Bologna Roma

Roma, in caduta libera

Partenza peggiore i nostri giallorossi non potevano averla. 5 punti in cinque partite è un risultato drammatico, il peggiore nei tempi della gestione americana.
L’ultima vittoria risale ad oltre un mese fa, nella prima di campionato, in trasferta contro il Torino, col goal capolavoro di Dzeko. Da quel momento la squadra è precipitata nell’anonimato, ottenendo 2 pareggi e 2 sconfitte che vanno poi sommate a alla partita d’esordio di Uefa Champions League contro il Real Madrid, persa 3-0.
Ieri l’ultima batosta. Stavolta è il Bologna: 2-0. Incontro anonimo, squadra smarrita e confusa, con un allenatore che stenta a trovare non solo un briciolo di identità alla squadra, ma non riesce nemmeno ad esser seguito. La colpa può esser soltanto sua? No, sarebbe troppo facile. E’ di tutti, ovviamente. L’intervista di De Rossi a fine gara sintetizza come il gruppo non sia per niente compatto. Quando un capitano dice che ci sono cose che non vanno, significa che dentro lo spogliatoio ci sono giocatori che non sposano le idee dell’allenatore o non riescono a seguirle, dunque questa è una vera e propria crisi, arrivata in un momento delicato per la stagione: ospiteremo mercoledì il Frosinone e Sabato ci sarà il derby, con una Lazio in piena forma.
La Roma è chiamata a reagire o altrimenti non ci sono più alibi e il primo a farne le spese è sicuramente Di Francesco.
Provo dal canto mio ad evidenziare alcune delle cause principali del crollo, o meglio quelle che poi son visibili a tutti.

Sul campo: è difficile valutare quest’aspetto. La Roma durante i 90′ cambia il modo di giocare. Col 4-3-3, quest’anno, non è mai riuscita a fare risultato. Sì, ha fatto un 2-0 al Chievo convincente, ma poi al secondo tempo è crollata fisicamente e questo gli è costato un clamoroso pareggio. E se non era per il portiere Olsen, quella partita rischiava di finire persa!  Non è la prima volta che EDF abbia provato a cambiare assetto alla squadra durante la partita: il già citato 4-2-4, che qualcuno preferisce leggerlo con più moderatezza in un 4-2-3-1, ha permesso alla nostra squadra di compiere clamorosi recuperi come quello contro l’Atalanta, ma ci sono state altre situazioni che al contrario non ha portato nulla di buono. La difesa, voluta sempre alta a metà campo da EDF, soffre chiaramente una scarsa tenuta atletica. Non da meno a centrocampo, dove la costruzione del gioco si affida quasi sempre ad insistenti lanci lunghi e a rare incursioni dei terzini. La cosa si fa evidente soprattutto negli ultimi 45′. I terminali offensivi, dal canto loro, giocano quasi sempre spalle alla porta. Non attaccano quasi mai gli spazi, nemmeno gli esterni. Questo non aiuta nemmeno Dzeko che si trova sempre a fare a sportellate con le difese avversarie già schierate. L’unica sua speranza dunque sono le palle aeree o i lanci. E’ troppo poco per un giocatore che per segnare ha bisogno di un gioco veloce e soprattutto più cross precisi.
La fotografia del gioco della Roma è quella di una squadra che ha paura, non ha organizzazione di gioco, complice l’assenza di un vero regista. La crisi è evidente in tutti i reparti ed è aggravata dalla volontà della società di fare un’ennesima rivoluzione che anche a questo giro ha riguardato i migliori della Roma.

Le mosse scellerate del mercato estivo.
Ci ritroviamo già a sentenziare gli arrivi di Monchi, cosa che non piace nemmeno a me perché non è detto che le cose non cambino da qui a qualche mese.  Il problema semmai è che questa piazza non può accettare una fase (ennesima) sperimentale o meglio ancora di rodaggio (almeno per metà squadra), quando fino a pochi mesi fa avevi raggiunto una preziosissima semifinale di champions. E’ un no-sense che trova condivisione di pareri ovunque, fuori anche dal GRA.
L’ambiente si aspettava un mercato con piccoli ritocchi di grande qualità, forte dei soldi arrivati dalla Champions e dai due nuovi main-sponsor e invece nulla di tutto ciò. Come ogni anno, si è insistito con le rivoluzioni e le plusvalenze. Si è scelta la via più facile, quella di vendere i migliori e che hanno mercato: Nainggolan, Allison e Strootman. I due centrocampisti soprattutto erano quelli più attaccati all’ambiente e avevano un grosso peso anche all’interno dello spogliatoio.

