Spotify


Spotify
è un servizio musicale di streaming che offre l’on-demand per l’ascolto dei brani musicali.  È il più popolare e forse più frequentato sito social della musica, offrendo agli utenti iscritti non solo il semplice ascolto dei brani, ma anche la possibilità di collaborare nella realizzazione di playlist, condividere l’ascolto, collegare il servizio con account di Facebook e possibilità di mostrare le proprie preferenze e ascolti sia attraverso il riproduttore multimediale che attraverso widget (vedi nel mio blog). E’ un servizio che è nato nel *** e si è visto diffondersi nel nostro paese da tre anni. 
Di Spotify esiste una versione gratuita e una a pagamento. Per la versione pro, il costo mensile è di 9,99 Euro. Quest’ultima gode di alcuni vantaggi, come la possibilità di ascolto offline dei suoi brani (spazio max di 3300 brani per un mese), della riproduzione di alta qualità dei suoi brani (320 kbps), dell’assenza di interruzioni pubblicitarie e della totale esperienza di ascolto, senza alcun limite. 
Al contrario, la versione free ha delle forti limitazioni nella riproduzione dei brani sui dispositivi mobili che è casuale, zapping tra i brani limitato e l’ascolto massimo di qualità a 160 kbps. Questi limiti possono essere ovviati soltanto scaricandosi i software per i desktop (sia mac che windows), dove però rimane imprescindibile la presenza pubblicitaria tra un brano e l’altro, con una cadenza di circa 15-20 minuti. Spotify, come accennato precedentemente, dispone di applicazioni per i dispositivi mobili iOS, Android e Windows. Nelle applicazioni vi è anche la presenza di un equalizzatore.
Spotify offre un servizio di radio streaming. Le radio sono generate automaticamente dal programma che selezionerà in tempi celeri tutti i brani che teoricamente sono apprezzati dall’utente. Come è possibile? L’ascolto di ogni brano è trasmesso nei loro server, i quali a loro volta attraverso un algoritmo offrono contenuti similari che comunque possono esser approvati o meno con un solo click sui pollici. 
Sulla scia delle radio, altro servizio davvero interessante è la sezione Generi – Mood. Sui primi troviamo delle playlist catalogati per categorie, mentre sul secondo troviamo  delle playlist create in base all’umore, al periodo, sentimenti, orari, stagioni, situazioni, eventi eccezionali e tanto altro. Insomma, la scelta in base alle situazioni, non manca.
Spotify desktopInfine, immancabili e quasi imprescindibili per gli artisti stessi, sono le classifiche per nazione – generi e le nuove uscite. Gli archivi sono immensi (si parla di 20 milioni di brani), tuttavia non vi è traccia di alcuni artisti che hanno scelto l’astensione per delle politiche commerciali spiegate in gran parte da insufficienti profitti. Diversi quotidiani e autori, infatti, ritengono che per un’artista servono all’incirca 20 milioni di riproduzioni in streaming per avere almeno un minimo salariale pari ad un dipendente di Spotify. Altri ritengono che lo streaming possa portare i consumatori a non acquistare più gli album, agevolando l’importanza del ruolo di Spotify che avrebbe il privilegio di esser l’unico che realmente ci guadagna in questo nuovo modo di diffondere commercialmente la musica. Tutto ciò però non esclude che l’artista possa avere proventi da altri store o da altro genere di attività. La partecipazione di questi su Spotify, infatti, non li vincola in alcun modo a non esser presenti altrove.
Fa senz’altro arrabbiare che in un servizio come Spotify manchino degli artisti di spessore nazionale come Battisti o una Taylor Swift, che oggi è una delle cantanti pop più seguite al mondo. Quest’ultima, in particolare, ha deciso di rimuovere gran parte dei suoi brani, forte dei suoi guadagni coi metodi tradizionali. Si tratta però di un ago nel pagliaio perché la cantante in questione se lo può permettere per via della sua popolarità. Non si può dire lo stesso per gli artisti emergenti o di medio calibro che, al contrario, trovano in Spotify il trampolino ideale e più economico per la diffusione e popolarità dei loro dischi (c’è una forte competizione con Youtube e Apple). In quasi tutti gli artisti, comunque, vi è una percezione che Spotify pur non essendo un canale che garantisca forti guadagni alle case discografiche, offre un pubblico davvero ampio e soprattutto evita come la peste il pericolo della pirateria, che fino ad oggi ha già di per sé compromesso i profitti della musica nell’era digitale.  
I maggiori rivali di Spotify al momento sono Apple Music, Deezer e Google Music. Apple Music ha un archivio imponente di brani e artisti, tuttavia presenta un costo per usufruire dei loro servizi di streaming, riproduzione offline e condivisione. Google Music si presenta con un archivio inferiore, ma ha da sé l’enorme vantaggio del clouding, ossia di ospitare da non molto la bellezza di 50’000 brani di nostra proprietà nei loro archivi e di consentire quindi la riproduzione di questi ovunque, offline e su ogni dispositivo (vedi articolo). Il costo per il profilo premium è lo stesso di Spotify. L’interazione e le opzioni di ascolto sono però nettamente inferiori. Nota diversa merita Deezer che è un altro servizio musicale di streaming che permette l’on-demand dei propri contenuti digitali. Vanta un archivio più vasto di Spotify e l’applicazione dei tablet nella versione gratuita ha qualche funzionalità in più. Non garantisce però la stessa esperienza di condivisione che al contrario permette Spotify e questo forse lo rende ancora un pelino inferiore. Ciò non toglie che rimanga comunque un’ottima alternativa da non sottovalutare.

PRO

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  • Playlist infinite e collaborative;
  • Versioni desktop prive da limitazioni;
  • Qualità audio ottima anche a basso bitrate (96kbps);
  • Consumo basso garantito a qualità bassa;
  • Offre Widgets per web;
  • Equalizzatore nelle app;
  • Diffuso in servizi partner;

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CONTRO

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  • Riproduzione casuale sui dispositivi mobili con account free;
  • Nessun servizio clouds;
  • Riproduzione offline nei dispositivi disponibile solo su account pro;

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.