Le città più grandi d’Europa in superficie

Roma, ZodiacoE’ un argomento che mi ha appassionato sin da bambino.
Tuttavia, crescendo, non ho mai trovato esatte indicazioni perché le estensioni delle città vengono calcolate in base a delle precise divisioni territoriali fatte dalle istituzioni locali.
Roma ne è un esempio chiaro: se venisse calcolato solo il terreno che è all’interno del GRA, competerebbe con Parigi, Madrid o Berlino.
Nei fatti, però, i suoi territori vanno oltre il GRA (Ciampino, Ostia, Tivoli, Monterotondo, Fiumicino, ecc. ecc.), quindi le cifre sulla sua estensione arrivano ad essere anche il doppio (guarda qui).
Una situazione analoga è presente anche a Londra, che è stracolma di quartieri e sobborghi. Se venissero inclusi tutti quanti questi, è facile ipotizzare che Londra diventi la città più grande d’Europa, stando ai dati offerti da Wikipedia.
Quindi questa classifica va presa con tutte le relatività di questo mondo, ricordandoci, come ho detto prima, che ogni paese ha un suo sistema nel contare la superficie della sua città.

Ecco la classifica attuale, basandomi su quello che riporta Wikipedia:

Istanbul, Bosforo1. Istanbul 5’538 km²
2. Ankara 2’516 km²
3. Londra 1’579 km²
4. Roma 1’285 km²
5. Mosca 1’081 km²
6. Berlino 892 km²
7. Kiev 839 km²
8. Parigi 762 km²
9. Madrid 607 km²
10. San Pietroburgo 606 km²

In rete non è facile trovare un dato preciso, anzi c’è parecchia confusione.
C’è chi arriva a calcolare l’estensione in base alla densità abitativa e chi fa un calcolo approssimativo sulla popolazione, che non c’entra assolutamente nulla con quello che riporto qui.
Siete rimasti sorpresi?

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43 Responses

  1. è imbarazzante la dimensione in confronto a milano…praticamente è 10 volte più grande!
    ma cmq alla fine di tutto la differenza sostanziale la fa la densità di popolazione….lì le cose cambiano.
    poi c’è un’altra cosa discutibile nei dati che ho visto su roma,ossia dice che siamo due milioni e mezzo o giù di lì: ma tutti quelli che abitano qui come pendolari,studenti o quelli che non hanno denunciato la residenza per i comodi loro,li hanno mai contati????
    te lo chiedo perchè secondo me siamo il doppio e la pensano in parecchi questa cosa.

  2. Ma direi che siamo in media 4 milioni di persone a roma…poi col giro di gente che ogni giorno passa siamo arrivati anche a 8 milioni!

  3. Il dato di Parigi non è esatto:in reltà la capitale francese ha una superficie più ridotta (105 kmq) che risulta essere inferiore rispetto a quella della nostra Milano (180kmq), ovviamente al netto della sua banlieue.Ma quando pensiamo a Parigi pensiamo alla città propriamente detta,non ai suoi sobborghi,così come quando pensiamo a Milano non ci viene in mente Corsico o Cinisello.

  4. Considerare Parigi o Milano rappresentando solo i kmq comunali é un dato alquanto falso e inverosimile. Quello che bisogna considerare é l’agglomerato urbano perché allora lí le cose cambiano di molto. A Milano, ad esempio, considerare i vari Cinisello Balsamo, Sesto San Giovanni, delle cittá a se stanti é irreale, poiché c’é piú continuitá urbana tra questi ultimi che neanche tra Roma e quello che sta’ fuori dal Grande Raccordo Anulare. Del resto basta guardare una foto satellitare, dove non vengono considerate le assurde divisioni amministrative, per accorgersi che l’agglomerato urbano di Parigi o di Milano sono ben piú vasti della Capitale italiana. Guardando queste foto si ha la netta sensazione di come Milano, ad esempio, sia tenuta artificialmente piú piccola di quella che é la sua reale dimensione urbana, fisica e non.

  5. @Massimo
    Come scritto sopra, i calcoli sono solo una conseguenza delle divisioni stabilite dalle amministrazioni locali (per necessità e altre diecimila ragioni).
    Se volessimo pignoleggiare, Fiumicino, che è attaccato a Roma, è considerato un comune e dunque non considerato parte della superficie del Comune di Roma, eppure c’è un forte agglomerato in crescendo proprio tra il luogo stesso e la parte Sud Ovest della capitale.
    Stesso discorso lo si può fare su Tivoli ed altri luoghi che sono praticamente alle porte di Roma.
    L’errore grossolano di molti (che probabilmente conoscono poco Roma) è che secondo loro questa finisca col GRA. Niente di più sbagliato.
    Tra l’altro ritengo superficiale guardare la densità di una città, a occhio nudo, da un satellite. Basta un parco (e Roma ne ha numerosi, ad esempio da quelli di Ostia fino ad arrivare a quelli dei Castelli) per confondersi e non riconoscere gli agglomerati.
    Roma è confinante a nemmeno 20km dagli Appennini (e ai piedi di questa catena rimane abitata), a Est; stessa distanza a sud coi Castelli (considerati comuni, ma attaccati a Roma) e a Ovest da Fiumicino che dista nemmeno a 10km.
    Come grandezza Roma è superiore alla superficie di Milano e di Parigi, senza se e senza ma, ma dei legittimi dubbi vanno fatti sui rapporti con città come Berlino, Madrid e persino Mosca.
    Poi va beh, ad ognuno le proprie convinzioni. :-)

  6. Le necessitá sono tutte strettamente politiche, in quanto ognuno vuole tenere ben stretta la sua poltrona. Fatto sta’ che Milano cosí come Parigi in qualsiasi classifica che consideri l’agglomerato urbano, sono davanti a Roma. Per fare un semplice esempio, Foggia ha una superficie comunale di quasi tre volte superiore a quella di Milano, ma nessuno si sogna, partendo dall’Ocse, all’ultimo degli urbanisti di dire che la cittá pugliese é piú grande di quella lombarda. In un territorio che abbia un raggio di 60 km dal centro di Milano abitano circa il doppio degli abitanti che si hanno a Roma. Come diceva Guido Martinotti, sociologo e urbanista, in Italia si considera la superficie comunale, ma che ai fini della risoluzione dei problemi non sono dati attendibili. Ripeto, senza presunzione, di guardare le foto satellitari per rendersi conto di come Milano sia con una superficie troppo “stretta” rispetto alla sua dimensione urbana. Ci sono cittá come Monza che sono piú attaccate a Milano di non quanto sia Fiumicino a Roma, con la differenza che Monza addirittura é diventata provincia. Interessante, per questi discorsi é consultare il sito http://www.Skyscrapercity.com sezione italiana in cittá metropolitane. Per concludere, prima Milano allarga i suoi confini e prima ne beneficeranno i suoi cittadini.

