La tradizione continua: altra Mini

Ho completato l’aggiornamento del parco auto. Dopo la morte di mia madre, ho dovuto per forza riorganizzare anche i mezzi che avevo e non è stata una passeggiata. Vendere le auto e cercarne altre, come le vorresti, è sempre un problema che ti toglie parecchio tempo.

Ma andiamo per passo.
Il primo round è stato quello di vendere la Jeep Compass e ciò è è dovuto a delle necessità che venivano a meno, soprattutto per quanto concerne il trasporto di animali (ormai quasi tutti presi da mia sorella) e persone. Il suv era pensato come un compromesso tra le mie necessità e quelle di mia madre (i miei fratelli non guidano suv e non sono in grado di farlo). Per lasciarla con la Mini e non costringerla a comprare un auto più voluminosa, mi son sacrificato io (qualcuno sorriderà, ma girare a Roma con un SUV è da suicidio), ma a patto di scegliere un mezzo che almeno mi piacesse. Alla fine optai la Jeep Compass, sostituendo il Nissan Qashqai (tanto di cappello a quest’auto che non mi ha mai dato problemi) dopo quasi dieci anni di vissuto. Venendo poi a mancare mia madre ad un anno esatto in cui la presi (la data di acquisto è la stessa del decesso), non c’era più necessità di tenerla. Dopo un anno e mezzo di vissuto, la Jeep Compass l’ho venduta per vie private. Il suv aveva mercato, ma non nascondo che fare trattative con gente che pretendeva di pagarla sotto i 20’000 Euro (una Jeep di un anno e mezzo, con soli 7500km, tenuta perfetta!) non è stata una passeggiata. Son comunque riuscito a piazzare l’auto al suo prezzo di mercato (ho sacrificato mi pare 600 o 700 euro a causa di quella porcata chiamata “passaggio di proprietà) e devo dire di non essermene mai pentito.

Il secondo round era cambiare la Mini di mamma, ormai quasi ventenne, che non pochi problemini aveva. L’avrei potuta sistemare con 2-3000 euro di spese qua e là e l’avrei rimessa a dovere, solo che non so quanto valesse la pena per un auto che comunque aveva un valore minimo e che per le mia finalità era forse un po’ limitata. Poi, oltre ad un discorso meccanico, c’era anche quello sentimentale: dovevo dare un taglio ai ricordi, così l’ho sacrificata, sostituendola con una più recente e quindi restando fedele al marchio MINI: una legame personale che dura vent’anni e che prosegue i cinquanta di tradizione in famiglia, portati avanti con una passione inestimabile da mia madre.
Cambiarla non è stato affatto facile: essendoci stato di mezzo l’inverno e la quarantena del Coronavirus, praticamente ci ho impiegato otto mesi per trovare una degna erede: alla fine trovai qui a Roma una Cooper D del 2016, a buon prezzo, direttamente dal concessionario BMW. Il fatto che fosse poi coperta dalla garanzia Mini Next, di 4 anni, mi ha convinto a prenderla. C’erano poi dei dettagli che cercavo come il tetto apribile e il colore nero (il più ostico da mantenere in questa città di seghe e incivili, ma il più bello). Ho dovuto però rinunciare ai full led, anch’essi cercati e al motore SD (un 2.0), ma vi garantisco che trovare una Mini, con tutte queste cose, al di sotto dei 20k euro, seppur usata, era un’impresa. Sarei dovuto andare in Germania per trovare qualcosa di buono, col rischio però di ritrovarmi con qualche problematica scoperta dalla garanzia, quindi mi son accontentato (direi bene) con una normale versione Diesel, che mi è stata data in condizioni direi pari al nuovo, pur avendo 60k km alle spalle.
Perché tornato al diesel? Perché le elettriche costano un macello, non hanno autonomia a sufficienza per fare trasferte e perché la stessa Mini non ha ancora adottato versioni “termiche”, che oggi sono quelle largamente apprezzate per chi deve affrontare percorsi misti.
Considerando che ci troviamo ancora lontani da un vero cambio di rotta verso l’elettrico, preferisco avere questa che, per quanto sia, tra cinque anni, seppur a Roma vogliono escluderla dal centro storico, può essere appetibile fuori dal territorio capitolino. Per come le tengo io, poi, a buon prezzo son sicuro che la riuscirei a piazzare. Poi, mai dire mai: può essere che magari la darò indietro grazie a qualche incentivo (sicuramente in futuro ne faranno ancora più appetibili) e prendere una versione elettrica o termica più “matura”, sommato ad un inevitabile conguaglio, ma per ora staremo a vedere…
Di fatto, sto con un diesel euro 6 che inquina di gran lunga meno rispetto al benzina euro 3. Lo sento beatamente quando la parcheggio in garage. E’ inutile dire che fare un taglio su tutti i diesel e non fare lo stesso coi motori a benzina di vecchia generazione, sa molto di ipocrisia e di scelte influenzate da interessi esterni di cui non mi interessa nemmeno spenderci due paroline. Voglio dire: vuoi salvare il mondo? Iniziamo ad eliminare i diesel e i benzina di vent’anni fa e hai voglia a dire che la qualità dell’aria non cambi rapidamente…
Comunque, tornando al discorso principale, di questa nuova Mini è presto per dare una valutazione, tuttavia posso dire a primo impatto che l’ho trovata meno spartana, più auto, molto più lontana dal concetto MINI per quanto concerne il motore e i rapporti, che essendo a gasolio, sono più corti e le MINI, al contrario, hanno sempre presentato dei rapporti lunghi.
La chicca delle chicche è esser passato al cambio automatico. L’ultima esperienza che ho avuto con l’automatico è stata con la Smart Fortwo, seconda serie, e fu una cosa traumatica, tanto che dopo due – tre uscite non l’ho più guidata.
Con questa Mini Cooper, versione F, ci troviamo invece in un’altra realtà, decisamente più moderna: motore BMW e doppia frizione. Cambio reattivo, preciso. La coppia si fa sentire in modalità sport. Per esser un semplice 1.5 Diesel, pensavo di avere tra le mani un trattore e invece l’auto reagisce bene nei sorpassi. Di Mini è rimasta la tenuta e il servosterzo che è un po’ duretto rispetto alla media. Rimane incollata a terra. Io che ho la 5 porte (per i tradizionalisti e i più giovani è quasi una bestemmia), non ho trovato sostanziali differenze di tenuta rispetto alla Cooper R50. Ci ho percorso un migliaio di km, ma mi esprimerò con più accortezza tra un po’ di mesi.

Devo dire che sono contento di essere rimasto con la Mini. Lo volevo con tutto me stesso. Per ora non mi pento della scelta fatta, dettata soprattutto dall’amore ereditato da mia madre e che nutro per questo marchio da quando ero bambino. Speriamo che continui a regalarmi tante soddisfazioni.

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.

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