.

Apple Music

Vanta un archivo che va ben oltre i 50 milioni di brani. C’è solo la versione a pagamento e un periodo di prova. I costi sono in linea con gli altri competitors.  Singolo utente 9.99 vs 14.99 Euro a famiglia (fino a 6 persone). Si prevede a breve la fusione con Itunes. In questa maniera, oltre all’ascolto in streaming, i brani potranno anche essere acquistati e riprodotti con qualunque dispositivo Apple. 
Apple Music dispone anche dell’ascolto offline (fino a 100mila brani). 
La qualità audio è un pelino inferiore ad altri competitors: 256kbps, formato AAC.
Impeccabili le playlist ed intuitiva la guida iniziale che ci porta immediatamente ad ascoltare i brani di nostro maggior gradimento, con passaggi guidati assolutamente facili da seguire. Di recente Apple ha proposto la sua app anche nel mercato Android, estendendo quindi il servizio al di fuori del suo brand. Apprezzabile comunque la vastità dell’archivio e l’intuitività del servizio. Sfruttando la popolarità dei suoi dispositivi, qui ci troviamo con uno dei servizi più diffusi in rete. Il limite può esser rappresentato dal fatto che la riproduzione al di fuori del circuito Apple è assai limitata. 

Youtube Music

E’ il servizio più recente di Google, eredita l’immenso archivio di Youtube ed è destinato a sostituire in todo  Google Play Music. 
Ha versione premium e free. 
La premium viene Euro 14.99 per famiglia e per singolo utente 9.99 Euro. 
La differenza tra i due è che a pagamento l’ascolto con le app è possibile anche in background e si possono scaricare i brani o video per la riproduzione offline. 
Inoltre non vi è presente la pubblicità. 
Se da una parte su Youtube troviamo forse l’archivio più esteso, avendo anche parecchi file audio caricati da amatori (per i brani d’epoca resta senz’altro il miglior archivio e questo va evidenziato), dall’altra si può andare incontro a brani di diversa qualità audio. Per i brani di recente pubblicazione si può arrivare ai file loseless, ma non si può dire lo stesso per chi ha inserito tracce di una certa data con un formato audio nettamente inferiore e non c’è cosa peggiore da proporre ad un audiofilo che gradirebbe una linearità d’ascolto delle tracce audio.
Inoltre pecca di confusione tra tracce audio e video, sfruttando la piattaforma di Youtube. Ed è proprio qui il punto: ha realmente senso pagare per l’ascolto della musica se poi, su Youtube, coi nostri notebook o pc, possiamo riprodurre tutto ciò che vogliamo? E’ quindi chiaro che questo servizio può essere apprezzato soprattutto per chi consuma in mobilità con gli smartphone, perché altrimenti c’è già Youtube che fa tutto il resto, sempre che riusciate a tollerare l’invadenza della pubblicità.

Tidal

Servizio di musica in streaming amato ed elogiato dagli audiofili perché propone nei suoi archivi tracce di alta fedeltà: serve un abbonamento Hi-Fi  che ha un costo raddoppiato rispetto al classico abbonamento premium: da 9.99 a 19.99 Euro per un singolo utente e da 15.99 a 29.99 per la famiglia (fino a sei persone).
Come su Amazon Music, anche qui son previsti abbonamenti speciali per studenti e addirittura militari (in alcuni paesi), al costo di 5.99 Euro, che sarebbe raddoppiato in caso di passaggio all’account Hi-Fi. Archiviato l’aspetto economico, è interessante evidenziare come Tidal mostri il meglio di sé con gli account Hi-Fi, i quali possono vivere un’esperienza ancora più ricca coi brani master, ossia tracce audio di massima qualità garantita, non compressati, proprio come quando vengono registrati in studio. Si parla di un milione di brani già disponibili negli archivi e secondo l’azienda sono destinati ad aumentare. Tra le altre chicche interessanti è la presenza di un motore di ricerca che funge anche da ascolto audio per il riconoscimento dei brani (funzione presente su servizi social di musica come Shazam e Soundhoud). 
Come sulle altre piattaforme, Tidal offre un impeccabile algoritmo per la creazione di playlist. Dispone anche dell’ascolto offline dei brani, funzione molto utile per gli account “Hi-Fi”, considerando le dimensioni notevoli dei brani in HQ che non sono di certo l’ideale per l’ascolto in streaming. Questo servizio è senz’altro la scelta migliore per chi dispone di diffusori o cuffie professionali. E’ certo che il profilo Hi-Fi non fa al caso di chi ascolta i brani solo sugli smartphone, che  sull’esperienza d’ascolto sono completamente lontani dal reale potenziale dei file lossless.