  7. Ma se tu mi vieni a considerare tutta la provincia (perché mi hai quasi elencato tutti i posti della provincia MI), allora è un altro discorso. E’ proprio tutta la Lombardia (o meglio a Milano e hinterland) che c’è un agglomerato più compatto. Se ci rifacessimo a questo tipo di calcoli, allora anche Napoli supererebbe Roma poiché sia a sud, andando a Salerno, che a Nord, andando a Caserta, ha una superficie popolata compatta e lo si nota anche a occhio nudo.
    Uscirebbero dei numeri mostruosi – altro esempio – se unissimo tutte le città della riviera romagnola, che sono tutte attaccate e divise solo dalle amministrazioni locali.
    Insomma, qui andiamo su un tipo di interpretazione in via non ufficiale e puramente soggettiva.
    Per esperienza vissuta mi riesce difficile paragonare la grandezza di Milano a quella romana. Mi basta il mio municipio per non avere dubbi. :-)

  8. É bene quel che dici che Napoli e Milano hanno un territorio comunale che sconfina nella provincia formando un unico agglomerato urbano, il fatto che questo non sia misurato nei kmq comunali non significa che siano una realtá tangibile ad occhio nudo. A Milano, ti capita di attraversare una strada ed entrare in un altro comune e questo denota la sorditá della politica di fronte a una realtá. Quelli che sono comuni della provincia in realtá potrebbero essere benissimo considerati dei quartieri milanesi, tra l’altro serviti dall’azienda trasporti municipali e legati dagli stessi servizi del capoluogo. Io non considero solo la provincia, nel caso di Milano, perché l’area urbana milanese esce molto spesso dai confini provinciali e non lo dico io ma eminenti urbanisti e sociologi. Quei numeri mostruosi di cui parli ce li abbiamo sotto gli occhi ma non vogliamo gestirli a livello politico perché altrimenti l’assessore ai trasporti di un comune dell’hinterland milanese perderebbe la poltrona e non avrebbe piú ragione di esistere poiché il tutto é coperto dal servizio trasporti del comune di Milano. É vero che non ci sono numeri ufficiali ma non si puó parlare di soggettivitá perché il cittadino vive sulla propria pelle questa anomalia. Per fare un esempio, la metropolitana di Milano non si riesce a far uscire dai confini comunali proprio perché non esiste un ente sovracomunale che gestisca un territorio legato indissolubilmente al capoluogo milanese. La mia esperienza mi dice che i numeri dicono ben poco, infatti qualsiasi ente internazionale non considera i numeri delle superfici comunali ma bensí quelli dell’area metropolitana e questo vale anche per una cittá come Roma.

  9. Volendo, anche molti comuni di Latina potrebbero essere “sociologicamente” più legati a Roma.
    Non nasconderei nemmeno il fatto che la suddetta è nata nemmeno un secolo fa ed abitata prevalentemente dalla popolazione romana e di padova.
    Inoltre ci si dimentica che Roma, a differenza di una Milano o Parigi, o anche Londra, ha una vasto territorio occupato da parchi protetti e luoghi non edificabili, per via di reperti archeologi (basterebbe pensare alle zone Appia o Aurelia), perché privati (appartenenti alla Chiesa, in gran parte) o sotto il controllo dei “palazzinari” e imprenditori di nota fama.

    Nei dati si contano città come Istanbul a cui viene contata anche la superficie marittima.
    Logica e ovvia la motivazione di tali scelte,dettata più da ordini amministrativi che di vario genere,ma considerare Milano più grande di Roma è frutto di chi forse Roma la deve girare bene in tutti i suoi punti che, mi creda, io che son di Firenze, ancora non so dove finisca esattamente.
    Il fatto che una collina divida un quartiere dall’altro è un dato certo e questo non fa che confermare tesi su quelle città come Atene – presa una a caso – che in quanto a densità popolativa superano di gran lunga Roma, così come l’area edificata (a parte lo spazio vuoto lasciato all’imponente Agropoli), ma basarsi su dati di mappe virtuali o statistiche sociologiche (!?!?) non risolve la questione.
    Se solo la superficie di Milano è grossa quanto un Municipio di Roma,le lascio immaginare i vari Comuni milanesi quanto riescano a raggiungere se sommati alla vastità degli altri 19 restanti Municipi + comuni legati alla capitale.

    Poi c’è un altro discorso – visto che lei ha toccato la sociologia – ed è quello dell’imprenditoria. Mi creda, costruire a Roma non è una passeggiata come avviene a Milano, sia per l’alta presenza di reperti archeologi, sia per la mentalità (disponibilità economica negli investimenti quasi sempre non sufficiente) e sia perché c’è una “certa” influenza politica……
    Tutte questioni, queste, che vanno avanti dal dopoguerra e mai risolte.
    Cordiali Saluti

  10. Piu’ che girare, sottolineo il fatto che parla da se’ ovvero le immagini satellitari diurne e notturne. Mi parla di superficie comunale, come siamo abituati noi italiani, ma che non rappresentano la dimensione urbana. Roma, ha un comune molto vasto, ma la sua area urbana è rappresentata da un terzo della superficie comunale. Milano, al contrario, ha un comune ridotto rispetto alla sua area urbana, che tra l’altro non si riesce a delimitare. La facilita’, come lei sottolinea, di costruire a Milano al contrario delle difficolta’ che si incontrano a Roma sono tutte dovute a ragioni politiche. Nel capoluogo lombardo ci sono molte case sfitte e si continua a costruire senza peraltro fare una politica di case popolari a prezzi accessibili. La conseguenza di tutto questo è che, nel corso degli anni, la popolazione del comune di Milano è diminuita ma è andata ad abitare nella sua vasta area metropolitana producendo il fenomeno di citta’ diffusa, in cui la popolazione va’ nel suo comune di residenza solo per dormire ma poi si reca a Milano per tutto il resto. Ricordo, se ne è interessata, di consultare il sito www. Skyscrapercity.com nella sezione italiana dove si parla abbondantemente delle citta’ metropolitane gia’ presenti nella costituzione italiana dagli anni 90. Per finire le parole di Guido Martinotti sociologo urbanista:“Le cose che abbiamo appena sentito sono anni che ce le diciamo, ma siamo sempre fermi allo stesso punto. Questa Milano, che era la capitale morale ed economica adesso non lo è più, e una delle ragioni è proprio che la classe dirigente – compresi i professori, tutti – non abbia capito cosa sta succedendo a questa città. Milano è la metropoli più grande d’Italia, con circa 6-7 milioni di abitanti. La seconda è Napoli e la terza è Roma. Invece noi abbiamo una visione tutta invertita perché prendiamo erroneamente in considerazione i Comuni. Quello che sta succedendo non dobbiamo solo saperlo, ma farlo diventare parte della nostra convinzione in modo da evitare gli errori; infatti noi continuiamo a parlare di milanesi, di quello che devono fare quando, secondo me, molti di questi milanesi non ci sono più, ma ci sono altri attori. Dentro questo cluster generale occorre incoraggiare la messa in atto di azioni di tipo economico, industriale, commerciale, però la cosa fondamentale è che Milano ha smesso di essere una città accogliente.”

