Tempi cupi per i lupi

In realtà volevo scrivere un posto dopo la partita di UCL, ma dal momento che i miei tempi per scrivere si son ridotti al lumicino causa *situazioni delicatamente straordinarie*, allora colgo la palla in questa mattinata di Domenica, costretto purtroppo a non poter fare altro.
I giallorossi continuano il loro andamento altalenante. Gravano le responsabilità di tutti, nessuno escluso. E’ dal mercato estivo che le cose non erano convincenti e a Gennaio non si è fatto nulla per riparare la situazione. Questa fase nera viene sistematicamente giustificata con i problemi di bilancio, dove la squadra potrà tornare ad esser competitiva ad alti livelli solo con la realizzazione dello stadio.
Un introito economico in più di certo non fa mai male, ma possibile giustificare i rendimenti sul campo con questo disco fisso? A me suona più come un alibi che una realtà incontestabile. Perché? Perché la rosa di per sé, con qualche ritocco ovviamente, non sarebbe male, ma son due anni che la squadra conclude le stagioni sotto le aspettative. Nessuno spera di portarsi a casa una collezione di trofei, ma che la squadra provi a competere fino alla fine del campionato credo sia il minimo che si possa chiedere. Che la Juventus sia la più attrezzata per vincere lo sanno tutti, ma se dovessimo ragionare solo a quanto un club guadagni, beh allora, cari miei, chiudiamo il discorso e risparmiamoci di tifare.
Col 7-1 subito clamorosamente contro la Fiorentina, con conseguente eliminazione dall’obiettivo minimo qual sarebbe la coppa Italia, si pensava che avessimo raggiunto il culmine, e invece no.
Di Francesco ottiene due vittorie risicate contro Bologna e Frosinone, spacciate tra l’altro come la “rinascita giallorossa”. Arriva poi la botta di grazia ieri sera, con la secca sconfitta contro la Lazio per 3-0. Sconfitta meritata, va detto, che evidenzia una disastrosa situazione difensiva: manca Manolas, crollano le poche certezze rimaste in questa squadra. Non solo: davanti si fa fatica a segnare e di gioco convincente non se ne vede manco l’ombra.
Ci prepariamo a sfidare il ritorno di UCL contro il Porto in condizioni critiche. L’unico sussulto è stato all’andata, con una vittoria (diciamo) meritata per 2-1, ma anche lì c’è stato un qualcosa che non ha propriamente convinto, ossia sempre il reparto difensivo. Era una partita che con una condizione migliore si poteva portare in cassaforte con un 4-0, ma la poca stabilità difensiva ha reso problematica anche la prestazione coi portoghesi, dunque il Porto è tutt’altro che fuori dai giochi e Mercoledì sarà davvero dura, a casa loro.
Tornando al derby, giornata disastrosa. Primo tempo orrendo. Alcune scelte sono obbligate per EDF, soprattutto in difesa. La mancanza di Manolas è evidente e tutti si chiedono come questa società possa fiutare solo l’ipotesi di venderlo a Giugno, quando chiunque abbia un minimo di obiettivo farebbe di tutto per trattenerlo, proponendo un doveroso rinnovo di contratto (guadagna meno di Jesus, che ieri sera è stato inguardabile).
La difesa era imbarazzante, tanto da dargli massimo un quattro in pagella. Il centrocampo fatiscente. Per 45 minuti non è mai riuscito a imporre il gioco. L’unica nota positiva viene da Pellegrini che con la sua qualità ha provato a offrire occasioni al reparto offensivo. Cristante fin troppo compassato. DDR non pervenuto. In avanti si è visto poco. Non è salvabile nessuno, nemmeno Zaniolo che a mio parere deve stare in mezzo al campo, e infatti nel secondo tempo viene proprio spostato in questa zona da EDF, sacrificando DDR che viene sostituito da Perotti. La Roma ritrova il gioco, ha due ghiotte occasioni, ma se le divora clamorosamente. Resta però il problema della nostra retroguardia, con Fazio che è letteralmente improponibile in una difesa alta fino a centrocampo e per Simone Inzaghi è come un assist al bacio avendo a disposizione la velocità di Correa. Ed è proprio con un contropiede, per l’appunto, che la Lazio guadagna un calcio di rigore (fallo chiaro di Fazio che andava tra l’altro espulso, essendo da ultimo uomo). Il goal di Immobile taglia le gambe. La Roma lentamente sparisce dalla scena e la Lazio diventa un pericolo costante nelle zone della nostra barcollante retroguardia. Proprio in questa maniera arriva il terzo goal firmato da Cataldi, con una dormita generale della difesa, totalmente mal schierata. E non è una novità.
Una serata disastrosa, catastrofica, che sintetizza in buona parte tutti gli errori della proprietà e non solo dell’allenatore.
1. Manca un esterno destro: Zaniolo non lo è. Il sostituto di Under è stato proposto con Kluivert, che però è un esterno sinistro. Dunque si è pensato in alcune partite di riproporre Florenzi avanzato, supportato dalle retrovie da Karsdorp. Una configurazione più convincente, se non fosse che il secondo stenta a riprendere una condizione atletica convincente.
