La Rimpatriata

A volte sembrano buffonate nostalgiche, in altre cure terapeutiche d’identità, quest’incontro è sembrato tutto. Sono passati quattro anni e mezzo ormai, volati in un attimo, quando sembrava ieri che ci eravamo salutati a quel cancello per le buone vacanze, con le facce distrutte, reduci dall’eterna maturità.

Mi domanderò sempre il perché della voglia smaniosa di crescere e di diventare grandi, se poi una volta raggiunto l’obiettivo, si avverte la nostalgia e la volontà di tornare indietro nella nostra adolescenza. Potrebbero negare questa volontà, coloro che hanno avuto una vita adolescenziale da incubo.

Tutti i miei compagni accomunavano la nostalgia di quei giorni scolastici, che ai nostri occhi sembrava un incubo.

Si arriva all’incontro. C’è stato quell’attimo di spaesamento generale: c’era chi non riconosceva qualcuno e il sottoscritto fu protagonista di scene imbarazzanti.

Il “ti ricordi” fu abbastanza scontato tra noi, cercando quell’identità di gruppo, svanita ed andata in letargo da più di quattro anni. Lentamente cresceva, con lo scorrere dei minuti, il feeling tra i presenti, immutato da quello passato, come se fosse timido ad uscire. Una questione di pochi minuti e le nostre anime si lasciavano andare, alla ricerca delle stesse simpatie che l’ hanno rappresentate in passato. Le persone non cambiano, ma crescono e così stavano i fatti in quella serata.

C’era anche un nostro professore, quello di Latino, il quale era rimasto di più nei nostri cuori.

Aveva qualche capello bianco in più e si sentiva spaesato come noi inizialmente. Anche lui aveva abbandonato quella scuola, ma si ricordava di noi, come la classe peggiore che gli fosse capitata, ma allo stesso momento eravamo i suoi prediletti.

Una rimpatriata ricercata un po’ da tutti, qualcuno perché sconsolato dalle realtà attuali, qualcun’altro perché nostalgico e chi invece per curiosità.

Inizia la cenata e i posti sembravano come quelli scolastici, le persone dal principio non cambiano, così come nei rapporti. Ero in fondo alla tavolata, come lo ero a scuola, nascosto tra gli ultimi banchi, per scelte strategiche e perché non amavo la scuola come studio, ma solo per la convivenza tra amici. Così ero anche in quella sera, dove non amavo parlare dell’università, ma preferivo discutere di fatti e pettegolezzi. Ognuno in quella classe rappresentava un pezzo di storia e d’identità del gruppo. C’era lo strafottente, lo scemo, il simpaticone, il leader, il tranquillo, il bello e il brutto, il buono e il cattivo. Anzi, il cattivo non era presente per motivi di sbadataggine, ma si sentiva anche la sua mancanza, perché noi l’abbiamo amato, perché lui era così com’ era. Mancava a me, perché lo ritenevo uno dei migliori, una personalità forte, di cui ho appreso tanto e l’avrei voluto fortemente vedere, ma non ero il solo, bensì tutti.

Le ore scorrevano veloci e tutti ormai eravamo riuniti in una piccola cerchia, che non era mai morta e mai morirà, perché il ricordo fa parte del nostro essere e forma l’identità umana.

Sono cambiate le vite di tutti però: al di fuori di quella situazione ognuno aveva una propria esistenza, costruita con la nostalgia della bella vita di scuola. Amori perduti e amicizie distrutte sono emerse in ognuno di noi, esprimendole tutte con rammarico, ma anche col sorriso di chi avesse trovato un amico, che credeva non esistesse più, con cui potersi confidare. Una serata d’altri tempi, dove tutti non possono negare che quei feeling, sottovalutati in passato, sono quelli che realmente una persona deve credere, perché la scuola fondamentalmente, insegna l’amore per le nostre istituzioni primarie.

Le avevamo vissute tutte quante assieme ed averle ritrovate in quella serata, ci ha fatto sentire sicuri e uniti, come se fossimo una famiglia, quella stessa che la scuola è rappresentata di più ai nostri ricordi.

Si chiama miracolo tutto ciò?