  11. Ma lei può trarre tutte le conclusioni di questo mondo (cioè per ora leggo solo quelle dei milanesi),però quando io giro a Lodi,so che sto a Lodi. Quando io sto a Tivoli,so di essere a Roma perché c’è scritto Roma e perché tutti gli abitanti di Tivoli la ritengono Roma.
    A Milano lo specificano che Lodi non è Milano e non lo so nemmeno io il perché,ma lo specificano.
    E’ lo stesso discorso di chi si sente abitante di Torre del Greco e non di Napoli: sa di essere a due passi di Napoli,di appartenerci,ma prima è di Torre del Greco.
    A Roma questa forte appartenenza del proprio Comune non c’è mai stata e forse è dovuta alla presenza del Vaticano che è sempre stato un fortissimo punto di riferimento per comuni e interland romano (e senza contare degli immensi patrimoni formato terreno che appartengono a questo e ai suoi ordini religiosi).
    comunque è inutile proseguire…lei è convinto delle sue idee,io delle mie.

  12. Ma vede, quello che dice un cartello stradale o quello che pensa un abitante, dal punto di vista sociale conta molto poco. Per fare un esempio nei primi cento comuni italiani, classificati in base alla superficie comunale non figurano ne’ Milano ne’ Napoli, il che significa che quei cartelli stradali che disegnano la superficie comunale non riescono a disegnare il vero agglomerato urbano e tanto meno l’area metropolitana che gravita attorno ad un comune principale ( casi come Milano o Napoli). Tra l’altro sia per Napoli che per Milano capita di attraversare una strada e passare da un comune all’altro evidenziando l’ottusita’ della politica di fronte a comuni ben piu’ grandi dei loro limiti amministrativi. Lei mi parla di un abitante di Lodi che ovviamente si sente lodigiano e non milanese, ma lo stesso lodigiano ogni mattina si reca a Milano per lavorare, utilizza servizi di Milano, come mezzi pubblici e quant’altro e quindi ci si rende conto che quando Milano costruisce un’infrastruttura non puo’ calcolare solo gli abitanti del suo comune ma quello della popolazione che ruota attorno al capoluogo lombardo. Certo Lodi e’ specificata perche’ è un comune, ma mi creda, è legata indissolubilmente a Milano a partire dall’azienda trasporti che è quella milanese.La mia non vuole essere uno sminuire la citta’ di Roma, che tra l’altro e’ molto piu’ bella di Milano, ma dietro i numeri delle superfici comunali ci sono discorsi tutt’altro che trascurabili che disegnano una classifica ben diversa da quello che si pensa.

  13. Pensare che le citta’ siano delimitate da cartelli stradali o dall’opinione di cosa si sentano, geograficamente parlando, i suoi abitanti, fa’ parte di un discorso alquanto approssimativo e irreale. Se un abitante di Lodi, lavora e vive l’intera giornata a Milano, sfruttando i servizi milanesi, quali primi fra tutti i mezzi pubblici, lei concordera’ con me che Lodi è legata indissolubilmente a Milano formando quella che si chiama Area Metropolitana. É quest’ultima che acquista una maggiore importanza piú, che il singolo comune, ai fini di problemi quotidiani che affliggono non solo Milano, ma anche la maggior parte delle grandi cittá italiane. Per fare un esempio, non si riesce a fare uscire le nuove linee metropolitane dal comune di Milano, quando i suoi beneficiatori, ovvero chi le userá quotidianamente arrivano addirittura da altre regioni come Piemonte, con Novara e Emilia Romagna, con Piacenza. Non solo bisogna considerare questo, ma anche il fatto che nella costruzione di infrastrutture partecipano, con i propri contributi, il milione e trecentomila abitanti del comune milanese, quando invece il bacino che viene servito raggiunge i 6-7 milioni. Le conseguenze sono facilmente intuibili, si finisce con il costruire nulla oppure si impiegano vari anni. É intuibile che una gestione di questo tipo rende il tutto piú difficile per gestire un territorio cosí complesso come quello milanese. Negli Stati Uniti, dove si inventarono le Aree Metropolitane, é normale comprendere nella gestione metropolitana, una cittá che dista 200km dalla cittá principale, in Italia ci si scandalizza nel dire che San Donato Milanese, potrebbe essere considerato benissimo come un quartiere di Milano. Tra l’altro cosí facendo ci sarebbero meno politici da mantenere.

  14. Massimo: la citta’ di Roma – per estensione – contiene Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Bari eFIrenze messe insieme. L’estensione di una citta’ non la si calcola “per costruito”. Ovvero, vanno inclusi i parchi (di cui Roma possiede un grandissimo numero al suo interno, trattandosi di Ville Comunali, Parchi Regionali e Parchi Archeologici). I “vuoti” urbani fanno parte della metropoli. Milano, pur essendo densamente edificata ma in un territorio 10 volte piu’ piccolo, muore nella pianura Padana molto velocemente. Specialmente a sud —
    Da est ad ovest (contando la citta’ continuativa) Roma unisce le aree pre-montuose di Pantano con il mare (Ostia). La linea metropolitana C (la cui prima trance verra’ aperta il prossimo anno) colleghera’ il centro con Pantano in quello che e’ un lunghissimo continuum urbanizzato lungo la Casilina. E parliamo solo di una sola parte di Roma est (senza guardare Lunghezza, Casal Monastero ed altri aree lontanissime dal centro storico e che sono ancora in territorio cittadino). A Milano, tali distanze ti condurrebbero a Pozzuolo Mantesana, che di Milanese ha beno poco. O a Bareggio, che i Milanesi non sanno neppure dove sia…
    Se si vuole contare l’area metropolitana (uscendo dalla vera e propria citta’) Milano si circonda di moltissime citta’ satellite (un po’ come nel caso di Parigi citta’ e Ile De France). Ma l’Ile De France ha una sua organizzazione politico/amministrativa nel quale i trasporti pubblici connettono le varie aree. Rimane il fatto che l’Ile De France NON E” PARIGI. La contiene ma e’ una regione con citta’ indipendenti tra loro che possiedono una propria identita’.
    Se si considera l’area metropolitana, Roma metropolitana possiede un territorio ancora piu’ vasto di quella di Milano (anche se meno abitato). Ma qui parliamo di territorio e non di popolazione. Il confronto Roma – Milano e’ come il confronto New York – Los Angeles, Se New Your e’ piu’ densamente popolata di Los Angeles (e pure di molto) e’ circa 10 volte piu’ piccola.
    Roma e’ la terza citta’ in Europa per estensione e i numeri lo dicono chiaramente. In Italia (specialmente al nord) c’e’ sempre il desiderio di sminuire la capitale ed il suo ruolo. Ebbene: Roma e’ – e rimane – l’unica vera metropoli in Italia per popolazione ed estensione capace di competere con le altre grandi metropoli europee.
    Milano e’ un centro importantissimo in Italia, ma in termini di dimensioni e’ molto ristretta.