2. Manca un centrale *titolare*. Monchi ha proposto come alternativa di Fazio il connazionale Marcano. In realtà, sulla carta, questa sostituzione è plausibile, ma poi bisogna fare i conti col gioco di EDF e la compatibilità di questi due ragazzi che è totalmente inesistente. Non è bastata la disfatta di Liverpool l’altr’anno (8 goal in due partite) per capire che ci vogliono tutt’altro tipo di difensori? No, a quanto pare. Fa ridere ‘sta cosa perché il DS, quest’estate, ha persino rincarato la dose dicendo che servivano “centimetri” in squadra, quindi ha portato non solo Marcano, ma anche Nzonzi. Inutile dire che entrambi i ragazzi stiano trovando enormi difficoltà ad adattarsi. Sembra quindi che DS ed allenatore non vadano nella stessa direzione.
3. Un terzino destro: pensare di stare con Florenzi come terzino destro è follia. Il ragazzo ci mette impegno, ma non è un terzino. Il terzo goal della Lazio, tanto per cambiare, è viziato da una sua posizione che ha tenuto in gioco l’attaccante laziale, favorendo poi il goal di Cataldi. Karsdorp conferma di esser ancora in condizioni altalenanti e Santon, pensato per fare il terzino sia di destra che sinistra, non sta affatto convincendo nessuno, anzi le poche volte che è stato messo ha peggiorato ulteriormente lo schieramento difensivo.
4. Un regista: Nzonzi in un 4-3-3 era un fallimento preannunciato. Disfarsi di Strootman (non è regista, ma all’occorrenza poteva farlo) che verticalizzava e prendere uno “stambeccone” che fa solo diagonali, onestamente, è un suicidio. Nemmeno un bambino di otto anni, a un footbal manager, avrebbe azzardato ad un cambio simile e non c’è da aggiungere altro perché l’unico che smista qualche pallone – cosa tra l’altro che non dovrebbe competergli – è DDR. Cristante, che è stato messo qualche volta in quella zona, è stato praticamente sacrificato.
5. Un esterno destro: accennato precedentemente, Kluivert come alternativa a Under è un fallimento perché lui è piede destro e nel gioco di EDF dovrebbe stare a sinistra, che poi è il suo ruolo naturale. E’ tragicomico il fatto che son due anni che Monchi stia cercando di portare a Trigoria un esterno destro di livello, ma senza riuscirci. La Roma, dopo Salah, non ha più avuto un sostituto che si avvicini minimamente alle caratteristiche dell’egiziano. E nemmeno potremmo parlare di “titolare già pronto”. Già, perché Under era arrivato in qualità di scommessa (un po’ come Kluivert, che però dal canto suo è più conosciuto per la popolarità del padre) e lo stesso dicasi dell’adattato Zaniolo. Insomma, dopo le pessime figure sugli acquisti sfumati di Mahrez (l’anno scorso) e Malcom (quest’anno), che sarebbero dovuti servire per fare il salto di qualità, si può dire che l’assenza di un esterno alto di destra è rimasta una questione incredibilmente aperta.
6. Giocatori che non servivano: preso per dare qualità in mezzo al campo, Pastore continua a restare un oggetto anonimo. Messo in un ruolo suo e in una condizione perennemente lontana da quella migliore, è la ciliegina sulla torta di quest’ultimo mercato stagionale che dire fallimentare è dire poco. Diciamo che è un Schick bis, altro giocatore pagato tanto la scorsa stagione, che non ha fatto praticamente nulla per giustificare la spesa notevole del club.
Sappiamo tutti che la Roma ha bisogno della “plusvalenza” di turno, ma resta discutibile l’operato: si vende tanto, soprattutto per far cassa, e si spende malamente tanto.
La Roma, allo stato attuale, avrà un qualcosa di più 150 milioni inutili, o meglio dire scomodi, nella propria rosa. I 40 milioni di Schick, i 30 di Nzonzi e Pastore, i 20 di Karsdorp. A questi sommiamo i vari Perotti che ormai è sulla strada del ritorno a casa, Coric che nessuno ha mai visto, Gerson, finito in prestito, che non ha impressionato nemmeno Firenze. Poi ci son tanti altri sparsi qua e là, che sintetizzano come in realtà non sia per forza necessario dover cedere il giocatore più forte. Il fatto che vengano venduti sempre i migliori di turno è dettato da una priorità figlia di una palese disorganizzazione dei direttori e di un interesse relativo per migliorare il club. Ormai, dopo 5 anni di gestione “Pallottiana”, abbiamo tutti capito chiaramente che la Roma è ben lontana dal competere con la Juventus, ma attualmente è alla pari con le Milanesi e Napoli: se oggi stiamo sotto queste e competiamo con la Lazio che spende 1/3 rispetto a Monchi, vincendo tra l’altro qualche “coppetta” di tanto in tanto, allora significa che Pallotta affida la sua “auto” a dei meccanici incompetenti o addirittura menefreghisti.
Ora, so benissimo che siamo ancora in corsa in Champions, anche se di fronte ci son certe corazzate stellari che solo a legger le rose distruggono ogni mia residua speranza, però è troppo semplicistico dire che il problema della Roma è il “bilancio” e lo “stadio”. Così come esternato, è solamente uno stupido alibi e se lo diciamo prima di un derby, beh dire che Pallotta sia autolesionista è dire poco. I giocatori molli in campo li abbiamo visti tutti: forse vengono meno responsabilizzati se si continua a giustificarli con la storia dei soldi…
Insomma, qui c’è da fare un mea culpa generale.



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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.