La truffa della finta strusciata sull’auto procurata dallo scooter

Se non fosse per i criteri di notiziabilità di questi maledetti telegiornali che diffondono solo le notizie che vogliono loro, forse non sarei mai stato fregato come successo ad Agosto, a Roma, nella mia più totale ingenuità, mentre partivo per le ferie estive.
Loro, su uno scooter, si appostano a un semaforo e scelgono la vittima: meglio se donne o anziani, altrimenti puntare dritto verso auto grosse, come i suv o le Station Wagon.
Scatta il verde e il malcapitato guidatore, pensando esclusivamente a guidare, si troverà sulla sua strada, davanti a sé, uno scooter, con velocità molto blanda, tutto a destra. Vanno piano a tal punto che un qualunque automobilista sarà spinto a superarli, visto lo spazio più che sufficiente per effettuare il sorpasso. È proprio nel sorpasso che agiscono come fulmini: il malcapitato sente una botta che può variare da un piccolo oggetto a un pugno. Il punto che colpiscono è quello impossibile o quasi da vedere per il guidatore: lato passeggero posteriore.A quel punto o ci si ferma a capire cosa è successo, oppure loro ti raggiungono e con tono piuttosto aggressivo, ti fanno capire di avergli beccato lo scooter durante il sorpasso. Ovviamente la preda entra in confusione, non capendo come diavolo sia possibile di aver colpito lo scooterista, se nei fatti si era sicuri di averlo sorpassato coi dovuti metri di sicurezza. E poi, viene spontaneo chiedersi: come ha fatto a non cadere?

