Roma: fuori dalla zona Champions e crisi totale

Game over. Non si va oltre lo 0-0 a Reggio Emilia, contro il Sassuolo. I nostri ragazzi chiudono con molta probabilità il proprio piazzamento in Europa League, al sesto posto, con tanto di preliminari per l’accesso, programmati a fine Luglio, ergo la squadra si ritroverà in ritiro già a fine Giugno. Il motivo di ciò è perché la Lazio, vincendo la Coppa Italia, si è presa da regolamento il secondo accesso diretto per la Uefa League. Nulla però è ancora ufficiale: se il Toro oggi batte l’Empoli (in lotta per non retrocedere) in trasferta, la Roma sarà chiamata a vincere obbligatoriamente contro il Parma, giornata che rappresenta anche l’ultima in giallorosso per il Capitano, Daniele De Rossi.
Un finale drammatico che si aggiunge ai pesanti meteoriti piovuti a Trigoria dopo l’annuncio del suo addio alla Roma, aspramente criticato da tutto l’ambiente. Ed è questo argomento che ha prevalso su tutto in questi giorni: un addio forzato dal club, annunciato sui social ancor prima di comunicarlo con una conferenza stampa. Conferenza celere, fredda, con una patetica coreografia in sala stampa e un modo orrendo di spacciare ripetutamente la Roma per azienda da parte dell’AD Fienga. Ciò ha fatto male alla tifoseria, sempre più lontana dalle idee aziendaliste del club. Il giocatore, in conferenza, fa chiaramente capire di non esser d’accordo sui piani societari e di rifiutare seccamente la proposta avanzata da dirigente: si sente ancora un giocatore e se fosse stato lui nei panni del club, gli avrebbe fatto un rinnovo.
L’addio di De Rossi è stato accompagnato poi da una protesta accesa sotto la sede della Roma, all’Eur. Da anni non si vedeva una curva così coesa: Pallotta, Baldissoni e Baldini, i più colpiti. Poi lo striscione contrario allo stadio, finito con l’essere l’unico oggetto di discussione più acceso da quella minoranza spiccia che ancora crede in questa proprietà, o meglio dire in un potenziamento del club con la presenza di un proprio impianto.
Si diffondono poi i retroscena di quest’addio, con conversazioni audio private del capitano (per la privacy, non saranno riportate qui) dove confermano chiaramente un trattamento pessimo da parte del club nei suoi confronti: Daniele si aspettava un contratto basato a gettoni x ogni presenza. La proprietà invece si è trincerata nel silenzio tutto l’anno e nemmeno ha provato a negoziare il prolungamento. L’unica proposta, messa in atto qualche giorno fa, è stata dunque quella da dirigente. A lui, però, come già espressamente detto in conferenza, vuole ancora giocare.

Un autogol, quello del del club, che ha creato un caos mediatico come pochi nella storia giallorossa. Finita la conferenza, Pallotta ha provato a rilanciare ciò che avrebbe voluto Daniele, ma ormai era troppo tardi.

Tutto il mondo calcistico è con Daniele, non solo la tifoseria. Lo spogliatoio lo vede come un leader, allenatore compreso, che a fine campionato lascerà la panchina giallorossa. Il testaccino non ha peli sulla lingua e critica aspramente le scelte del club: “Di uno come lui non me ne priverei mai”. Lo ritiene un punto fermo per lo spogliatoio. E’ convinto che la Roma perderà tantissimo. Differentemente dagli slogan dei dirigenti del club, ormai ripetuti da anni, dove si promette “una Roma competitiva, più forte”, lui al contrario preannuncia, nel post partita di ieri, una scalata per la zona UCL (unico reale obiettivo in questi anni) realmente difficile.

Già… sarà dura. Senza entrate dalla UCL (i soliti 40mln dai diritti TV), la Roma con molta probabilità si priverà di uno o addirittura due grossi giocatori: i più indiziati sono Dzeko e Manolas. Il primo, per una questione di età ed un contratto che inizia a farsi sentire pesante sui bilanci della proprietà; il secondo perché non ha ancora rinnovato e ha una clausola liberatoria di 36 milioni di euro, cifra che oggi è accessibile per diversi club di prima fascia. Di estimatori il greco ne ha parecchi. Non ci sono le basi per cui possa restare un altro anno. A questi due giocatori di primo piano, si somma la partenza per l’appunto di De Rossi. Dunque, la Roma perderebbe tre pezzi da novanta. E oggi ancora non si sa chi sia ufficialmente il prossimo Direttore Sportivo e il prossimo allenatore. Il tutto è accompagnato da un silenzio imbarazzante negli uffici della Roma. Per ora trapelano solo rumors. L’ultimo è che persino Totti sembra sia pronto a lasciare il ruolo di dirigente poiché tenuto fuori dalla vicenda di De Rossi: dietro un suo messaggio di solidarietà e di vicinanza al compagno sui social, non c’è stato altro.
Insomma, mentre c’è un Presidente, sempre più isolato, che aspetta il mese di Giugno per sapere le sorti del suo progetto-stadio, a Roma i romanisti si preparano ad attraversare un’altra rivoluzione che sa quasi di uragano. Nessuno sa chi siano ora i nuovi timonieri ed è forse proprio per questo che Ranieri consideri improbabile una Roma competitiva in poco tempo.
Nel frattempo, i tifosi promettono ancora forti contestazioni, con l’ultima di Campionato che per l’allenatore dovrà essere vista soltanto come una festa per Daniele De Rossi. E’ di fatto previsto il pienone all’Olimpico, ma nell’ambiente c’è tanta rabbia, frustrazione e depressione, con una bandiera calpestata vergognosamente da questa proprietà, che ora è sempre più sola.
Difficile dunque vederla solo come una festa.


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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.