Roma Atalanta, Serie A 2017-18

Roma, il crollo festivo

No, non è uno scherzo. Purtroppo non si vince più e sta venendo a mancare anche un gioco convincente. La Roma dell’ultimo mese è irriconoscibile. Dopo l’opaca prestazione contro il Sassuolo, crolliamo vergognosamente anche contro l’Atalanta per 2-1, chiudendo in largo anticipo il discorso scudetto e vedendoci sorpassare persino dagli sbiaditi formellesi che adesso si trovano ad un punto sopra. Siamo fuori dalla zona Champions. Incredibile.
La Roma scende in campo senza De Rossi e soprattutto il suo uomo migliore, Nainggolan. La motivazione di spedire il belga in tribuna è per un video live pubblicato su IG la sera dell’ultimo dell’anno: beve, fuma e bestemmia in una partitella tra amici. Poche ore dopo le scuse, ma non son bastate perché la società lo ha multato ugualmente e Di Francesco ha pensato bene di spedirlo in tribuna. Autolesionismo?
In parte sì, a mio avviso. Per fare la magra figura davanti all’opinione pubblica, si è dovuti scendere a queste sanzioni disciplinari che fanno ridere i polli. Ora, se uno gioca a pallone, sa perfettamente che piove ogni vocabolo, ai limiti dell’immaginazione. Qui, invece, abbiamo una vita privata sbattuta pubblicamente dalle mani degli amici (mi riferisco al fatto che bestemmi in diretta mentre gioca) e in condizioni chiaramente non lucide. Ha fatto la cazzata e ci mancherebbe che non si prendano dei provvedimenti, ma addirittura da mandarlo in tribuna!? Ma facciamola finita con questo falso perbenismo…
Ed ecco quindi che in campo ci va Gonalons. Pellegrini va a fare quello che farebbe Radja. Lo fa discretamente, ma non ha la personalità del belga. Gonalons invece non è pervenuto. Sbaglia un mare di palloni che viene beccato persino dal pubblico. Un pochino meglio, ma sempre non sufficiente Strootman che continua a non adattarsi al gioco di Di Francesco. C’è chi è pronto a scommettere che l’olandese a Giugno partirà per questo motivo.
Male gli attaccanti. Imprecisioni sotto porta a non finire. Troppo individualismo. Male la difesa che però ha dal canto suo l’alibi di non esser stata supportata come dio comanda nei due goal bergamaschi, presi nei primi venti minuti con dei micidiali contropiedi.
L’Atalanta gioca da grande squadra. Con pazienza e cinismo, gioca di ripartenze. Gasperini l’ha incartata bene a Di Francesco e conferma di essere uno dei migliori allenatori in circolazione.
Il secondo tempo è un assedio e non basta un’espulsione generosa a cambiare le sorti del risultato che viene soltanto accorciato da un goal di Dzeko. Di Francesco mette prima Schick e poi a 15′ dal termine Under, schierando ben cinque attaccanti. Perotti viene spostato in mezzo al campo, con Gonalons sempre in cabina di regia. Diverse occasioni, ma frutto più di tentativi disperati che di organizzazione. La Roma fa fatica ed è poco lucida, fino ad esser persino testarda coi suoi esterni alti. Nel finire cambio di Florenzi per Peres che forse è destinato ad esser ceduto in questa sessione. Il risultato, comunque, non cambia e finisce coi fischi di un pubblico amareggiato di quest’ennesimo crollo. Tutte le speranze buttate all’aria in meno di un mese.
Male Di Francesco. La sua squadra non lo segue. Il suo gruppo ha perso l’umiltà. Qualcosa si è rotto. Capire da dove sia scaturita quest’emorragia è piuttosto difficile. Mettendo un arsenale di attaccanti nei secondi 45′, ha dimostrato di avere confuse le idee o forse, peggio ancora, non ha i giocatori adatti al suo gioco.
Ora la pausa, anzi più che pausa direi un processo e un’indagine infinita che durerà ben 14 giorni, al fine di capire quale soluzione adottare per cambiare il ruolino di marcia. La prossima sfida è a Milano, contro l’Inter, anch’essa in un periodo non splendido, e sarà difficilissimo uscire con tre punti perché comunque è una grande squadra.
Difficile commentare con lucidità la Roma di oggi, ma è chiaro che ci sono evidenti problemi sia fisici che caratteriali che andrebbero analizzati. Far finta di nulla è un suicidio e in questo mese ci siamo già giocati campionato e Coppa Italia. Rimane la Champions League, ma lì grazie al cielo c’è la consapevolezza che fare i proclami è roba che manco un tossico strafatto di funghetti si azzarderebbe a farli.

Che amarezza…

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.