Cessione Nainggolan. Il belga è stato ceduto per comportamenti non idonei né a EDF e né a Monchi. Tralasciando il mio parere in merito, questo è stato sostituito con Pastore, che è un trequartista di vecchia scuola e che può fare all’occorrenza l’esterno sinistro. Non è un centrocampista. Le prestazioni in campo dimostrano proprio questo, ma la cosa più sconcertante è l’aspetto atletico: l’argentino ha avuto svariati problemi fisici che lo hanno portato spesso a stare in tribuna e dunque come si può pensare di portarlo in un ruolo dove la condizione atletica e la forza fisica sono essenziali? Pastore ha quei piedi fatati che possono essere di estremo aiuto per aprire varchi ai terminali offensivi. Pastore ha la creatività, l’estro. Dunque, se lo si prende, è per questo, non per chiedergli gli extra in un ruolo non suo.
Per capirci meglio, bisognerebbe immaginarsi un Totti di dieci anni fa, al quale gli verrebbe chiesto di andare a recuperare palla per poi far partire dai suoi piedi i contropiedi: io non l’ho mai visto fare una cosa simile in 24 anni di carriera giallorossa! E pensare che all’età di Pastore, Totti ebbe un grave infortunio. Al contrario di EDF, Spalletti ebbe l’intuizione di farlo giocare come prima punta e non più trequartista perché dopo l’intervento era impensabile che il numero uno assoluto della storia giallorossa potesse riavere la stessa velocità di prima. Quell’intuizione portò Totti a vincere persino la scarpa d’oro! Qui invece si assiste all’opposto: chiedere ad un ex infortunato, trequartista, di fare il centrocampista e di cercare di svolgere quel ruolo che per Nainggolan (immaginate la sua prestanza fisica) non è stato affatto facile. Qualcuno mi deve spiegare con quali presupposti Pastore può ricoprire un ruolo simile.
Poi c’è il discorso economico dove si dovrebbe aprire una vera e propria indagine per comprendere come uno dei migliori centrocampisti degli ultimi tre anni in Italia possa esser stato ceduto per 24 milioni +, come contropartite, un ragazzino considerato promettente (fin qui ci può stare) + Santon valutato 9 milioni. Noveché? Nove milioni! Nemmeno un dilettante al fantamercato avrebbe speso tutti questi soldi per un giocatore infortunato da anni e mai più ripreso! E fa ancora più pensare se considerassimo che durante la sessione estiva si era messo in gran luce Luca Pellegrini, giovane della primavera, sul quale sono in tanti a seguirlo con molto interesse.
Dunque, chiudendo questa parentesi riguardo la suddetta cessione, come si fa a trattare il miglior centrocampista in Italia in questa maniera?  Come si fa a non pensar poi al legame con la tifoseria. Come si fa a dar via uno dei beniamini che sarebbe rimasto volentieri a Roma, andando contro l’opinione pubblica? Da Boston, il Presidente Pallotta risponde laconico che per di Francesco era arrivato il momento. A trent’anni sei vecchio? E Pastore, quasi trentenne e che è arrivato al suo posto, è giovane? Mah!  Sono in tanti – compreso il sottoscritto – a non aver perdonato una cosa simile: un giocatore che ha dato tanto alla maglia, che è sceso in campo anche in condizioni precarie e che ha preferito stare a Roma invece di andare a vincere altrove, credo meritasse più rispetto. Poi, darlo all’Inter, è un’altra pugnalata imperdonabile. Ci si chiede poi come possa reagire lo spogliatoio ad una mossa simile: siamo sicuri che siano rimasti tutti indifferenti a questa decisione? Io ho qualche dubbio…
Il ricambio con Pastore, almeno per ora, non sta dando i buoni frutti. Si pensa allora a Cristante, pagato una trentina di milioni, ma era inevitabile che il ragazzo, con tutta la buona volontà del mondo, non è come Radja, soprattutto sul piano caratteriale. Mi auguro sempre che i giocatori che arrivino diventino più forti di quanto si possa pensare o scommettere, ma il giocatore in questione ha troppo da pedalare per sostituire Nainggolan. E’ giovane, va giustamente aspettato! E quindi, continuo  a ripetermi: era necessario vendere Nainggolan per sostituirlo con un ragazzo che va aspettato perché ha ancora tanto da crescere? Fino ad oggi non trovo logica una sua cessione, se non per quel discorso del suo carattere… ma non sembra però che gli altri compagni provassero dei fastidi nei suoi confronti, anzi era stimato e rispettato.

