le mie auto

Patentato da vent’anni!

E siamo a quota 20! Faccio difficoltà a credere come il tempo voli, eppure son passati già vent’anni. Maledetto tempo…
Oggi non racconto nuovamente come presi la patente perché l’ho già fatto esattamente dieci anni fa, proprio qui nel blog. Preferirei piuttosto soffermarmi su una cosa più assurda capitatami ieri e che mi ha permesso proprio di ricordarmi di questa data importante.
Dunque, stavo facendo una raccolta di immagini per mia madre e mio padre perché ne dovrò scegliere due che meglio li rappresentino, da mettere sulla tomba di famiglia. E’ un’impresa soprattutto trovare mia madre perché le foto le faceva sempre lei, tanto che son finito addirittura al 1999. Senza successo, oltretutto.
Quest’annata, tuttavia, resta importante perché sfogliando tra le foto, ne ho trovata una bellissima che testimonia, come nessun altra vista prima, i veicoli che avevo all’epoca e che ho guidato.

le mie auto
Mini Rover British Open, Mini Austin Jet Black, Renault 5 Campus

Il caso vuole che c’è proprio l’ordine esatto partendo da destra.
La prima è la Renault 5 campus, durata manco due giorni (impossibile da guidare), la seconda è la Mini Austin Jet Black e la terza è la Mini Rover British Open.
Inutile entrare nel dettaglio di queste auto perché come vi dicevo precedentemente, ne ho parlato nel post del primo decennio da patentato. Quello su cui invece mi vorrei soffermare è cosa ci dica quest’immagine esattamente. Ebbene, non ricordandomi per ovvie ragioni temporali cosa stesse accadendo in quel preciso istante e perché io fossi a torso nudo sotto casa, ho dato una sbirciatina nell’agendina di mia madre, aiutandomi con i dettagli illustrati dall’immagine stessa. Ebbene, mia madre, indirettamente, mi ha fornito tutte le risposte.
La foto è stata scattata il 21 Luglio del 1999 (stessa data di Nina, il mio cane, nata otto anni dopo) da mio fratello, dal balcone di casa dei miei.
Mia madre era andata in ufficio con la Renault 5 perché la sua Mini British Open, soprannominata da noi come “Mini verde”, era dal meccanico. Io invece, in mattinata, ero andato con mio padre a riprendere la Mini Austin Jet Black che era dal carrozziere, messa in vendita dopo che mia madre la sostituì per l’appunto con la British Open.
Il carrozziere l’aveva rimessa praticamente a nuovo, ma c’era solo da cambiargli le gomme, cosa che feci immediatamente dal gommista situato proprio di fronte, sempre a Via Prenestina. Era venuto con me anche mio fratello. Mio padre poi mi abbandonò perché doveva andare al lavoro. Io, nonostante avessi solo 20 giorni di patente, affrontai spavaldo il GRA con un auto che avrò guidato sì e no 5 volte e con una frizione ridotta ai minimi termini…
La Mini British Open, invece, è stata riportata a casa dal meccanico. Il motivo della riparazione era per una caduta della marmitta (un difetto dell’ultima versione noto a tutti) vicino a Piazza Euclide. Accadde proprio a me. L’auto venne sistemata proprio in quella mattinata (fecero una saldatura) ed è stata poi riportata a casa dal meccanico stesso.
L’istante esatto, dunque, presume che mia madre fosse tornata in quel momento a casa, con la R5, e io fossi sceso giù a farle rivedere la Mini Jet Black (stava in vendita da alcune settimane) e a fare una relazione sulle riparazioni della Mini verde. C’era anche mia sorella – come ricorda mia madre nell’agendina – perché doveva accompagnarla da Foglietta, un vivaio sito sulla Via Tiberina, a Prima Porta. Mia madre, dunque, ci andò con la Mini verde.
Quest’immagine di vent’anni fa ricollega tutto quanto e tutti i miei racconti pubblicati nel primo decennio di patente.
La sua importanza dunque sta nel testimoniare la mia prima reale auto: la Mini Jet Black (la esperienza con la R5 di manco due giorni nemmeno la considero). Sì, è vero, anche la British Open è stata mia compagna per molto tempo perché poi alla fine spesso la guidavo io. D’estate poi era più vivibile della nera perché si apriva il tettino. Devo dire che in questi vent’anni io e mia madre ci siamo condivisi le auto, a parte quelle grosse che usavo soltanto io.