Ma in quei momenti si è in preda alla confusione (e ci si può anche spaventare se sono aggressivi) e loro lo sanno bene, così agiscono alzando la voce o facendoti pesare il fatto che tu sia l’unico colpevole.
Ti fanno vedere il danno e i più bravi ti fanno vedere persino che la fiancata sulla tua macchina corrisponde alla perfezione a quella arrecata sul loro scooter (già fatta prima che avvenisse il tutto).
A causa delle assicurazioni che aumentano di classe in maniera spietata, pesando più che mai sulle tasche del povero malcapitato, si pensa subito a risarcire il danneggiato passando in contanti, con cifre che arrivano addirittura a 400€ (!!!), come il truffatore stesso spera di ottenere. Non fanno i CID (gran parte delle volte stanno su motorini rubati) e se li fanno, vorrebbero che tu scrivi cose non vere (che tu li hai colpiti *non vedendoli, tagliandogli la strada o altre cose tutte a favore loro), ma questo è raro perché le assicurazioni hanno i loro periti che se fanno bene il mestiere (quasi sempre) riconoscono benissimo se il danno (in genere strusciate) è vero o procurato ad arte.
E così è stato con me, con una dinamica delle strusciate fatta ad arte, e non avrei mai pensato che mi stesse fregando. I sospetti ce li ho avuti soltanto quando ero rimontato in macchina, quando non comprendevo l’indisponibilità nel fare un CID, solo a scopo cautelativo. Poi arrivato alla località, guardo scrupolosamente la parte strusciata sulla macchina (me ne sono fottuto di portarla in carrozzeria, perché tanto le strusciate le fanno quando meno te l’aspetti) e vedo la traccia di una scarpa. Vado in rete e scopro per la prima volta che esiste anche questa truffa, che sta prendendo il posto di quella sputtanata sullo specchietto.
Tanto è stato il veleno che ancora oggi non me lo perdono.
Poi, quasi come se il destino mi volesse fare riscattare, pochi giorni fa è successo nuovamente una situazione analoga! In otto mesi già due episodi direi che è preoccupante. Stavolta, però, l’esito è andato diversamente.
Avvenuto su Lungotevere, altezza Ara Pacis, in piena giornata.
Scendo per andare verso il sottopassaggio che porta al palazzo della Marina (dir. Roma Nord). Poco prima di passare sotto il ponte del passante (precisamente dove finiscono i sampietrini e inizia la parte asfaltata), vedo davanti a me un tizio, con uno scooter di colore grigio, di cilindrata sicuramente superiore ai 250 cc, che cammina blando blando tutto a destra. Lo superano tutte le vetture che mi precedono e così poi anche io. Memore dell’esperienza avvenuta solo 8 mesi fa’, seguo con attenzione questo modo sospettoso di guidare dello scooterista.
Lo supero. Seguivo attentamente dallo specchietto la sua presenza, ma nulla succede finché sparisce dietro e proprio in quel momento sento una botta di dietro: il rumore è tipico di un chicco di grandine, sassolino o pinolo che cade violentemente sulla carrozzeria.
Ricordandomi dei vari tipi di segnalazioni pubblicate su internet, non mi sono fermato. Vedo lui fare dei cenni dallo specchietto, poi con una sgassata mi raggiunge facendomi segnali e mi affianca: abbasso il finestrino – tutto mentre camminavo – e con tono aggressivo, quasi minaccioso, mi insulta: “ma che non lo vedi che mi hai preso?”. Io continuo a mantenere i nervi saldi e replico che non ho né visto e né sentito nulla.
E lui continua: “Manco scusa chiedi!? Manco scusa!? Ma è roba da pazzi! Mi hai preso! Ma come cazzo si fa! Manco scusa si chiede più!”. Un’autentica scenata napoletana, con tanto di gesticolazione disperata che se la facessero agli studi di Cinecittà, forse qualcuno li potrebbe assumere come attori di secondo piano.
Al che si arriva al semaforo, quello che precede la Marina: è rosso e lui, quasi spiazzato dalla mia faccia da culo (sorridevo incredulo) mixata da una sorta di menefreghismo, non dice nulla. Tutto tace e lui manco mi guarda in faccia. Rimane davanti a me.
Poi, si riparte, e lui fa dei cenni come dire di fermarsi di fronte al Palazzo della Marina, ma io un po’ perché non avevo manco capito se fosse un pazzo delirante che ce l’aveva col mondo (per un attimo ho pensato che avessi a che fare con un pazzo), un po’ perché ormai avevo capito il copione, sono andato avanti per la mia strada e l’ho ignorato. Dallo specchietto, nonostante il traffico caotico che c’è in quel punto quotidianamente, ho notato che si era accostato e mi guardava senza fare altro, impotente, perché non aveva in realtà un cazzo e perché mi voleva soltanto fregare!
Mi fermo 2 km dopo, su Lungotevere Oberdan, lontano dall’accaduto. Ero avvelenato per gli eventuali danni subiti, ma l’auto mi è sembrata fortunatamente priva di graffi, ma non ne sono sicuro perché è sporca, quindi magari qualche segno c’è e io non l’ho ancora visto. Nonostante il traffico, tengo a precisarlo, nessuno si è degnato di venire a mio supporto per avvisarmi che stava tentando di fregarmi, ma forse il lancio della moneta o di un sasso non è stato semplicemente avvistato da chi mi stava dietro.
Raccontatovi ciò, forte di una duplice esperienza e consultazione di avvocati e polizia, ciò che posso suggerirvi è:

  • chiamare i vigili e riuscire a prendere la targa. Quando vedono che non c’è trippa per gatti, scappano come fulmini. In genere propongono di andare alla Polizia Municipale, ma poi scappano come conigli, lasciando la povera vittima imbottigliato e impotente nel traffico, con tanto di strusciata infame.
  • Alle persone più temerarie, se entrate in preda al panico e avete capito che vi stanno fregando, andate alla prima postazione di polizia o con faccia tosta, invitate loro a seguirvi.
  • Se riuscite a fargli una foto, tanto di guadagnato, ma so che è una cosa difficile perché loro giocano ad essere aggressivi verbalmente, ossia ti parlano in testa e non ti danno il tempo di ragionare. Poi cambiano i toni quando si tratta di contrattare una cifra. Nelle peggiori delle situazioni, non scendete e dirigetevi alla prima stazione di polizia se loro sono insistenti.

Ricordatevi, comunque, che il copione è una botta sul posteriore destro dell’auto e poi appare improvvisamente qualcuno a lamentare di essere stato colpito.

Ben vengano altri racconti su vicende analoghe, ma è bene sapere che tutte hanno inizio proprio da questo dettaglio. Non fate gli stronzi, andate dai vigili. Se poi risulta vero tutto quanto (questo lo dovreste sapere voi in primis) dalle perizie dei vigili, c’è sempre tempo per contrattare con la vittima. Non siate ingenui. Purtroppo, grazie a questi figli di P., bisogna stare in malafede con tutti, anche per le cose più evidenti.

 

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.