Stamo senza facebook

Tenetemi lontano da Facebook che meno lo vedo e meglio sto.
Perché? Diciamo che negli ultimi due anni ho vissuto questo social network con un certo distacco, vuoi per le svariate attività che faccio, vuoi anche che non mi interessa di sapere i fatti altrui.
Io credo che il quadro di vita più bello sia quello costruito per conto proprio, senza la necessità di doverlo poi condividere al mondo. Una cosa, infatti, è realizzare un momento e goderselo, un altro è quello di doverlo dire “al mondo”.
Ora, siamo umani ed è nel nostro DNA la comunicazione: se non è quella verbale, può essere quella del vestiario o persino quella del profumo che scegliamo di metterci per affrontare la giornata. Ogni azione è un messaggio, ma è altresì vero che questa può avere due finalità: farlo per se stessi, oppure per essere dei protagonisti nelle immaginazioni altrui. Io sono sono della prima specie, quella che a dire il vero è difficile da comprendere. Il più delle volte si è incompresi e si finisce persino con l’essere discriminati.
E’ un po’ la realtà dei timidi, quelli che non amano esporsi.

Su Facebook è tutto un problema, un miscuglio delle due finalità, ma la gran parte lo fa senza dubbio per ricevere attenzione. E’ una cosa assolutamente normale e lo stesso avviene su Twitter e su tutti i social network di questo mondo. Finché però si comunica un opinione su qualche politico, sport o una qualunque dannata argomentazione “X”, la cosa va più che bene. Se uno però incomincia a pubblicare anche quanti rotoli di carta igienica si porta al cesso o quante trombate s’è fatto durante la giornata, allora la cosa diventa un problema perché si cade nella mediocrità e nell’infantilismo.
C’è un limite a tutto, ma l’egocentrismo in senso stretto, mi dispiace, non riesco a sopportarlo. E questo discorso, un paio d’anni fa’, l’ho già trattato.
Ma prima di Facebook come si stava?
Esisteva il file sharing , le chat, gli IM, che almeno garantivano un diretto contatto col destinatario, oltre che una “certa” intimità. Con Facebook se partecipi o meno poco importa, perché la gran parte della roba che uno pubblica è rivolta a un pubblico indefinito. Si è broadcaster di contenuti multimediali. La conseguenza è che un messaggio non ha la stessa importanza di quello che invece si viveva in maniera diretta, attraverso chat, sms, telefonate (sempre più rare) o e-mail. Insomma, quello che intendo dire è che i rapporti si vivono in una dimensione molto diversa (determinismo tecnologico di McLuhan docet).
Basare l’economia di una qualunque relazione su questo mezzo è un danno, un male, contro la cultura dei valori sociali in cui siamo cresciuti. La narrazione delle esperienze di chi condivide è infatti volutamente filtrata e rimodellata a proprio piacimento. Si è quindi autentici statisti delle proprie storie, dove tutto sembra perfetto. Ma sorge un problema: ai destinatari veri, gli amici con la A maiuscola, cosa diavolo rimane? Una realtà incartata alla meglio perché la priorità è l’attenzione e soprattutto esser apprezzati. La finzione è quindi un dato assodato.
Ripeto, questo accade per il 90% degli abitanti che frequentano Facebook.
Negli ultimi mesi sono arrivato persino ad avere atteggiamenti ostensivi verso questo mezzo: i cazzi miei li voglio raccontare in faccia alla gente e voglio che lo stesso sia fatto con me. I miei desideri però non sono stati rispettati e questo mi ha portato alla drastica scelta di rimuovermi da questo network. Non ho alcuna intenzione di vivermi le relazioni mediate da un social network che è diventato la vetrina del “far-vedere-a-tutti-i-costi-che-si-è-fighi-e-felici”. Per non parlare che trovo un modo orrendo, diseducativo e contro la privacy, quello di pubblicare senza il mio consenso il mio volto nelle feste o dove mi trovo, senza manco un benamato filtro di privacy. Tutta questa superficialità ed esigenza di esibirsi al meglio, al prezzo di cosa? A parte pernacchie e critiche in perfetto suocere&zitelle style dai destinatari meno interessati, noto per colpa di questo mezzo un certo degrado nell’intimità, incupimento relazionale e troppa… troppa finzione, su cui la gente ci basa addirittura delle certezze.
Qui non si tratta di essere gelosi, invidiosi, criticoni o negativi, ma semplicemente di mantenere fede a sistemi di comunicazione che si avvicinano ad un tradizionale relazionarsi.
A parte che la vita è fatta di problemi ben più grandi, ma poi continuo a credere che i rapporti umani meno son mediati e meglio è per tutti.
E questo detto da un tecnofilo, tengo a precisarlo.

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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.