Cosa c’è stato negli ultimi dieci anni.
Per necessità domestiche, ho fatto scelte un po’ sofferte. La British Open è finita in vendita a Luglio 2010, dallo stesso carrozziere al quale affidammo in passato la Mini Jet Black (data via nel 2004). Purtroppo aveva problemi, buona parte causati dall’incompetenza del meccanico di fiducia di mia madre. Dopo che mi sono ritrovato mia madre per l’ennesima volta ferma in mezzo alla strada, avevo capito che non era più tollerabile una situazione del genere, tanto più se considerassimo che mia madre era arrivata alla soglia dei 70 anni. La cambiammo con la generazione successiva delle Mini: la Cooper 1.6, R50 della BMW. Altra casa, altre storie, ma quest’auto conserva alcuni dettagli di guida della vecchia Mini che solo chi l’ha posseduta potrebbe avvertire. A mia madre andò bene, anche se le classiche resteranno per le più belle in assoluto. Il trauma dell’addio fu tremendo sia per la mini nera che la verde. Quanto ci ho pianto, non potete immaginare. Manco fossero mie figlie…
La Mini BMW, ormai anzianotta (ha vent’anni sul groppone!), oggi è stata ereditata dal sottoscritto.

La Suzuki Jimny (mandò in pensione la Jet Black, con grande mio dolore) è stata cambiata con la Nissan Qashqai. Insomma, ho abbandonato l’Off-Road per un auto più adatta a diversi contesti, tranne per l’appunto allo sterrato.
L’ho portata avanti per 8 anni! Gran bella auto. Nessun problema grave, a parte nel finale che ha avuto un problema al motore costato la bellezza di 500 euro!
La Nissan Qashqai è stata sostituita lo scorso anno con la Jeep Compass My 2018 Limited. Auto bellissima, ma che ora sinceramente, senza mia madre e senza uno dei tre cani, inizia ad esser troppo grande per le mie esigenze. Nonostante sia nuova di zecca, in autunno la venderò o altrimenti la sostituirò con un’altra auto. Vedremo…

10 anni senza incidenti
Posso dire che grazie al cielo non ho avuto incidenti, ad eccezione di un episodio in cui venni preso in pieno sul laterale del Qashqai da una tizia che stava effettuando una manovra in retromarcia, nel bel mezzo di un incrocio. Successo due estati fa. Inutile dire che la signora era nel torto marcio e che quindi son stato ripagato il giusto. Tutti illesi, comunque.
Resta comunque il fatto che mi definisco miracolato perché riuscire a sopravvivere senza un graffio in una città come questa ormai è pressoché impossibile. Altrimenti non si spiegherebbero i costi delle assicurazioni che in questa città sono alle stelle (non vi dico quanto mi costa la Compass o vi prende un colpo).

Non so dirvi se sia sfortuna o meno, ma anche mia madre era intenta a cambiarsi la Mini e prendersene un’altra, possibilmente sempre col tettuccio apribile. Purtroppo poi le cose non sono andate come dovrebbero e non se ne è fatto più nulla.
Che c’entra mia madre con la storia delle mie auto? Perché la Mini è stato un amore tramandato da madre in figlio e da quando ho iniziato a guidare, quest’auto è sempre stata guidata da entrambi. Anche l’ultima Mini finirà con l’esser cambiata, ma vi garantisco che sarà un’altra botta forte perché mi ci sono affezionato. Il motivo è talmente ovvio che…..
Che auto prendere? Indeciso, ma io col marchio Mini ho un amore inossidabile. Non riesco a vedermi con altri veicoli.

Spero nei prossimi dieci anni di aver una guida serena e senza problemi, come ce l’ho avuta finora. Per “guida serena”, intendo un auto che mi trasmetti emozioni perché se parlassimo di serenità in una città iper-trafficata come Roma… beh è un ossimoro! Non avrebbe nemmeno senso che io possegga uno scooter! Anzi, a proposito delle due ruote… mi piace tanto la Moto Guzzi V7. Chissà se dovrò rifare un altro esame di patente (l’hanno pure rinnovato, complicandolo, dannazione!), oppure la pigrizia vincerà su tutto e rimarrò nel mondo automatico dello scooter?
Lo sapremo tra un decennio…. (sono ironico)

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.