  15. Caro Koll, praticamente non sono d’accordo su niente con quello che dici. Le classifiche di istituti come l’Ocse o altri che considerano l’agglomerato urbano mettono sempre Milano davanti a Roma. Roma é il comune piú grande d’Italia ma non l’agglomerato piú vasto. Ricordo che Roma é contemporaneamente il comune piú grande, con area agricola piú vasta d’Italia. Comunque ognuno rimane convinto delle proprie idee, con la differenza che le tue contrastano con classifiche e opinioni di urbanisti che se ne intendono piú di te e di me messi assieme. Eppoi scusami la cittá per definizione non é quella dei cartelli stradali o delimitata da linee immaginarie che troviamo sulle carte geografiche ma bensí l’agglomerato urbano, perché altrimenti Foggia sarebbe tre volte piú grande di Milano.

  16. Koll, analizzando meglio la tua e-mail, sinceramente ci sono cose che difficilmente possono essere considerate reali. É proprio il continuum urbano, quello che caratterizza il comune di Roma. Essendo il comune agricolo piú grande d’Italia, giá questo fa denotare come il continuum urbano, in alcuni punti si fermi in pochi chilometri. Ma basterebbe guardare le foto satellitari per accorgersi delle differenze di dimensione urbana tra Milano e Roma. Mi parli di Pozzuolo Martesana come se non avesse a che fare niente con Milano dimenticandoti di come faccia parte dell’area metropolitana milanese e non di un territorio a se stante. Oppure Bareggio che i milanesi non sanno dove sia, vero ma poco importante perché sono gli abitanti di Bareggio che sanno dov’é Milano e capirai che dicendo cosí le cose cambiamo di molto. A proposito di continuum urbano, é proprio quest’ultimo che caratterizza Milano, dove fisicamente esiste si cambia comune e per cosí dire si “rimpicciolisce” la cittá vera e propria, a Roma al contrario dove non esiste da chilometri si é sempre nel comune di Roma. Ma interessanti sono anche le foto satellitari notturne, certo tu mi potrai dire che non puó essere tutto cittá di Milano, d’accordo ma é nella realtá area metropolitana milanese, un po’ come Los Angeles e New York. Infine, un’ultima cosa, l’Ile de France é Parigi, infatti le classifiche contano gli abitanti parigini uguali a quelli della sua area metropolitana.

  17. @Massimo: Per me rimane un’interpretazione figlia di un dato stabilito dalle mappe, ma che non deve affatto urtare le altre interpretazioni.
    Mi spiego: sostenere dalle mappe che i Castelli, Tivoli, Monterotondo – tanto per citarne alcune -, non siano legate al territorio romano è eresia.
    Al contrario di Fregene che, secondo la vostra teoria ripresa dalla mappa, invece ci rientra.
    Fregene ci rientra a livello identitario (d’inverno ci vivranno 100 persone, forse), ma tra Fregene e Fiumicino – seguendo la mappa – mi risulta che ci siano campi. L’ ho percorsa ieri per riprendere la Roma – Civitavecchia dal C.C. Da Vinci, quindi non posso sbagliarmi su ciò che dico.
    Questi bei campi che ho percorso con una velocità di 50/60 km/h li ho superati in quasi 10 minuti prima di giungere alle porte di Fregene e poi proseguire. Credo, esperienza parlando, che senza traffico (come successo ieri) impiego lo stesso tempo quando decido di avvinazzarmi ai castelli, uscendo dal GRA e proseguendo sulla Tuscolana, fino agli svincoli delle varie zone dislocate nelle colline. Ora, lì ci sono parchi protetti, ma nessun soggetto che vi ci abita, si sente diverso da un romano.
    Questo vuol dir molto, secondo me.
    Tra l’altro, tornando a Fregene, il paese dista a 5 min di strada da Passo Oscuro (e prima, di spiaggia, è attaccato a Maccarese) con la stessa separazione fatta di campi agricoli. Passo Oscuro ha la stessa distanza, se non addirittura minore, con Palidoro e Torrimpietra.
    Io poi non so se sto parlando con un persona che conosce bene (come l’Ave Maria) questi posti, ma dire che sono fuori Roma è una baggianata.
    Vengono chiamati, da chi abita nelle zone centrali della capitale, “zone alle porte di roma” (da non confondere col Centro commerciale sulla Bufalotta).
    No, c’è solo un’ interpretazione diversa, dovuta anche ad un miscuglio di carte pericoloso. Non si tratta della ragione o meno. Roma è costruita diversamente. Sarà una penalizzazione storica, anzi è certo che sia così.
    Non c’è da giustificare oppure condannarla.
    Roma è per sua natura diversa. Non è molto popolata, questa è la cosa buffa, ma è anche vero che per la gente che vien da fuori ci saranno almeno 5 milioni di persone dal Lunedì fino al Venerdì. Questo riscontro l’ ho osservato con l’andazzo che c’è fuori, nelle regioni confinanti, dove i paesi si svuotano totalmente (ci rimangono contadini e artigiani) e si spostano tutti tra Roma e Napoli (specie quelli che stanno in Molise).
    Ma lei questo dovrebbe saperlo perché a Milano avviene più o meno lo stesso.
    Il numero reale forse lo si ha nei giorni festivi (e infatti si respira!!!).
    Io gli edifici li considero relativamente. Gli edifici non hanno identità.
    Che il nord sia più edificato è dato di fatto. Mi sorprende che abbiate analizzato – ho visto solo quella pagina – Genova, ma non Rimini e tutte le località che si susseguono nella riviera romagnola, di cui, percorrendola, non ho mai capito da dove iniziasse una località e quando questa stessa finisse (se non ci fossero i cartelli…).
    E proprio ricordandomi della Riviera Romagnola, nelle vostre analisi interpretative, chi dovrebbe prevalere in estensione? Rimini? Riccione?
    Chi prevarrebbe lì, se si pensa che sono tutte attaccate o molto simili nella loro struttura urbanistica?