Non credo. Penso che a volte, l’uomo debba guardare nel passato e cercare le cose che lo hanno fatto crescere, perché sente il bisogno primario di trovare un’identità. Da noi è successo ciò e tutti se ne sono resi conto, tant’è che c’è voglia di rivedersi: eravamo un bel gruppo unito e ne abbiamo avuto conferma questa sera.

Nella tarda notte tornammo ognuno nella propria vita, ma in fondo al nostro cuore, tutti sapevano che quel gruppo era vivo e che non era mai morto. La realtà che sembrava passata, in verità è il presente, immutata nell’essere, diversa nell’aspetto.

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13 commenti su “La Rimpatriata”

  1. purtroppo un problema del mio explorer ( 6.0), perch sono riuscito a vedere gli album funzionanti, utilizzando msn explorer. C’ qualche settaggio di explorer preimpostato, che m’impedisce di visualizzare le foto, o precisamente me le da in errore. Vai a capire il perch!?

  2. Complimenti per le tope!! Perch quando faccio io le rimpatriate le tipe son sempre + brutte dall’ultima volta che le ho viste?!?! Sara’ che ho la sfiga che mi perseguita.. Bel blog cmq!Ciao!

  3. Ciao..complimenti x il blog..so ke qst domanda qui nn c’entra niente..ma volevo saxe come fai a cambiare il carattere del blog..GRAZIE..e buona giornata. Vivi

  4. Beh di solito quando si fanno delle rimpatriate o sono brutte\i come ha detto Paccanza oppure sono molto più belli di quand’erano a scuola…ed è un vantaggio,no?Cmq bel Blog…*Mary*

  5. Cavoli ho letto tre righe e gia soffro!!Anch’io rimpiango i tempi andati dell’adolescenza..cosi’ come quelli della scuola!!!Hai ragione sai, il tempo è una morsa che stringe e non lascia scampo!Vorrei tornare in dietro e rimettere a posto la mia vita..o almeno provarci!… ti scrivo.. e il tempo continua a scorrere..almeno so’ che in questo momente è impegnato bene!Sono una fifona, scappo di continuo da questi pensieri, non voglio star male ma solo per il fatto che sta cosa mi fa soffrire significa che alla base c’è qualcosa che non va..sarebbe da risolvere, ma il tempo non da altre possibilita’, giocata male una volta resti ragato per sempre!!Rivoglio i miei 15 anniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!!!!Almeno fatemi tornare dietro i banchi di scuola..ho voglia di fare le cavolate da ragazzine..ridatemi il sorriso di quei tempi!!Uff che nostalgia!!vabe’..poi se ti va fammi sepere che ne pensi..bacio!

  6. ciao passavo d qua..queste righe fanno pensare…
     ho sl 15 anni, sto x farne 16.. hai ragione, qst tempi sn bellissimi.. la voglia d "crescere" è tnt ma in fondo… sto bene così!!! anke se c sn cs k già rimpiango..
    mloto bello il blog cmq..
    ciaaaaaao

  7. io ho 19 anni.. ma posso dirti cmq che hai ragione!! altro ke adolescenza..io rivoglio i miei 12-13 anni!!!
    mah speriamo ke il futuro sia roseo.. ;)
    ciao piovra!

  8. ……SARO L’ENNASIMA CAPITATA IN QUESTO BLOG………….DICIAMO KE OGGI CM OGGI ANKE IL PIU SCEMO NE HA UNO…..ANKE IN QUESTO SARO L’ENNESIMA A DIRLO……..MA il tuo è FAVOLOSO…..MI RIFERISCO SOPRATTUTTO A QUELLO KE SCRIVI….IL MODO DI PEENSARE…..AL MODO IN CUI…..SEMPLICEMENTE….MI STAI FREGANDO UN MATTINATA INTERA AL PC A LEGGERE TUTTO QUELLO KE HAI SCRITTO………..E PIU LEGGO E PIU MI RENDO KONTO DI QUANTO SIA VERO QUELLO KE DICI……SEMPILICEMENTE DA AMMIRARE……XKE PARLI DI TE …..FREGANDOTENE DI QUELLO KE GLI ALTTRI poSSONO PENSARE…..E UNO KE SCRIVE TT CIO……UNO KE AMETTE DI ESSERE UNO STRONZO …IN FIN DEI KONTI NN è TANTO  NA "pippa"……..complimenti…..veramente…….

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.