Maledetto Liverpool!

I Reds, un capitolo a parte, segnato da una rivalità che ormai va da oltre trent’anni. Tutto partì da quella maledetta finale dell’84, che perdemmo alla lotteria dei calci di rigore, con decisivi gli errori dal dischetto di Conti e Graziani.
Ma il destino ci riserva sempre delle sorprese e così, dopo tutti questi anni, ci serve nuovamente sul piatto il Liverpool.  Per me era l’occasione per dimenticare quei pochi istanti che porto ancora nel cuore di quel giorno, con mia madre uscita  letteralmente a pezzi. Io, troppo piccolo per capire, ma ricordo bene la delusione e tuttora è rimasto segnato nel mio inconscio.

Questa semifinale, un’occasione per vendicarci.
L’impresa, almeno per quanto mi riguarda, è iniziata con la ricerca dei biglietti per la gara di ritorno. Non potevo farmi la fila perché avevo impegni e perché c’era già la gente davanti ai romastore da ben tre giorni prima della vendita e tutte le mie speranze si sono ripiegate nella ricerca di un biglietto online. Alle 10.00 di mattina, il via all’acquisto. Alle 10.00.07″ faccio accesso nel sito, ma trovo una fila interminabile. Non son bastate nemmeno tre ore e mezzo di attesa. Alle 13.30, si carica la finestra di attesa e appare il messaggio “tutto esaurito”. Ero a pezzi. Distrutto. In lacrime dalla rabbia. Sì, si piange per ben altro, ma io non piangevo per me stesso, ma per mia madre che non poteva rivivere quei momenti che aspettava da anni. Qualche ora dopo, appaiono i primi sciacalli che rivendevano i biglietti a cifre assurde e proibitive. Una cosa vergognosa, quella del bagarinaggio, che tuttora mi domando come possa ancora esistere nel 2018, ma questo è un capitolo a parte.
Fa niente, mi dico. Ho già superato l’assenza per l’addio del Capitano senza andare allo stadio, soffrendo come un cane bastardo, figuriamoci per questa…