    Con questo non pretendo di aver ragione, ma continuo a credere che ognuno porti le proprie teorie fatte da osservazioni empiriche di tutto rispetto.
    Quello che non condivido, però, è far passare questi dati come verità assoluta. E’ bastato quest’esempio per mettere in dubbio quanto facciano vedere le mappe e quanto sia relativa l’interpretazione di chi vuol cercare di costruire un perimetro intorno alle città.
    Leggendo tutta questa chiacchiera, mi chiedo come reagirebbero gli abitanti di Zagarolo, San Cesareo, Aranova, Riano e compagnia bella, se gli dicessi che loro non sono di Roma, ma semplici comuni!
    Si metterebbero a ridere, mi creda. Il pendolarismo favorisce un’identità che va ben oltre le zone edificate ed è un fenomeno sempre più in estensione, dovuto a diversi fattori sia positivi che negativi.
    Saluti

  18. Gentile Mattia, parlare di pendolarismo verso Roma e Milano danno il senso a quanto detto da me fino ad ora. La cittá, la grande cittá, é proprio qualla costituita da un nucleo centrale storico piú quelli che sono altri centri che ruotano attorno a questo nucleo storico. In Italia invece, si considera erroneamente, quello che é il comune, perché essendo una entitá ben definita e giuridicamente riconosciuta, da una misura al concetto di cittá, senza peraltro soddisfarne quella che é nella realtá la sua vita sociale. Io abito in Brasile, un territorio 28 volte maggiore di quello italiano e qui esistono comuni di 170 mila kmq, non é un errore ma l’esatta estensione di questi comuni. Chiaramente, e parlo solo di superficie comunale, nessuno dice che uno di questi comuni é piú grande di Rio de Janeiro che misura 1180 kmq. Quindi la cittá é un concetto ben differente dal comune e il concetto che meglio la rappresenta é l’area urbana. Roma, secondo dati che riporto da Wikipedia, ha un’agglomerazione urbana, o metropolitana, di circa 3 milioni di abitanti contro i 6 di Milano, su una superficie che é meno della metá di quella milanese, notando come la densitá sia pressoché uguale, intorno ai 1500-1530 abitanti per kmq. La delimitazione territoriale, che io ho voluto riportare dal sito Skyscrapercity, puó essere contestabile finché si vuole, ma questi numeri, in qualsiasi modo li si voglia prendere danno il senso di quanto, in Italia, si é distanti dal resto d’Europa e del mondo, nella gestione e modo di governare delle nostre grandi cittá. Questi territori intorno al nucleo principale vivono e respirano dal comune maggiore, senza il quale storicamente non sarebbero mai nati. Le mappe saranno contestabili, ma i flussi di pendolari, delimitano naturalmente l’ampiezza di questi agglomerati urbani e danno anche il senso di quello che é il continuum urbano. Quest’ultimo, da’ la misura dell’aglomerato urbano, il pendolarismo da’ la misura dell’area metropolitana, ossia l’insieme di comuni che ruotano attorno ad uno maggiore e dove, peraltro, non é necessario il continuum urbano. Io, semplicemente, non volevo sovvertire, le vostre classifiche, ma far notare che superficie comunale, ha un valore di scarsa importanza quando si parla di cittá vera e propria.

  19. @Massimo
    Attenzione però: per me il pendolarismo riguarda di più i provinciali e quelli delle regioni vicine, piuttosto che soggetti provenienti da zone che ho citato nel commento precedente.
    Il pendolarismo, tra l’altro, è un fenomeno legato moltissimo ai collegamenti.
    Soprattutto in ambito ferrotramviario, Roma non è collegata bene come Milano, così come il Lazio non è collegato bene come la Lombardia. Questo comporta numerose conseguenze che toccano la routine quotidiana di tre quarti della popolazione, di cui in buona parte appartenente ai ceti medio/bassi.
    Con questo cosa voglio dire?
    E’ più facile che Milano sia stra-popolata durante il giorno e superare persino Roma.
    I mancati collegamenti a Roma comportano numerosi disagi e sviluppi socio-economici assai diversi da quelli che invece vanno a formarsi non solo nell’interland Milanese, ma anche in altre province (alcune analizzate da voi nel forum). La conseguenza favorisce la crescita di blocchi più popolati in alcune zone rispetto ad altre.
    Esempio più chiaro: Roma nord vs Roma sud.
    La prima meno collegata e priva di metro = meno popolata.
    La seconda più collegata = più popolata.
    Stesso discorso lo si può far tranquillamente con le zone oltre GRA, Nord vs Sud: noterà come a sud ci sia una densità maggiore rispetto alle zone nord.
    Ecco, a Milano questo fattore non esiste perché è ben collegata OVUNQUE.
    Ciò favorisce opportunità lavorative e crescita del mattone in zone ancora apparentemente verdi.
    Qui per dirla papale papale, il palazzinaro non investirà mai se la zona non è ben collegata.
    E qui non sto cercando di aggrapparmi agli specchi. Qui sto semplicemente offrendo delle realtà che poi hanno conseguenze a catena.
    Ma comunque mi fermo perché rischiamo di mescolare le carte nuovamente e il gioco non vale la candela.
    Si tratta di interpretazioni, storie e culture che si intrecciano.
    Ciò che l’apparenza mostra, poi, non è detto che poi con la lente sia vista allo stesso modo.
    Per questo ritengo che le analisi fatte sulle mappe debbano avere dei riscontri con delle indagini a tappeto nell’hinterland romano: mi creda che di sorprese ne troverà parecchie. :-)
    Saluti

