L’anonimato di Google Plus

Lo davano per un successo o addirittura il degno successore di Facebook, eppure Google Plus non è mai arrivato ai risultati sperati. Come se non bastasse, in questi giorni si rumoreggia sempre più di una sua possibile chiusura. Da Mountain View, fanno sapere che in realtà Google sta riorganizzando la sua struttura interna per fornire un servizio di maggiore qualità, soprattutto col suo sistema operativo Android, ormai diventato punta di diamante dei suoi prodotti.
Google plus, nato tre anni fa, oggi a stento riesce a trovare il suo vero ruolo. Per ora rimane apprezzato dai brand per quanto concerne il SEO e per la sua fusione con altri suoi servizi web di prima qualità. I motivi del suo insuccesso, fino a questo momento, sembrano legati a funzionalità già esistenti in rete e dal fatto che i suoi abitanti, in gran parte, erano semplici utenti iscritti al servizio di posta elettronica Gmail. Per aumentare la sua popolazione, non è bastata nemmeno la fusione dei profili Youtuber con Google Plus e come se non bastasse, ad allargare questa popolazione inanimata, sono stati aggiunti anche gli “androidiani”, ossia i mobile-users coi dispositivi targati Android.
E’ difficile capire dove Google possa migliorare. Sul fronte social, Facebook è irraggiungibile e sul piano comunicativo Twitter sembra più apprezzato, nonostante abbia trovato in Google + un sistema di condivisione di maggiore qualità e un target potenzialmente superiore. Il problema del suo mancato successo, ad ogni modo, sta alla radice: si era posto per contrastare lo strapotere di Facebook, ma non ha preparato una valida ed innovativa alternativa di esperienza agli utenti. Senza la partecipazione degli utenti, le qualità offerte da Google si sono fermate sul SEO e l’interazione dei suoi servizi di punta (Maps, Local e Youtube).
In conclusione, quello che manca a Google realmente è offrire valide motivazioni per intrattenere gli utenti, quello che Facebook è riuscito efficacemente con una semplicità assoluta attraverso il “restare in contatto”, rivolgendosi universalmente e lasciando poi al pubblico di fare il resto. Google ha fatto lo stesso, ma con gli iscritti ai suoi servizi e in nettissimo ritardo.

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.