Col nodo alla gola per l’emozione mixata alla delusione di non esserci, si arriva alla gara di andata, allo Stamford Bridge. C’è ottimismo, ma non per me. Sapevo chi era il Liverpool. Chi mastica un po’ di calcio, cioè quello della Champions League o anche Europa League, sa benissimo come giocano le squadre di Kloop: schierate con un 4-3-3, pressing alto, ripartenze, tutto gioco basato sulla velocità e l’attacco agli spazi. Beh, in questa partita la Roma ha pagato caro il fatto di aver superato il Barcellona e quindi di essersi sentita forte abbastanza per sopperire alle qualità tecniche di un Liverpool che, almeno sulla carta, era decisamente inferiore al Barca.
E niente. Gli equilibri si rompono già dopo 20′. Poi, il primo goal dell’ex, Salah, viziato da un fallo a centrocampo. Una ripartenza a tutta velocità del tridente e l’egiziano non ha nessuna pietà per noi.  Subito dopo, il Liverpool diventa una bestia implacabile. La Roma sparisce e tra il primo e il secondo tempo arriva a farne a malapena cinque. Dico a malapena perché poteva farne molti di più. Ma anche l’arbitro c’ha messo del suo, negando un rigore, quel fallo a centrocampo sul primo goal e poi tante altre leggerezze che son pesate come macigni. A partita chiusa, mi chiedevo impietrito come Di Francesco potesse aver avuto la folle idea di schierare una difesa così alta in casa loro. Ma lui gioca così. Può sembrar matto, ma non gioca in altra maniera. E’ un fatto che quelle falcate di Salah, Manè e Firmino ci hanno fatto ballare in difesa come pazzi, come credo mai successo in tutta questa stagione. Poi, al 70′, cambio del modulo, si va col 4-3-3 e finalmente si rivede una Roma più aggressiva. Due goal negli ultimi dieci minuti, con un Liverpool vistosamente stanco, dopo aver sorprendentemente corso a mille per tutta la partita.
Il 5-2 dell’andata sembra un copione già segnato: a casa nostra, per passare, dovremmo vincere 3-0. Dura, ma non impossibile. Lo sa tutto l’ambiente, dall’allenatore fino alla gente.
Si arriva all’Olimpico. Tripudio di gente, pienone. Squadra accolta in gran festa. Tutti sanno che la Roma sarà un’altra in questa partita, la stessa che ha demolito il Barca.
Di Francesco stavolta si affida al 4-3-3, abbandonando quel 3-5-2 che già visti trionfanti col Barca, ma allo stesso tempo demoliti dal Liverpool.
La partita non inizia però nel miglior dei modi. Nainggolan regala una palla a metà campo, con una diagonale incomprensibile e per i tre terminali offensivi  del Liverpool è un gioco da ragazzi siglare la prima rete, con un contropiede micidiale. Sembra la fine, ma non lo è. Arriva il pareggio poco dopo da calcio d’angolo, con un autogoal siglato da una pallonata in faccia di Minler (la cosa mi è piaciuta assai perché mi sta antipatico). Poco dopo però arriva il secondo goal dei Reds, da calcio d’angolo, con una spinta evidente di Van Dijk su Dzeko, che finisce col regalare un assist-retropassaggio a Wijnaldum, che di testa, dalla piccola area, indisturbato, siglerà il nuovo vantaggio.
Col risultato di 2-1 per il Liverpool a fine primo tempo, i giochi ormai sembrano quasi chiusi. Per passare serve un 6-2. Per andare oltre i 90 regolamentari, bisognerebbe farne cinque, come all’andata. Impresa assurda, ma in 45′ nulla è impossibile. Di Francesco prova il tutto per tutto, mettendo Under e trasformando La Roma IN UN 4-2-4. Il Liverpool ormai pensa a difendersi, provando a sfruttare i suoi velocisti per i possibili contropiedisti. C’è solo la Roma in campo, ma si vede negata un rigore evidente su Dzeko per un fuorigioco segnalato che risulterà poi inesistente. Si riscatterà poco dopo, sfruttando una ribattuta del portiere sul tiro di Elsha. Dopo il pareggio, lo stesso faraone si vede letteralmente parare di mano da Alexander Arnold, a due metri dalla porta. Era rigore ed espulsione. Peccato però che l’arbitro e assistente, pur essendo ben appostati, non abbiano visto nulla.
La Roma non molla e dopo varie situazioni favorevoli riesce a trovare il goal solamente al 90′, con un bel siluro di Naingoolan sui 25m dalla porta difesa da Karius. La Roma continua a giocare e in pieno recupero, dopo l’ennesima trama offensiva, l’arbitro ci concede un rigore netto per un fallo di mano da parte di Klavan, che respinge di mano un assist di Under, dentro l’area. Dal dischetto va Nainggolan che non sbaglia. Sarà l’ultima emozione. Poi, il fischio finale. Finisce 4-2, ma non basta. Per poco, purtroppo.
Il Liverpool approda in finale. La nostra Champions invece finisce qui, ma stavolta tra applausi, cori di incitamento e ringraziamenti per aver onorato la maglia e averci creduto fino in fondo. Perché poi, a noi, fondamentalmente, il solo fatto di esser arrivati tra le prime quattro, senza alcuna previsione, ci ha reso fieri di questa squadra e consapevoli che dando il massimo si può arrivare ovunque.
Avrei voluto scrivere di più, magari soffermandomi meglio sugli aspetti tattici, oppure parlando della pessima gestione arbitrale, ma la grande forza e voglia di combattere della mia Roma ha prevalso ogni veduta. E non potevo chiedere di più. Questi sono i miei colori. In questa Roma mi riconosco. E non la cambierei per nessun’altra squadra al mondo. Grazie ragazzi!
Forza Roma.

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.