Totti: arrivederci Roma

Un autentica bomba atomica su Trigoria quella lanciata ieri dal Capitano, nella sua prima conferenza stampa da ex dirigente della Roma: apre scenari incredibili, molti dei quali che ci fanno venire rabbia sul come sia stato trattato. Non per lui, però, che si dichiara fortemente deluso e pugnalato alle spalle da tante persone che lo volevano fuori da questa società da molto tempo. E mentre da Trigoria mandano musica sull’emittente ufficiale, in pieno stile da regime, nella sede del CONI va in onda nazionale, su più canali, una conferenza stampa lunga 80′, nella quale Totti, ormai ex dirigente, non ha peli sulla lingua per nessuno.
Il Capitano denuncia di essere stato sempre isolato da quando ha iniziato la carriera da dirigente. Non ce l’ha proprio con Pallotta, bensì con Baldini, che è l’artefice della “de-romanizzazione” messa in atto dalla proprietà in questi otto anni. Rispolvera alcuni retroscena della scorsa stagione, dove lui era a conoscenza delle richieste di Di Francesco: voleva ben quattro giocatori per rafforzare la squadra dopo la semifinale di UCL: nessun giocatore è stato preso in considerazione. Le altre scelte sono state tutte prese dai vertici, col DS in prima linea, senza che lui e l’allenatore venissero interpellati. Dunque ha chiaramente lasciato intendere che lì dentro non poteva fare niente ed era illogico metterci la faccia su cose che non aveva nemmeno sfiorato in prima persona.
Se Ranieri è venuto alla Roma è per merito suo e ci tiene a dirlo: “è stato chiamato e questo grande uomo è venuto a Trigoria senza chiedere niente a nessuno.” Per quanto riguarda gli allenatori da scegliere nel dopo Di Francesco, Totti ha contattato solo Conte telefonicamente: colloquio preliminare andato positivamente. Poi, il nulla e lui stesso non sa le ragioni per cui se ne sia andato a Milano, nella sponda neroazzurra. Gli altri allenatori che sono apparsi sui giornali sono stati tutti frutto di fantasie giornalistiche.
Con una cornice così desolante per un Direttore Tecnico, non c’era altro da poter fare se non presentare le dimissioni: “o io o Baldini.”
La società tace, dunque è lui a prendere la decisione più difficile, dopo una vita trascorsa dentro Trigoria. I suoi occhi rossi non ingannano nessuno: è una decisione sofferta. Per sua stessa ammissione, questa scelta è ancor più difficile di quella di due anni fa, quando si è ritirato, anzi hanno voluto che smettesse, come lui ci ha nuovamente ribadito.
Illuso e accantonato, questa è in sostanza la storia di Totti da dirigente.

Sul suo amico Daniele, lui ha fatto quello che poteva: avvisarlo già da Settembre dell’aria che tirava sulla fine della sua carriera a Roma, dunque di guardarsi altrove. Sappiamo poi tutti come è andata a finire, con la proprietà che si è presentata dal lidense a due settimane dalla chiusura del campionato, ossia al primo giorno della vendita libera dei biglietti per Roma – Parma. Una separazione tra il biondo di Ostia e la proprietà decisamente cruda, ma ben studiata sui tavolini degli uffici di Marketing.
“C’è un problema chiaro di comunicazione… – denuncia il Capitano – Pallotta vive in un pianeta lontano e si circonda di persone sbagliate. Gli riportano nemmeno l’1% in quel di Trigoria. E quando le cose stanno così, tutti fanno come gli pare. C’è una bella differenza tra il vedere il Presidente che ti guarda ogni giorno e non esser controllato. A Trigoria si vive senza regole. Qualcuno ride pure dopo una sconfitta. Fa incazzare questa cosa.”, ribadisce il Capitano.
Lui è trasparente. E’ così. E’ un uomo di campo. Non è abituato a fingere. Se deve dire le cose come stanno, lo fa senza peli sulla lingua. A Trigoria fanno l’esatto contrario e lui continua ad esortare di migliorare quest’aspetto. Se lui dice che la Roma è da 4°-5° posto, è perché pensa che sia così. A Trigoria non hanno digerito il suo pensiero, che forse è quello più importante vista la sua indiscussa esperienza. La Comunicazione della Società preferirebbe battere su traguardi impossibili, pur vendendo mezza squadra. Il Capitano fa capire anche come lo spogliatoio non sia tutto rose e fiori: ha parlato di Pellegrini sviolinando grande stima. Nessuna parola su Florenzi, che non l’ha nemmeno sentito.