Cessione Strootman: non ho scritto un post a riguardo, ma volevo bene a Kevin allo stesso modo di Nainggolan. Stesso discorso sentimentale del belga, con l’unica nota positiva che se ne è andato al Marsiglia, che è l’unica consolazione di quest’altra drammatica perdita. Resta però da considerarsi un’altra pugnalata senza una logica chiara. Lato tecnico: cioè che non è comprensibile è il cederlo a mercato in entrata chiuso. Di fatto, il suo sostituto era proprio Nzonzi, arrivato a una settimana dall’inizio del campionato: tutti in realtà pensavano che il francese alto oltre 190cm fosse il ricambio di De Rossi e invece è stato contro ogni previsione schierato assieme al capitano lidense, col risultato pessimo di aver visto un centrocampo fin troppo fisico e compassato. Bocciando al momento la convivenza tra i due, è più facile giustificare la cessione di Strootman per dare più spazio a Pellegrini, che in realtà non ha fatto molto bene la scorsa stagione e che a stento, pur essendo un pupillo di EDF, riesce a trovare la giusta collocazione in campo, avendo più doti offensive che difensive. Ricordiamoci inoltre che lo stesso Pellegrini ha rinnovato il contratto prima della chiusura della scorsa stagione.
Insomma, in un mare fitto di domande, anche la sostituzione di Strootman non è poi stata realmente capita da nessuno. Chi è il suo sostituto? Al momento mi pare non ci sia. Poi, se a questo sommassimo il suo peso negli spogliatoi, è facile dedurre che questa sua cessione a mercato in entrata chiuso sia stata un vero e proprio suicidio per gli equilibri della squadra.

Cessione Allison: altra cessione molto discussa. Quello definito da tutti come il vero salvatore, ossia che senza di lui la Roma non avrebbe mai visto la semifinale di Champions manco di striscio e forse nemmeno la qualificazione per la Champions. Ed effettivamente, per quello che ha fatto, è impossibile dire che non sia stato determinante.
Sul legame con l’ambiente c’è poco da discutere. Allison è stato sole per due stagioni nella Roma, con una soltanto alle spalle da titolare. Grandi prestazioni, ma venderlo a 70mln forse è l’unica cessione che ci può stare, a maggior ragione se considerassi che il portiere stesso non ha avuto particolari problemi ad andarsene, non appena ha fiutato proposte contrattuali maggiori di quelle di Trigoria. L’etica dovrebbe spingere a dimostrare qualcosa di più per meritarsi uno stipendio migliore, ma se già dopo 50 partite si pretende la luna come contratto, allora tanti saluti.
Al suo posto è arrivato Olsen che di certo non è il brasiliano, ma è comunque un buon portiere che può assolutamente stare in una grande squadra. A parte qualche incertezza, che a mio avviso è frutto di un inevitabile ambientamento, lo svedese, non più tanto giovane (29 anni), ha già fatto vedere che gli attributi di certo non gli mancano. Per quel che è stato pagato, poi, diciamo che è l’unica nota positiva.
Resta però il fatto che queste tre cessioni pesano come macigni sulla solidità del gruppo. E’ da irresponsabili demolire l’ossatura della squadra partendo proprio dalla colonna vertebrale. Gli effetti negativi sono stati evidenti e sotto gli occhi di tutti, e se questi peseranno con altri zero titoli (ormai probabile) e mancata Champions, beh da tifoso chiederei volentieri il licenziamento anche del DS Monchi, che ha letteralmente demolito la crescita di un gruppo che comunque stava trovando continuità nei piazzamenti del campionato, oltre che il prestigioso risultato di Champions League.
Fa discutere poi il mancato arrivo di un esterno destro alto per il secondo anno di fila e di averci adattato Kluivert che al contrario è un esterno sinistro. Sta di fatto che a destra c’è solo un giocatore, il ventenne Under, che ancora deve crescere tanto e che è finito a dover sostituire Salah, altra cessione eccellente che ha lasciato un vuoto clamoroso, oltre che un vero e proprio danno, essendo stato proprio lui il protagonista della nostra eliminazione in Champions League.

E niente, potrei andare avanti all’infinito, ma rischio davvero di scrivere un libro di polemiche senza fine. Sappiamo che fino ad oggi Monchi non ha fatto impazzire: dei suoi giocatori, nessuno brilla particolarmente. Un boato di milioni spesi e nessun singolo che possa esser considerato un top player. Imbarazzante per un DS titolato in Europa, conosciuto come uno dei migliori talent scout e considerato mago dai suoi connazionali soprattutto.

Poi ci sarebbe da dire come da tanti anni non si riesca a tenere un allenatore per più di due anni. Sicuramente l’ossatura societaria è da rivedere per intero, a partire dal Presidente che dovrebbe esser più presente non solo nei momenti positivi, ma anche in quelli più delicati. A quanto pare, i delegati non sembra che siano in grado di dirigere la flotta in tutte le circostanze possibili, dunque urge ogni tanto la voce del padrone, o meglio del primo tifoso romanista.

 

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.