  20. Gentile Mattia, dire che l’hinterland milanese sia ben collegato con il centro dell’area metropolitana, leggasi Milano, non mi trova per nulla d’accordo. Una cittá come Milano e a maggior ragione Roma, e in questo sono d’accordo con lei, sono in grave deficit di infrastrutture. Prendiamo ad esempio Milano, una cittá policentrica, dove si incontrano solo tre linee della metropolitana sono terribilmente insufficienti. Il fatto é ampiamente dimostrato che in qualsiasi ora della giornata lavorativa la cittá é presa nella morsa del traffico, con tangenziali praticamente intrasitabili. Dimostrativo é il fatto che misura la velocitá media del traffico nelle nostre principali cittá. Ebbene sia Roma che Milano, si trovano in fondo a questa classifica. Ricordo del mio viaggio a Parigi, dove si poteva raggiungere qualsiasi punto della vasta area metropolitana sfruttando i mezzi di trasporto. Sono d’accordo sul fatto che in Italia si é ostaggio degli interessi dei palazzinari, esempio di questo sono le colate di cemento senza nessun ordine, come zone al di fuori del GRA di Roma e della zona del nord-Milano. Purtroppo, mi riferisco a Milano, la mancanza di una governance sovra-comunale, chiamasi Area Metropolitana o Cittá Metropolitana, ha permesso questa crescita disordinata della cittá, creando quel fenomeno che gli urbanisti chiamano cittá diffusa. Ossia una cittá che travalica i confini comunali, creando un “mostro” dal punto di vista urbanistico e dove non esiste nessun coordinamento all’interno dell’area metropolitana. Forse, sottolineo forse, e invito a correggermi, Roma sente meno questo disagio, perché puó ancora godere di ampi spazi verdi e spero che siano mantenuti tali permettendo alla cittá di respirare. A Milano gli indici di urbanizzazione arrivano a percentuali stratosferiche, dove i terreni sono cosí densamente edificati da non permettere ai terreni stessi un riciclo naturale. Ricordo anche il caso di Napoli, dove la densitá urbana arriva a livelli giapponesi o indiani, con punte di 100 mila abitanti per kmq. Questo é stato creato da politiche sbagliate e dove gli enti esistenti, Provincia, Regione o Comune, non riescono a far fronte. Fino a quando si fará distinzione tra comune e quello che gli sta’ attorno si andrá inevitabilmente incontro a queste “brutture”. Emblematico, il discorso di questi giorni che fanno i nostri politici, riguardo l’abolizione delle province. Partendo dal fatto che io sarei per l’abolizione di tutte le oltre 100 province italiane, poiché le loro competenze possono essere e a volte sono giá adesso prese dagli enti regionali e comunali, nella proposta di cancellazione non sono seguiti criteri ragionati. Mi spiego, viene abolita la provincia di Piacenza, che dal punto di vista storico puó avere un suo perché e viene mantenuta intatta la provincia di Monza, territorio conurbato e inurbato all’area di Milano. La spiegazione é solo politica, purtroppo, le poltrone sono difficili da abbandonare.

  21. @Massimo
    Sul discorso delle province sono totalmente d’accordo con lei. Sono ancor più perplesso dalla permanenza delle province sarde. Come lei giustamente sostiene, lì è solo un discorso delle poltrone.
    Di questo passo non so dove finiremo…

  22. Caro Mattia, l’Italia vista da lontano, ricordo che abito a Brasilia, sembra sempre piú un paese che viaggia al contrario, con privilegi assicurati ai politici e con la gente comune che deve solo aprire il portafoglio. Tornando al discorso degli enti locali, ho letto un’intervista a Pisapia, sindaco di Milano, ebbene diceva che con cifre alla mano, l’istituzione della Cittá Metropolitana di Milano avrebbe fatto risparmiare qualcosa come 140 milioni di euro. Ma la politica é sorda, si preferisce distinguere Sesto San Giovanni da Milano, quando il “viaggio”, tra i due comuni, consiste nell’attraversare una strada e cosí ignorando un continuum urbano di oltre 4 milioni di abitanti. Tutto questo succede per poter permettere la conservazione di poltrone dei vari “assessorini” dei comuni dell’hinterland, che oltre a fare il politico hanno anche un altro lavoro. Tutto questo, quanto costa? Ma sono convinto, che anche le ultime iniziative, accorpamento di comuni e cancellazione di province, finirá in una bolla di sapone. Ricordo l’esempio degli Stati Uniti, dove é normale considerare una cittá a 200 km di distanza che faccia parte di un’area metropolitana, in Italia si discute sul fatto che Milano é solo Milano, San Donato Milanese é un’entitá a parte, quando nella realtá non é nient’altro che un quartiere e questo senza offendere le cittá intorno al capoluogo lombardo. Leggevo, recentemente, ricollegandomi a classifiche, di come Milano sarebbe la terza area metropolitana se fosse una cittá degli Stati Uniti, dietro New York e Los Angeles. Il tutto non per esaltare Milano, che tra l’altro la considero una cittá brutta e squallida, ma per denotare di come é mal governato il territorio italiano. Ricordo che lo stesso discorso lo si puó applicare a Napoli, Roma o Torino.

  23. Gentile Mattia, come da pronostico l’abolizione delle province, dovrá essere fatta a livello costituzionale, ossia non si fará e se un giorno si fará, probabilmente saranno giorni che non apparterranno piú a questo secolo. É la solita “Italietta”, degna del sistema Italia. Ma quale accorpamento dei piccoli comuni, i tagli facciamoli a pensionati e operai e si continuerá a mantenere i vari assessori a doppio lavoro. Se sono uscito dal tema, chiedo scusa, ma voglio far cadere l’attenzione di come, l’abolizione delle province, accorpamento dei comuni e istituzione delle Cittá Metropolitane, vadano a toccare gli interessi dei privilegiati, leggasi classe politica.

  24. ROMA con i suoi quasi 1300 kmq è la metropoli più CAMPAGNOLA (senza offesa anzi è un vantaggio) d’Italia. Fanno parte del comune di Roma frazioni che in realtà distano dal territorio urbano principale anche 30 km e più, separati da boschi e campagne.
    MILANO e NAPOLI, invece, hanno il “problema” inverso: il loro territorio urbano va ben oltre il limite del “suolo comunale” sconfinando addirittura in altre provincie (Aversa – CE, per esempio, dista dal centro di Napoli meno di 15 km ed è collegata ad essa con la metropolitana).
    Quindi come aree metropolitane la prima e Milano seguita da Napoli (la più densamente abitata d’Europa) ed, infine, solo terza Roma.
    Se anche Milano e Napoli avessero lo stesso organizzazione amministrativa di Roma sarebbero delle città “mostre” per grandezza urbana.
    Roma, però, con tutta la campagna che la circonda ha il maggior potenziale di sviluppo.

  25. @Biagio
    Hai detto bene: potenziale inteso che rimane tale, perché qui ci sono gli scavi archeologi, parchi naturali e terreni appartenenti a palazzinari e Chiesa.
    Non sono proprio boschi di nessuno e sulle frazioni c’è chi le considera quartieri. Vagli a dire a uno di Acilia che è un paesano e vedi che ti insegue fino a Napoli. L’occhio di un satellite non giustificherà mai l’interpretazione dell’identità sociale di un luogo.
    La metropoli non va intesa solo sotto l’aspetto di suolo edificato. Lo ripeterò fino alla morte questo concetto e nessuno me lo smuoverà.

  26. Acilia è paragonabile (urbanamente parlando) ad un qualsiasi comune dell’Hinterland di Napoli o Milano, solo che è “ufficialmente” quartiere di Roma. A Milano e Napoli sono molti i comuni con oltre 50000 abitanti che rappresentano “quartieri in prestito” dei capoluoghi che distano dal centro della città principale 10/15/20 km e sono colegati ad esse con mezzi di trasporto in comune.
    Napoli, per esempio, è collegata al suo Hinterland Vesuviano con la CircumVesuviana (4 linee di metropolitana sotterranea e rialzata suburbana), con l’area Flegrea con la linea 2 della metropolitana e 2 linee Sepsa/CircumFlegrea (metropolitana suburbana) e la zona Nord con la linea metropolitana Arcobaleno.
    Non direi che le frazioni più distanti di Roma vantano un livello di integrazione come quello dell’Hinterland di Napoli seppur comuni a parte.