Google Play Music

Destinata a finire inglobata con Youtube Music, quindi sconsigliato ed inutile parlare dei piani di abbonamento: quelli premium sono identici alle altre piattaforme. 
A differenza degli altri servizi, Google Music Play è un must da avere perché permette gratuitamente di caricare in cloud le nostre librerie musicali ( fino a 50mila brani) e di ascoltarli con qualunque dispositivo, senza interruzioni pubblicitarie. E l’ascolto è garantito anche offline. Non è previsto un formato lossless, quindi la qualità audio è nella norma. 
E’ molto probabile che la funzione cloud possa essere inglobata nella riproduzione offline di Youtube Music, opzione disponibile per i profili a pagamento. Questo significherebbe che ben presto Google si allineerà alle offerte di altri servizi che propongono la stessa cosa: Spotify, Amazon Music e Apple Music, per citarne alcuni.

Spotify

La più popolare piattaforma di musica in streaming con oltre 60 milioni si brani tra i suoi archivi. Offre abbonamenti sia free che premium, al medesimo costo dei suoi concorrenti: 9.99 Euro singolo utente / 14.99 Euro famiglia.
La versione free ha parecchi limiti sulle app dei dispositivi mobili: pubblicità, ascolto shuffle, qualità audio normale e nessuna possibilità di ascolto offline. 
Solo la versione desktop non ha queste limitazioni, però ha la pubblicità.
Il suo forte sono le numerose playlist e l’algoritmo che permette sin dai primi momenti un ascolto vicino al genere che più ci aggrada. Inoltre viene generata una playlist ogni settimana esclusivamente per noi. Essendo poi popolare, la condivisione e la creazione di playlist in comune con gli altri  lo rende senz’altro unico come esperienza di ascolto. Si possono caricare le nostre librerie offline con gli account premium, permettendoci di avere la nostra musica ovunque.
Si potrebbe fare qualcosa di più sulla qualità di riproduzione che non è lossless: siamo sui 256kbps, cioè non è male, ma non è nemmeno il massimo. Tra i vari servizi, questo lo troviamo praticamente su un mare di dispositivi e app market. Insomma, ci si può collegare su Spotify ovunque.

Amazon Music

Vanta come gli altri un archivio di 50 milioni di brani. E’ accessibile solo a pagamento, ma propone sconti se avete acquistato Alexa. Gli abbonamenti sono due: Prime e Premium. Il primo è ovviamente ereditato dal famigerato negozio online Amazon.com e ha diverse limitazioni: ascolto di massimo 40 ore di brani, pubblicità e non è possibile caricare propri brani per l’ascolto offline.  
Il secondo invece non ha limiti e tra le cose più interessanti c’è quella che i brani acquistati possono essere scaricati ed ascoltati su altri dispositivi liberamente, cosa che su Apple Music, che dispone di una funzione simile, non è possibile. Questo non è l’unico grande vantaggio. Il secondo è la possibilità di sottoscrivere un abbonamento “unlimited echo” che consiste sull’ascolto illimitato di musica su un dispositivo Amazon Echo.
Come nelle altre piattaforme, anche qui abbiamo la possibilità di creare o cercare playlist in base ai nostri gusti, con alcune proposte dagli esperti. La qualità audio garantita con l’account premium si ferma a 256kbps, formato AAC e siamo sulla stessa linea di Spotify. 
Amazon Music dispone infine degli abbonamenti annuali, che praticamente sono identici ai competitors, ma con Alexa son

Deezer

Forse la più valida alternativa a Spotify. Anche questo servizio dispone di un archivio mostruoso che va ben oltre i 50 milioni di brani.
I costi sono sempre in linea con gli altri: 9.99/14.99 Euro. Praticamente come Spotify, ma è possibile sottoscrivere piani annuali, risparmiando rispettivamente 20 e 30 euro (due mesi gratis, a conti fatti). La versione a pagamento offre qualcosina in più rispetto a Spotify, come ad esempio i testi durante la riproduzione. Gli account premium hanno inoltre una riproduzione pari alla qualità CD: 320kbps. La qualità può addirittura raggiungere l’alta fedeltà con il formato flac / 1411 kbps FLAC (HiFi), ma l’abbonamento mensile, disponibile sia per singolo utente che famiglia, costerà il doppio.
Per sopperire al problema delle dimensioni dei file con l’ascolto alla massima qualità, Deezer, non diversamente da tutti gli altri, dispone tra le varie opzioni l’ascolto offline, evitando quindi problemi con lo streaming o col consumo dati in mobilità.
Per il resto, abbiamo un algoritmo impeccabile che non fallisce un colpo sui nostri gusti. Se per qualunque ragione non ti piace Spotify, questa è l’alternativa più simile, ma occhio: non pagano affatto bene gli artisti, anzi risultano essere tra i peggiori.

 

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.