E il suo futuro? Non si sa se è solo un arrivederci. Tornerà quando Pallotta se ne va via, questo è certo. L’ha detto lui a chiare lettere. Forse lui sa che Pallotta senza Baldini è un uomo perduto.

Andare via però non significa dire basta con questi colori. Lui continuerà ad amare la Roma e a seguirla, ma da tifoso. Si dovrà mettere un parrucchino per andare allo stadio, ma ha detto che la vorrebbe vedere con De Rossi in curva: un ritratto romantico che solo un innamorato della Roma potrebbe dipingerla in questa maniera.

Resta ancora incerto cosa farà professionalmente. Si vocifera che entri nel giro della nazionale italiana, dove vanta molti amici e parecchia stima. Chi lo sa… Lui lascia aperte le porte a qualunque ipotesi. Gli viene chiesto se c’è qualcuno pronto per prendersi la Roma. Lui nega la presenza di possibili acquirenti, ma sa perfettamente che Roma piace a tanta gente. Finché però non vede nero su bianco, non ci crederà mai.

Su questo argomento c’è parecchio da discutere per tante questioni delicate che galleggiano sulle notizie dei giornali, come lo stadio che sembra sempre più lontano dalla possibilità che venga realizzato a Tor di Valle. Prende piede l’ipotesi che venga costruito a Fiumicino. Altro giro di tempi eterni? Chi lo sa… è certo però che a Fiumicino non si dovrebbero presentare, almeno sulla carta, gli infiniti step burocratici che invece tengono ancorata la nostra Capitale ad una mentalità medioevale. La questione, sempre che finisca sui terreni di Fiumicino, riguarderà Regione e Comune interessato. Per ora, però, solo chiacchiere di giornali.
L’altro aspetto che non è sfuggito a nessuno è l’inevitabile ridimensionamento previsto dal club, con stipendi più in linea. Vanno via Manolas, Dzeko e Kolarov per coprire i cinquanta milioni di debiti: Totti lo ha detto chiaramente che dal Fair Play finanziario non se ne esce.
L’unica certezza, come il Capitano ha voluto precisare, è che il nuovo tecnico Fonseca, che lui non ha mai contattato, è bravo: “con lo Shaktar D. ha fatto vedere buon gioco e ha vinto. Farà sicuro bene.”
Il Capitano non si azzarda ad andare oltre. Sa che c’è una rifondazione, altrimenti nella Roma attuale ci sarebbe stato Antonio Conte, che al contrario avrebbe desiderato come garanzia di lavorare sull’attuale rosa. Era l’unico, secondo il Capitano, che poteva dare una sterzata decisa su questo club.
Qualcuno sospetta che dietro queste cessioni eccellenti ci sia un chiaro segnale da parte della proprietà di vendere se il progetto stadio non venisse approvato. Ipotesi più che concreta.
E ora?
La piazza sarà orfana di uno che Trigoria la conosce come “le tasche dei suoi jeans”. Chi ci sia al suo posto non è dato saperlo, così come non si sa ancora chi sia il prossimo DS. E la Roma tra una dozzina di giorni si ritroverà a Trigoria per preparare una nuova stagione. Stagione che ripartirà sicuramente da zero: dal campo fino al settore tecnico, perché oltre ad esser orfani di DDR e Totti, ci sono patate bollenti da pelare: la proprietà dovrà far fuori le teste di coloro che danneggiano i piani del club. Non si può pensare che Totti inventi bugie dopo trent’anni di soli fatti nella sua amata Roma, che lui stesso ha rispettato profondamente perché “la Roma è la madre di tutti noi romanisti.” Una frase che in America non hanno mai preso in considerazione, nemmeno come slogan, forse perché non sanno cosa significhi veramente amare la Roma.





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Mattia Simoncelli

Matt Simon

Mi piace scrivere. Allena la mia mente. Questo blog resta la mia più grande palestra. Tratto principalmente i miei interessi e ciò che ruota intorno al mio lavoro. 
Aspiravo al giornalista sportivo, ma sono finito col fare il fotografo e i siti web da diversi anni ormai.