  27. Sono perfettamente d’accordo con Biagio, ma in Italia si continua a governare cittá come Napoli o Milano sempre e continuamente considerando il solo comune. Non sto’ parlando di ordini di grandezza, ma della grande anomalia che esiste in Italia e dell’inevitabile arretratezza che si riscontra nel Belpaese rispetto ad altri paesi europei. Milano, é il centro di una conurbazione, dove per alcuni argomenti amministrativi, vedi: trasporti, nettezza urbana e quant’altro, deve avere una governance che esca abbondantemente dai suoi confini amministrativi, proprio perché gli argomenti sopracitati non si fermano ai cartelli stradali che indicano il passaggio da un comune all’altro. Che poi Milano, sia la piú grande area urbana e metropolitana d’Italia, non ha nessuna importanza nell’ urgenza di creare un’istituzione che governi un’area vasta e complessa come quella milanese. Stesso discorso vale per Napoli, dove, come giá dissi si arriva a densitá di popolazione altissime e dove il passaggio da un comune all’altro non é percepito, un po’ come succede a Milano. Quello dell’istituzione della Cittá Metropolitana, presente nella Costituzione italiana dal 1990, é un argomento che “miracolosamente” mette d’accordo destra e sinistra, ma inevitabilmente taglia poltrone inutili e riordina e taglia costi amministrativi superflui. Una cittá come Parigi, similie a Milano, in quanto ha un comune di ridotte dimensioni rispetto alla sua area urbana e metropolitana, é amministrata come territorio vasto, la cosiddetta Ile de France, da molti decenni e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, a cominciare da una rete di metropolitana capillare che puó far dimenticare l’uso dell’automobile.

  28. @Biagio
    Sì, ma continui ad evitare il discorso delle identità sociali. Conosci la realtà di Acilia? :-)
    Anche Caserta dista poco da Napoli e c’è un continuum urbano (lo si vede a occhio nudo solo facendo l’autostrada), tuttavia un Casertano si sentirebbe offeso se lo scambiassero per Napoletano. Mi sai dire il perché?
    E da ciò, come fai ad imporre che tutti i luoghi appartengono a Napoli?
    Non può esserci soltanto ragion amministrativa dietro a queste divisioni…

  29. Per Mattia
    Non sono sicuro se un casertano che viene chiamato Napoletano si offenda, di sicuro non si offenderebbero i comuni a più stretto contatto con il capoluogo partenopeo (Portici, San Giorgio a Cremano, Arzano, Casavatore, Pomigliano d’Arco, Brusciano, Casalnuovo di Napoli, Afragola, Casoria, Marano di Napoli, Quarto…. solo per citarne una piccolissima parte).
    Noi dell’Hinternald Vesuviano Interno (come sicuramente anche le altre aree – Vesuviano Costiero, Area Nord, Area Flegrea, Area Giuglianese e Area Nolana) siamo consapevoli di appartenere ad un’unica area stupidamente ancora divisa amministrativamente.
    In passato (parlo di 35 – 40 anni fa) c’era l’identità comunale (paesana… come l’ha chiamiamo noi), ma ora ti assicuro che tale identità ha fatto posto (per ovvie ragioni urbanistiche demografiche contigue) a quella metropolitana.
    La politica questa cosa ancora non l’ha capito… e non mi meraviglio: con i politici che ci ritroviamo (non solo locali ma anche e soprattutto nazionali) stiamo veramente inguaiati.
    Biagio

  30. Io penso che nell’istituzione della Cittá Metropolitana la dimensione dei problemi risolti metta in secondo piano quelle che sono le identitá sociali. Mi spiego meglio, ognuno si potrá sentire lodigiano, casertano o monzese, nel caso di Milano e Napoli, ma potrá usare servizi impostati su area vasta, finanziati dai contributi raccolti su una popolazione che coincide con l’area metropolitana. Se un monzese puó usufruire di una linea metropolitana finanziata con i contributi di altre identitá sociali, per usare la stessa terminologia, penso che si potrá sempre sentire monzese allo stesso modo. In una cittá come Milano, dove si costruisce una qualsiasi infrastruttura che serve, non il milione e trecentomila cittadini comunali, ma i 6-7 milioni dell’area metropolitana é indispensabile la contribuzione di tutti gli abitanti dell’area vasta e penso che tutti i suoi abitanti, pur mantenendo l’identitá sociale, nessuno rifiuterá un’infrastruttura utile a migliorare la vita quotidiana. In Italia, esiste molto campanilismo, ma ci si dimentica di come ragionare in termini di globalizzazione possa migliorare molto anche la propria identitá sociale.

  31. X MARCO:
    Ovviamente è più illuminata Napoli perché anche se è la terza città d’Italia, è noto a tutti che essa rappresenta la seconda area metropolitana del paese (dopo Milano e prima di Roma).
    Cambiando argomento, in Italia finché sale al potere sempre la stessa gentaglia (PDL, PD, UDC, FLI, LEGA NORD) le cose non cambieranno mai e le città metropolitane non saranno mai attuate concretamente ma resteranno solo sulla carta.
    Proviamo insieme a cambiare il nostro bel paese e le nostre belle città.
    Io, per esempio, mi ritengo ideologicamente di destra (in passato ho anche fatto l’errore di votare a Berlusconi) ma non ho avuto nessun problema a votare per il Movimento 5 Stelle nelle scorse elezioni Europee e Regionali. Mi sta bene anche SEL e IDV ma basta con i “sottopartiti” sopra citati tra le parentesi.
    Biagio

  32. @Massimo
    Il campanilismo c’è poiché la globalizzazione è intesa come unificazione, quindi come minaccia ed imbastardimento delle proprie radici culturali. Globalizzazione dovrebbe essere intesa, al contrario, come valorizzazione delle differenze culturali, dove il luogo d’incontro non debba imporre un principio comune, ma il rispetto alle differenze. Se oggi c’è razzismo e rivendicazioni d’ogni genere è proprio a causa dell’etnocentrismo dei paesi occidentali.
    L’identità è un aspetto primario che non va per nessun motivo posto in secondo piano. Internet è luogo che sposa questa filosofia della diversità sfumata. E’ tempo che anche nel reale sia così.
    In sintesi, un bergamasco è e deve rimanere Bergamasco, così come un Milanese. Nessuna cultura deve prevalere sull’altra o si rischia la discriminazione, quindi rivendicazioni estreme. Questo non deve mai accadere.
    @Biagio: Quella a casa mia è la provincia di Napoli più quella di Caserta. Perché ti appropri delle altre culture? Ti senti superiore al casertano?
    Io continuo a non capirti.
    @Marco: alla fine tutta sta vastità che fanno vedere non è così lontana da quella romana, con la sola differenza che a Roma i “vuoti” sono parchi naturali (Insugherata o di Castel Porziano, tra i tanti bui di grande vastità, più grossi persino del centro storico di Napoli), parchi del Vaticano (Aurelia o Braccianese) o luoghi con reperti archeologici (vedi Appia o Tomba di Nerone).
    Vaglielo a spiegare che significa VATICANO. C’è da mettersi paura per i terreni che c’ hanno.
    Ho scritto venti commenti, ma pare che non si vuol capire questa cosa.
    Cioè si potrebbe chiudere l’argomento da una vita, in cui ho riconosciuto che l’area urbanizzata (il così detto continuum urbanum) sia campana che lombarda, concentrate sui due capoluoghi e province vicine, è nettamente superiore a quella laziale che è incentrata solo sulla capitale, ma se continuiamo a dire che Acilia o Tivoli non sono romane, beh alzo le mani e spero nella comprensione di chi invece la vede come il sottoscritto.

  33. X MATTIA.
    No, non mi sento superiore ad un casertano, e come dici tu, è bello avere per così dire delle “differenze culturali”. Sono d’accordo con te.
    Però spesso incontro dei casertani in vacanza (per carità – per dirla alla Massimo Troisi – la mia faccia sotto i loro piedi) che quando gli domando di che parte sono la risposta è per l’80 % dei casi Napoletani.
    Il problema è uno solo: non si può gestire un territorio così interconnesso come l’area di Napoli con tanti galli che cantano… perché altrimenti non viene mai giorno, ma attraverso un un sindaco che abbia competenze sull’intera area, e solo così magari si esaltano le “belle differenze” alle quali tu (MATTIA) facevi riferimento.
    Credo che su questo sarai d’accordo con me.
    Saluti.

  34. Forse nel mio post, non sono riuscito a farmi capire. L’istituzione della Cittá Metropolitana prescinde in qualsiasi caso da quelle che sono le identitá sociali. Ripeto, in aree urbane come quelle milanesi o napoletane, ben piú vaste dei singoli comuni capoluoghi, l’istituzione di un ente sovracomunale in tema di politiche che interessano una popolazione legata indissolubilmente al capoluogo stesso,non annulla le identitá sociali. Queste ultime, assumono un’importanza molto relativa, quando il monzese puó usufruire di infrastrutture sostenute finanziariamente anche dalla popolazione del comune di Milano. Cito l’esempio della metropolitana, dove non si riesce a far uscire dall’esiguo comune milanese proprio perché non esiste un ente sovracomunale, che andrebbe a beneficiare tutta la popolazione metropolitana. A Roma, questo é sentito molto meno, poiché il comune capitolino é giá area vasta ed é ben distinto dai comuni limitrofi. Usando gli stessi parametri per perimetrare il comune di Roma, applicati alla realtá milanese o napoletana si avrebbero popolazioni superiori, con una densitá maggiore. Questa é una realtá che prescinde dalle identitá sociali, ma che si continua sistematicamente ad ignorare a livello politico. Caro Mattia, lei mi continua a parlare di radici culturali e dell’importanza delle identitá sociali, ma tutto questo é di secondaria importanza nelle questioni di urbanistica e nella governace di territori altamente urbanizzati come quelli milanesi e napoletani. Non ho mai pensato che Tivoli e Acilia non siano romane, ma lo sono nella stessa misure di quanto possano essere milanesi le varie San Giuliano Milanese o Paderno Dugnano. Poi mi creda, dire che la vastitá milanese é simile a quella romana, significa non riconoscere le classifiche stilate da enti economici, urbanistici e le foto satellitari, ricordando che Roma, bellissima cittá tra l’altro, é riconosciuto come il comune con l’area agricola piú vasta d’Europa. Per concludere, l’Ocse, disse poco tempo fa’ che il riconoscimento a livello istituzionale dell’area metropolitana milanese avrebbe beneficiato l’intera economia italiana, alla luce di questo spero che identitá sociali e radici culturali, che non verrebbero toccate, siano messe da parte per il bene dell’Italia intera.

  35. @Massimo
    Non sono d’accordo, mi dispiace. Quello che ho detto, lo ribadisco. Può ripeterlo cento volte, ma purtroppo non la penso come lei. =)
    E’ quasi un anno che ne stiamo a parlare. E daje!
    @Biagio
    A Roma esistono i Municipi. Corrispondere tutto ad una singola persona è impossibile. Manco ai tempi del fascismo veniva diretto tutto da Mussolini. Ognuno aveva le sue competenze.
    Poi, ripeto, qui c’è anche il discorso del Vaticano: Roma è una città con un’identità territoriale in buona parte papalina. Che poi oggi gli averi del pontificato siano passati in buona parte al Comune, Regione (tipo i parchi) e famiglie di un certo rango, è un altro discorso, ma fortunatamente (almeno per quanto riguarda noi romani) questo limiterebbe (non sempre) la possibilità che si vadano a cementificare intere aree verdi come quella dell’Appia Antica, grossa quanto il centro storico romano (il più grande d’Europa).
    La competenza territoriale è Diritto Pubblico. Bisogna rivolgersi al Parlamento. Le istituzioni territoriali fanno i semplici esecutori, molto spesso male.
    Per me si potrebbe fare anche una rivoluzione, anche se questo è un discorso a parte. =)
    Saluti.

  36. Ragazzi qui si parla sempre e solo di superfici comunali roma è grande circa 180 kmq reali e milano 150. i dati riportati non considerano l’estensione cittadina ma l’estensione comunale! succede spesso di sbagliarsi: pensate solo che in italia seguendo i dati istat FOGGIA E RAVENNA che sono effettivamente grandi come un quartiere di bologna sono tra le prime ma questo perché sono considerati i dati comunali ben più estesi della città

  37. @Giacomo
    Ed è quello che ho scritto, solo che qui si vuole insistere solo su un punto di vista, come se fosse quello più veritiero.
    Il loro punto di vista si rifà all’area urbanizzata, che apparterrebbe poi ad una teoria dimostrata e già letta riguardo i nuclei urbanizzati nella superficie regionale.
    Giacché l’area urbanizzata è una cosa e l’area comunale è altro, non vedo perché dover continuare questa discussione, ripetendo all’infinito lo stesso concetto.
    Anzi, chiudo coi commenti perché ritengo inutile continuare ad oltranza con questa storia.

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.